Stomachion

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giovedì 26 ottobre 2023

Tirando un sospiro di sollievo (si spera!)

Negli ultimi giorni ho aggiunto un messaggio in cima alla home page e sopra ad ogni post relativo alla proposta di legge europea definita come chat control e che nella pratica era una legge che autorizzava il controllo globale dei cittadini europei tramite l'intrusione legale nelle nostre comunicazioni private, in particolare quelle di messaggistica istantanea tramite smartphone.. La proposta veniva giustificata tramite il più che giusto intento di proteggere i minori dagli abusi on-line e dalla diffusione della pedopornografia. Faccio, però, mie le parole di Filippo Della Bianca dette nel corso di un suo lungo intervento durante il Privacy Pride tenutosi il 23 settembre 2023 a Milano (un vero peccato non aver scoperto di questa iniziativa prima). In particolare estraggo un paio di citazioni che trovo particolarmente condivisibili (le ho anche diffuse su mastodon):
Non possiamo permettere che il governo abbia accesso indiscriminato alle nostre comunicazioni private, alle nostre conversazioni e ai nostri pensieri.
Questo perché di fatto sarebbe accaduto proprio quello che è paventato da Filippo nel passaggio qui sopra. E a chi obietta sulla sicurezza online, ecco la risposta:
Non si tratta di essere contro la sicurezza online; si tratta di essere a favore della sicurezza senza compromettere la nostra libertà.
A quanto pare, però, sembra che questa triste vicenda si sia conclusa con un compromesso che salvaguarda la privacy, ma che prova a migliorare la lotta contro la diffusione del materiale sensibile di cui sopra (per esempio bloccandolo, cosa che non succedeva nella proposta originale!). Per cui hoeliminato il messaggio che campeggiava sul blog in questi giorni, spostandolo in fondo a questo post: non si sa mai, un giorno potrebbe tornare utile.
20231026-stop-chat-control
Stop EU's Chat Control 2.0 law proposal!
If you're an EU citizen like me, your digital privacy as a whole is at risk if this law passes. All online platforms (social media, messaging, etc.) would be forced to implement client-side scanning for all text and media passing through them and force age verification with a real ID. These checks will happen through a centralized entity that could be also a great target for attacks from bad actors. All of this in the name of "protecting children from predators", when there are other methods that are more effective and that do not contribute to the already very dystopic reality we live in.
To know more about this and to try stopping it, check the following websites: Thanks to Gianmarco Gargiulo for the text.

lunedì 14 maggio 2018

Anonime ricerche

In un'era in cui la maggior parte dei servizi traccia le nostre attività sul web e quelle nella realtà a esse in qualche modo connesse, poter eseguire una ricerca in perfetto anonimato, anche solo per ovviare al problema del filtraggio dei risultati da parte dell'algoritmo di ricerca che si basa proprio sui nostri dati di navigazione diventa sempre più importante. Il principale tracciatore della nostra attività è indubbiamente Google, un motore di ricerca propriamente detto, seguito a ruota da Facebook, un social network che comunque decide cosa mostrare ai suoi utenti. Per cui proprio la posizione di dominanza di Google, quel suo aver quasi ucciso l'offerta di motori di ricerca, potrebbe risultare, unita con una maggiore richiesta di anonimato, il punto di partenza per la rinascita del mercato. In un interessante articolo di Christian Stewart vengono raccolti alcuni motori di ricerca anonimi, ovvero che promettono di eseguire una ricerca sui contenuti web con il massimo della precisione senza tracciare in alcun modo la nostra attività. Ho fatto un piccolo test con i motori di ricerca consigliati, confrontandoli con Google. La chiave di ricerca che ho utilizzato, influenzato dalla lettura di La realtà non è come ci appare di Carlo Rovelli, è stata quantum gravity. La ricerca su Google è stata fatta utilizzando il mio profilo principale, ma essendo i miei interessi strettamente legati alla chiave scelta, non mi sono preoccupato di eseguire la ricerca da anonimo, anche in considerazione del fatto che per farla da anonimo avrei dovuto prima eliminare i cookie sul browser da un alto, e dall'altro dalla consapevolezza che nel caso specifico le differenze sarebbero state minime. E in effetti, considerando che sia search encrypt sia startpage affermano di utilizzare l'algoritmo di Google per le loro ricerche senza alcuna profilazione, i loro risultati si sono discostati di poco da quelli di Google. Le differenze tra i due motori di ricerca sono, probabilmente, spiegabili con il fatto che la versione dell'algoritmo utilizzata per la ricerca non è esattamente l'ultima per nessuno dei due. Inoltre startpage permette un minimo di impostare alcune opzioni come la lingua.
Il successivo, Gibiru, mostra già alcuni risultati non presenti in nessuno dei tre motori di ricerca precedenti, pur utilizzando lo stesso algoritmo di Google, mentre swisscows, che si basa su bing, si discosta decisamente dai risultati del principale motore di ricerca e, nonostante l'utilizzo della lingua inglese in luogo di quella del browser, propone anche risultati in italiano. La risposta a questa curiosità risiede nella colonna a sinistra costituita da una serie di rettangoli con al centro altre parole chiave connesse con l'argomento, e una di queste è Rovelli, spiegando così quei due o tre risultati in italiano infiltratisi tra quelli in inglese.
Anche yippy è sulla stessa filosofia di swisscows proponendo una colonna a sinistra con le ricerche correlate. In entrambi i casi cliccando su, ad esempio, Rovelli (o Carlo Rovelli, come nel caso di yippy) si ottenga una ricerca che dovrebbe essere un sottogruppo di quella principale. In questo senso risulta più funzionale yippy, che propone veramente una selezione dei risultati principali, rispetto a swisscows che in effetti propone una nuova ricerca cui aggiunge alla chiave "quantum gravity" anche "Rovelli". Ovviamente i due approcci possono essere usati alternativamente in funzione delle esigenze del momento.
Se però già yippy sembra staccarsi sia da Google sia dai suoi concorrenti profilanti, desearch di BitClave, qwant e DuckDuckGo, che per ora è la mia scelta, si distaccano per vari motivi da Google. In particolare quell che mi sembra ancora in evoluzione è desearch, mentre qwant è quello che propone una visualizzazione più interessante. I risultati, infatti, vengono suddivisi in tre colonne (web, news e social) mentre nella striscia sopra vengono mostrati i risultati della ricerca per immagini. Inoltre il motore permette anche di iscriversi al sito, in similitudine a Google. DuckDuckGo, invece, che ha da sempre presentato risultati apprezzabilmente differenti da quelli di Google, ha deciso di mutuare dal più usato motore di ricerca la possibilità di raffinare la ricerca con opzioni legate alla lingua, alla sicurezza dei risultati, alla loro cronologia di uscita.
In questo momento la mia scelta è caduta su quest'ultimo, ma penso di dare un'occhiata in futuro anche a yippy, che mi sembra particolarmente interessante.

domenica 28 giugno 2015

La poetica del fallimento

Beppe Severgnini: A parte qualche eccezione europea (Skype, Spotify), i protagonisti della tech-industry arrivano dall’America. Perché?
Dick Costolo: Perché negli Usa fallire non è considerata una cosa cattiva. Guardi Steve Jobs: cacciato da Apple, oggi ritenuto una delle grandi menti della storia. Il fallimento non vuol dire espulsione né punizione. Questo aiuta gli imprenditori a correre rischi. Tante buone idee, all’inizio, sembrano cattive idee. In America l’abbiamo capito. Altri Paesi, come la Cina e l’India, ci stanno arrivando. La cultura del fallimento eccitante porterà a un riequilibrio nel mondo: vedrete.
dal Corriere della Sera
Nel frattempo il (non) carnevale della fisica #10 è andato on-line di fatto iniziando il percorso che spero riporterà in vita completa il fruttuoso esperimento che fu Science Backstage (SciBack per gli amici) e in serata sono sbarcato ufficialmente su medium accorpando insieme i 5 post presenti qui su DropSea per una recensione unica de Il pendolo di Foucault. In futuro è possibile che farò altre operazioni simili con altre recensioni.

mercoledì 3 giugno 2015

Biscotti all'italiana

A quanto mi sembra di capire leggendo su Twitter, c'è una nuova fondamentale legge italiana sui cookies. [1]
Ennesima dimostrazione che parlamento prolifico = guai per le persone [2]
Ho realizzato una pagina per le cookie policy così come impone la legge europea sulla privacy che l'Italia ha reso esecutiva dal 2 giugno 2015. L'idea è quella di aumentare la consapevolezza degli utenti sul tracciamento che i siti fanno delle nostre attività on-line. Come altri hanno, però, ben sottolineato la legge italiana (e quindi anche quella europea) non comprendendo appieno il problema, prende la strada più semplice: gettare la responsabilità sulle spalle dei webmaster, che spesso sono anche i creatori di contenuti. Il problema è, infatti, chiarire se la responsabilità di avvisare i navigatori di essere tracciato è di chi gestisce i siti o, molto più correttamente, di chi su internet ti ci fa andare, ovvero i social (il cui successo, a mio giudizio, è l'origine prima della legge) e i browser: un avviso a chi entra che le tue attività stanno per essere tracciate a meno di non loggarti o di navigare in anonimo da parte di social e browser sarebbe invece stata la soluzione corretta, senza generare centinaia di migliaia di avvisi più o meno simili che letto uno letti tutti e non ti importa più di ciò che stai accettando, con l'effetto di accettare privacy policy che altrimenti non si accetterebbero.
Ad ogni buon conto, la sensazione è che alla fine l'Italia abbia recepito più o meno in fretta la legge europea solo per evitare l'ennesima procedura di infrazione:
Si spera che il Garante diffonda realmente chiarimenti e magari anche tool che permettano di verificare e mettere a norma un sito amatoriale (come un blog personale, per esempio). Nel frattempo direi che potrebbe essere un buon punto di partenza farsi la domanda: ma io ho modo di accedere ai dati personali di qualcuno che visita il mio sito?
P.S.: la foto l'ho scattata io una mattina a colazione.

venerdì 22 agosto 2014

Eroici aggiornamenti

Avendo voglia di provare una rinnovata funzionalità di embed.ly, che potrebbe essere utile anche per l'aspetto dei link post, vi segnalo i miei ultimi articoli per LSB (ovviamente, se volete, potete utilizzare il post sia per commentare la funzionalità, sia per commentare le recensioni!):
Dampyr #173 - Il segno di Alastor (Boselli, Maroto) | BreVisioni su Lo Spazio Bianco

lunedì 29 luglio 2013

Cose di Marco dal web

O meglio, cose di Marco che fa piacere leggere:
  • Sono cose che leggo, che mi piacciono e che voglio condividere con i lettori del Tamburo
  • Non c'è assolutamente nessuna pretesa di voler segnalare "il meglio", ma solo quello che mi ha lasciato qualcosa: soggettività alla massima potenza
  • Sono un invito alla lettura e magari anche all'inizio di un eventuale dialogo o discussione
  • Sono in ristrettissima parte (per mancanza di tempo e competenza da parte mia) la prova che si può fare buona divulgazione scientifica anche sul Web e soprattutto sui blog
  • Sono il mio miserissimo ringraziamento verso coloro che si fanno il mazzo per scrivere articoli che richiedono, oltre alla competenza, il tempo (tanto tempo), il rispetto e la dedizione verso il lettore che di Scienza vuol sapere, lettore che, purtroppo, non sempre si rende conto di quanta passione e fatica ci voglia per fare buona divulgazione scientifica.
Continua su Cose (di Scienza) dal Web

sabato 6 luglio 2013

Una guida semplificata per l'autore di blog

Più o meno a margine di questo storify che raccoglie un po' di tweet generati dal post scriptum di Peppe mi pare che questa vignetta di John Atkinson via Juhan sia un completamento perfetto del discorso di cui sopra:

venerdì 14 dicembre 2012

Research Blogging in Italia e non solo: uno stato di salute

Ricordate quando con Moreno abbiamo scritto quel contributo a Comunicare Fisica sulla rete dei blog scientifici italiani vista attraverso le maglie di Research Blogging? In quell'occasione proponemmo anche un po' di statistiche sull'edizione italiana del progetto italiano, osservando come la fisica fosse uno dei punti di forza della comunità italiana, in evidente controtendenza rispetto alle altre edizioni (almeno in termini percentuali):
Quella tendenza sembra sia stata non solo confermata ma addirittura accentuata da quello che risulta dai risultati di un lavoro di ricerca condotto da un gruppo di ricercatori brasiliani e basato sui dati completi della piattaforma raccolti fino alla fine del 2011(1):
Non solo: dopo i blog inglesi, quelli italiani sono quelli che discutono di più di fisica, ma battiamo gli anglosassoni nella matematica (e questo lo prendo come un successo personalissimo della coppia Barozzi-Filippelli, che poi sarei io: scusate l'attacco di vanagloria!)
La tendenza è ancora più evidente se confrontiamo le torte, quella realizzata da Moreno con quella recentemente pubblicata su Plos(1):

sabato 20 ottobre 2012

Scienziati e navigatori

Mentre Lucca Comics si avvicina, mentre c'è chi un network di blogger scientifici prova a progettarlo, i giornalisti italiani iniziano a interessarsi sempre di più al nostro rutilante mondo e in particolare il n.813 di D propone a pagina 107 il servizio Scienziati e giornalisti di Gina Pavone. Visto che nei pdf che si possono scaricare dal sito della rivista c'è la pubblicità, ho pensato bene di estrarre le pagine e proporvele: buona lettura (basta cliccare su ciascuna delle immagini per avere una versione leggibile)!

venerdì 5 ottobre 2012

Le lapalissiane caratteristiche dei link nei blog

Il grosso è stato fatto. Il contributo per Comunicare Fisica 2012, che quest'anno si terrà a Torino, al Museo di Scienze Naturali, è stato scritto nei suoi contenuti principali. Credo che ci saranno successivamente solo dei piccoli aggiustamenti e una stesura della bibliografia più puntuale. Ora, però, vorrei concentrarmi su uno degli articoli in particolare in cui mi sono imbattuto, Scholarly hyperwriting: The function of links in academic weblogs, dove la ricercatrice, María José Luzón Marco, cerca di capire la funzione dei link all'interno dei blog accademici:
Weblogs are gaining momentum as one of most versatile tools for online scholarly communication. Since academic weblogs tend to be used by scholars to position themselves in a disciplinary blogging community, links are essential to their construction. The aim of this article is to analyze the reasons for linking in academic weblogs and to determine how links are used for distribution of information, collaborative construction of knowledge, and construction of the blog's and the blogger's identity. For this purpose I analyzed types of links in 15 academic blogs, considering both sidebar links and in-post links. The results show that links are strategically used by academic bloggers for several purposes, among others to seek their place in a disciplinary community, to engage in hypertext conversations for collaborative construction of knowledge, to organize information in the blog, to publicize their research, to enhance the blog's visibility, and to optimize blog entries and the blog itself.
Dai risultati dello studio emerge che i link sono utilizzati per posizionarsi all'interno di una comunità e costruire delle relazioni; per distribuire e organizzare le informazioni; per collaborare nella costruzione della conoscenza; per creare una identità per il blogger e/o il suo blog; per conversare; per pubblicizzare la propria ricerca; per aumentare la visibilità del blog.
I link vengono poi classificati in varie categorie leggermente più tecniche: gli in-post link incorporati all'interno dei post (praticamente i link che rimandano ad altre pagine nella rete); i blog link, ovvero il menu di navigazione interno del blog; gli entry link, ovvero tutti i link che si trovano all'inizio del post, ma che in effetti si possono anche mettere alla fine, con le informazioni sull'autore, alle etichette e ai commenti; e infine i sidebar link, che non sono solo la classica blogroll, ma anche la tagcloud o qualsiasi altro collegamento che compare nella (o nelle!) barra laterale.
Se queste informazioni abbastanza lapalissiane non vi hanno fatto fuggire, aggiungo anche quest'altra osservazione che già sembra avere un carattere avanzato:
... only slightly more than half of the blogs linked to other blogs, the majority of the blogs received no comments, and fewer than a third of blog posts contained any links to external content.
E questo è certamente un male che affligge un po' tutti i blog in un po' tutto il mondo.
Ciò che però costituisce motivo di ulteriore stupore è come sia realmente difficile (se non impossibile) riuscire a trovare di articoli di questo genere una versione scaricabile, quasi come se i ricercatori che si occupano di blog, un sistema abbastanza aperto e pronto alla condivisione, non abbiano per nulla compreso questa importante caratteristica (o forse l'hanno compresa così bene che è in effetti il motivo principale della loro avversione).
María José Luzón (2009). Scholarly hyperwriting: The function of links in academic weblogs Journal of the American Society for Information Science and Technology, 60 (1), 75-89 DOI: 10.1002/asi.20937

martedì 18 settembre 2012

Mi vergogno

Cercherò di farvi capire perché e soprattutto di cosa. Ricostruiamo la storia, un po' grazie alla buona creanza di chi l'ha iniziata, un po' grazie a una delle migliori applicazioni twittere per Android alternative a quella ufficiale, TweetCaster.
Tutto inizia con Emanuela che, via twitter, condivide questa pagina dall'account facebook di (Cattiva) Scienza in TV, un progetto che ho contribuito a fondare e che ho spinto all'inizio della sua carriera (metto anche lo screenshot per motivi che saranno chiari alla fine del post):

lunedì 30 luglio 2012

La rete dei Kings of Leon

Grazie a Fabio De Sicot ho scoperto i Kings of Leon. In particolare Closer mi ha acceso un paio di lampadine, la prima verificata immediatamente: se ascoltate, infatti, Crazy, noterete che quest'ultima, che in effetti è uscita un annetto prima, sembra in alcuni passaggi una versione leggermente più veloce di Closer. L'altra lampadina, invece, è stata (più o meno) confermata dai due successivi grafici realizzati con liveplasma

lunedì 23 luglio 2012

Google ti da una mano (ad Academic)

Il link nello screenshot rimanda a questa scheda che rimanda a questo articolo che è collegato (visto che l'articolo di cui sopra non riesco a scaricarlo) a qualcosa che sto cercando di scrivere in questo momento.

giovedì 19 luglio 2012

Ispirazioni sociali

Tania Tanfoglio
E così scoprii che anche il TFA poteva essere d'ispirazione!! :-)
P.S.: una scusa per provare socialditto e accreditare la fonte della discussione sullo zero (cui nel frattempo si è anche aggiunta Annarita!) dell'altro giorno.

lunedì 14 novembre 2011

Tim Berners-Lee e gli albori della rete

.mau. ha ricordato un po' di tempo fa il compleanno del web (o della rete). Con questo post provo a dare il Buon compleanno alla rete e quindi, in un certo senso, a tutti quanti, lettori usuali e casuali!
Tim Berners-LeeInternet così come lo conosciamo oggi nasce nei primi anni 90 del XX secolo al CERN. Padre della rete viene considerato Tim Berners-Lee (lista delle pubblicazioni), esperto in programmi di testo, e in programmi di comunicazione e di real-time (i programmi per le chat, per intenderci). Considerato il più influente scienziato di questi tempi moderni, iniziò ad occuparsi di sistemi di ipertesto nel 1980 con lo sviluppo di Enquire per poi dare vita alla World-Wide Web Iniziative nel 1989 (il proposal originario del 1989), alla quale si unì l'anno successivo Robert Caillau. I due sono in effetti considerati i padri della struttura che, con successivi aggiornamenti, consente di scambiare informazioni sulla rete, la cui effettiva fondazione, almeno dal punto di vista scientifico, è data da un trittico tra articoli e comunicazioni a conferenze: World-Wide Web: The information universe(6), World-Wide Web: An information infrastructure for high-energy physics(7), World-Wide Web(8), con i primi due scritti insieme a Jean-François Groff e Bernd Pollerman, unitisi al team nel 1991.
Nel primo di questi tre articoli, gli autori scrivono all'inizio della sezione intitolata The Dream:
Pick up your pen, mouse, or favorite pointing device and press it on a reference in this document —perhaps to the author's name, or organization, or some related work. Suppose you are then directly presented with the background material —other papers, the author's coordinates, the organization's address, and its entire telephone directory. Suppose each of these documents has the same property of being linked to other original documents all over the world. You would have at your fingertips all you need to know about electronic publishing, highenergy physics, or for that matter, Asian culture. If you are reading this article on paper, you can only dream, but read on.
La costruzione del sogno di Berners-Lee e soci parte da lontano, da uno storico articolo di Vannevar Bush, As we may think(1) dove l'inventore statunitense pose le basi per la costruzione di una rete tra scienziati attraverso quelli che oggi sono noti come ipertesti. La strada verso questo sistema di produzione dei documenti vede tra i protagonisti anche Douglas Engelbart(2), altro inventore statunitense, di origine scandinava, che sviluppò proprio gli ipertesti e le reti di computer, oltre ad essere uno dei precursori nello sviluppo delle interfacce grafiche per i software. La palla, dopo Bush ed Engelbart, passa quindi al CERN, a Berners-Lee, Caillau e collaboratori.
La struttura che il gruppo del CERN ha sviluppato è quella su cui si basa l'attuale internet, e la società o fondazione alla base dello sviluppo dei protocolli e dei linguaggi di markup, il W3 è oggi il W3C, World Wide Web Consortium. Il modello su cui si basa il progetto di Berners-Lee è schematizzato in questo modo:
Dei cinque punti contenuti nella primissima definizione del modello W3 vorrei evidenziarne un paio:
  • Indexes are documents, and so may themselves be found by searches and/or following links. An index is represented to the user by a "cover page" that describes the data indexed and the properties of the search engine.
  • The documents in the web do not have to exist as files; they can be "virtual" documents generated by a server in response to a query or document name. They can therefore represent views of databases, or snapshots of changing data (such as the weather forecasts, financial information, etc.).
In un certo senso questa strutturazione della rete sembra rispondere alle esigenze degli scienziati di costruire documenti molto più completi e semplicemente connessi uno con l'altro. Per costruire una architettura di questo genere è necessario sviluppare tre punti chiave:
  • a common naming scheme for documents
  • common network access protocols
  • common data formats for hypertext
Non è un caso che siano ancora oggi questi i tre elementi che il W3C e gli sviluppatori del web cercano ogni giorno di migliorare.

venerdì 28 ottobre 2011

Sperimentando le onde plussiane

Tra le novità di Google Plus di quest'ultimo periodo, la più interessante è anche quella più alla Google, una di quelle idee che fanno ricordare che il mestiere che riesce meglio alla grande G è quello di motore di ricerca. E in quanto motore di ricerca è, o dovrebbe essere, bravo a trattare i dati raccolti. Google, infatti, ha proposto a utenti e utilizzatori una serie di sistemi interessanti come i Trends o Analytics. Sulla falsa riga di Analytics ora Google propone i Ripples, che diventano un modo nuovo, intrigante e interessante per visualizzare la storia di condivisione dei post su GPlus.
La notizia, annunciata sul Google Blog (via Flowing data, ha subito generato un interessante esperimento italiano (post su GPlus che dovete condividere con i vostri segugi plussiani). Per parte mia mi sono messo a giocare, scoprendo che non tutti i post che vengono condivisi hanno la funzione ripples attivata.
Questa mattina ho provato con un paio di post di Dwight Everhart (l'origine dell'interesse nasce da Gabriella Brini che ha condiviso un suo post molto interessante). Prima ho iniziato con un post sulla materia oscura (non era e non è presente al momento l'opzione di view the ripples) con questo risultato:

(link)

sabato 10 settembre 2011

Tra wavu, timu e TzeTze

Grazie a Ernesto, ho scoperto che Beppe Grillo ha aperto un nuovo progetto, TzeTze, una sorta di ennesimo aggregatore di notizie, del quale forse non si sentiva proprio la mancanza. Quello di Grillo, del quale scriverò più sotto un paio di righe per quel che riguarda i dettagli tecnici sull'inserimento di codici di segnalazione, come ho fatto di recente, non è però l'unico prodotto innovativo recente che ha la pretesa di voler far emergere il contenuto di qualità. In questo senso molto più interessanti sembrano invece essere un paio di proposte provenienti dalla Fondazione <ahref, che vede tra i promotori Luca De Biase. La fondazione ha recentemente varato wavu e timu, due progetti diversi ma con la medesima finalità di portare in evidenza le cose interessanti e di qualità.
Wavu, che se tanto mi da tanto probabilmente viene dallo swahili, come timu, è un aggregatore di notizie (categoria che, nonostante il Panda, va ultimamente tanto di moda) il cui nome evoca wave, onda, che poi è anche il nome di un vecchio progetto di Google (che ancora non è stato chiuso, anche se è di fatto morto). In effetti l'aggregatore è suddiviso in sezioni, ognuna delle quali aggiornata con dei link che arrivano uno via l'altro proprio come delle onde. Ha tre sezioni che aggregano materiale dalla rete: reporter, glocal e crossmedia e due sezioni di twitter provenienti dall'Italia e dal Mondo. L'ultima sezione è costituita da contenuti prodotti dalla Fondazione, immagino, e raccolti nella sezione post dove vengono proposte delle raccolte di link su un dato argomento.
Su Wavu, però, ho un solo dubbio. La fondazione scrive
Wavu aggrega in modo automatico articoli pubblicati su internet.
Sarebbe interessante capire se l'aggregazione automatica viene fatta su un database ristretto di fonti o su alcune specifiche query di ricerca, come ad esempio le etichette nel boxino dei temi dal mondo, e soprattutto se si basa sugli algoritimi di ricerca o se aggiunge un qualche filtro semantico per raffinare i risultati (nonostante filtri semantici dovrebbero già essere in funzione su Google). Ad ogni modo Wavu, che non si basa sulle segnalazioni degli utenti né su iscrizioni di blog, è un progetto sicuramente da tenere d'occhio.
Altrettanto interessante è Tofu, segnalato anche da Peppe, che possiamo considerare come una sorta di piattaforma per la produzione di materiale giornalistico. Come ha ben spiegato Peppe, Timu è una via di mezzo tra Storify e Dipity, e ha l'intenzione in questo caso di produrre del materiale giornalisticamente valido che segua alcuni canoni fondamentali. L'idea è dunque quella di un progetto consapevole, come Wikipedia, ma nel quale si sostituisce l'autocontrollo con il controllo da parte della Fondazione (date un'occhiata alle condizioni d'uso), e anche in questo caso il progetto va tenuto d'occhio. Sembra partire già maturo e consistente, anche più dello stesso Wavu o della mosca TzeTze di Grillo, di cui vado ad occuparmi.

giovedì 1 settembre 2011

Webit 2011: un commento che si è perso...

...ma che per fortuna si è ritrovato!
Marco, infatti, ha provato a commentare sul post con cui provo a raccontarvi dell'importanza di aiutare Annarita nel contest del Webit versione 2011, però, chissà come, chissà perché, il commento non è mai giunto e me lo ha mandato via e-mail. A questo punto, piuttosto che inserirlo come commento nel post, lo pubblico come se fosse un vero e proprio post!
A voi la lettura delle sue considerazioni:
Intanto grazie per la tua correttezza ed onestà intellettuale, conoscevo il tuo pensiero sul contest informatico a cui ho partecipato e l’ho apprezzato già allora. Riguardo al Webit, sono con te, le cose sono ben diverse. Non sto qui a scrivere sono d’accordo, sono d’accordo… punto per punto (perché è questo che dovrei fare visto che è la verità), diciamo solo che probabilmente il punto centrale del tuo articolo mi sembra quello in cui prendi in esame la situazione dei blogger scientifici italiani. In questo "mondo isolato", da lettore, mi ci sono ritrovato circa un anno fa. Appassionato di Scienza, per caso mi sono imbattuto sui blog di Annarita e da lì mi si è aperta una realtà fino ad allora sconosciuta: la blogsfera ed in particolare quella scientifica. Ho avuto modo di apprezzare i contenuti di blogger scientifici (non faccio elenchi) che ancora oggi mi accompagnano verso un cammino, spero, di crescita e in qualche modo saziano la mia curiosità ed il mio desiderio di sapere. Fa male sentire che persone che dedicano tempo, passione e competenza a creare contenuti di qualità, non ricevano il giusto merito. Proprio ieri (mi sembra) scambiavo due chiacchiere con Paopasc su quelli che potevano essere i motivi per cui articoli che richiedono ore di preparazione e scrittura, che propongono contenuti ed informazioni di ottima qualità, non ricevano i feedback che meritano o addirittura non ne ricevono affatto. Opinioni, solo opinioni. Una cosa è certa, noi lettori dovremmo essere un po’ meno “egoisti”; leggere, quindi ricevere e poi scappare non mi sembra un atteggiamento corretto nei confronti del blogger che ha condiviso con noi informazioni, competenze ed a volte anche emozioni. Gli strumenti per dare un segnale di apprezzamento (ma anche no) ci sono. Commenti e pulsanti social sono li apposta, non usarli è come aver detto: "questo articolo non merita". Frustrante per il blogger vedere che oggi sono passati 30 (es.) lettori e nessuno ha avuto nulla da dire o nessuno ha ritenuto che l’articolo meritasse di essere condiviso con qualche amico. Non dando feedback questo è il messaggio che lasciamo. Certo non è la qualità dei contenuti a non meritare, credo che tutto sia imputabile alla nostra pigrizia e qualche volta egoismo. Sembra che tutto ci sia dovuto; perché “abbassarsi” a ringraziare? Anche i blogger (alcuni) dal canto loro, potrebbero fare qualcosa in più dal punto di vista comunicativo. Mi sto allungando, scusa. Arrivo al dunque. I feedback sono importantissimi sia perché “ricaricano” il blogger, sia perché permettono la diffusione dei contenuti anche in altri contesti (ecco qui che arriva la tanto sperata visibilità) e sia perché sono segnali che gli algoritmi dei motori di ricerca tengono in considerazione per spingere pagina ed articolo verso posizioni superiori nelle serp (anche qui, visibilità). Ora la domanda è: perché i blogger scientifici (ma non solo) non ricevono i feedback che meritano e quindi la visibilità ed autorevolezza che gli spetterebbe? Da qui in poi ognuno potrebbe scrivere pagine intere… Tra le tante pagine scritte probabilmente uscirà fuori anche qualcuno che lamenterà una poca coesione e collaborazione tra blogger scientifici; è dimostrato che quando c’è (vedi carnevali ad esempio), qualche risultato migliore viene fuori. Quest’ultima provocazione, solo (ma non solo) per riallacciarmi al motivo del tuo articolo, il Webit e la sponsorizzazione di Annarita quale "rappresentante della categoria" da votare (io l’ho fatto e mi sono anche sottoscritto). Certo, qualcuno potrebbe pensare che ci sono altri nomi meritevoli, ma in certe occasioni è meglio lasciar perdere individualismi e provare ad essere coesi. E allora vediamo se riusciamo ad esserlo, clicchiamo su http://bit.ly/cjn3FL e votiamo, poi facciamo girare l’URL chiedendo di fare altrettanto anche agli amici.
Riguardo ai "voti non anonimi" ovvero quelli provenienti da coloro che si sottoscrivono alla "piramide" di Annarita, è proprio come tu pensi, hanno un peso maggiore e soprattutto contribuiscono ad allargare la base della piramide stessa aggiungendo in modo frazionario (1/2, 1/4, 1/6 …) quote di voto a chi si trova sullo "scalino" superiore. Ecco perché, oltre al voto, è importante anche sottoscriversi, in questo modo si da un apporto sicuramente maggiore ad Annarita ed allo stesso tempo si può "gareggiare" in prima persona.

Un salutone
Marco

martedì 30 agosto 2011

Webit 2011: tutti per Annarita!

Quando Marco partecipò con il suo snake a un contest informatico, Annarita chiese l'appoggio degli amici per dargli una mano. Personalmente, come spiegai a suo tempo, credevo che aiutare Marco in quell'occasione non fosse corretto per molti motivi, primo fra tutti la necessità di iscriversi a un sito specialistico, cui comunque potevo essere interessato a partecipare, ma che difficilmente avrei vissuto, successivamente, in maniera veramente attiva. Sostanzialmente è lo stesso discorso delle votazioni sulla Wiki: non ha senso iscriversi solo per votare.
Per quel che riguarda il Webit 2011 il discorso è diverso: innanzitutto non è necessario iscriversi per votare, e questo è certo una opzione non indifferente. E poi il progetto sembra nascere appositamente per far iscrivere la gente e misurare la forza della loro rete da una parte e del dialogo con i loro lettori dall'altra. Letta in questo senso, iscriversi e partecipare può essere un modo buono e interessante da una parte per testare se stessi, dall'altra, perché no, per raggiungere nuovi lettori. Per contro, però, soprattutto quando a iscriversi è una persona che conosci, e nel caso specifico ho anche avuto l'onore di farlo personalmente, l'idea è semplicemente quella di non creare concorrenza e far concentrare tutti gli sforzi, anche dei propri lettori, su quella persona.
E sto parlando di Annarita Ruberto, che potete (anzi dovete!) votare usando il link qui sotto: Valuterò la possibilità, in ogni caso, di iscrivermi anche io nei prossimi giorni, perché voti non anonimi, magari da account che vengono votati, dovrebbero avere un peso superiore, ad ogni modo vi ricordo che si può dare un solo voto al giorno (le istruzioni dettagliate su Scientificando), ma ora, un po' anche a risposta alle motivazioni di Annarita, vorrei spiegarvi il perché della necessità di concentrarsi su un'unica persona durante iniziative di questo genere.
Come sapete i blogger scientifici in Italia, per quanto agguerriti e tutti con blog che, con un po' di presunzione per la categoria, sono sopra la media italiana (o comunque lì vicino, a parte forse rarissimi casi), a volte sembrano vivere in un mondo isolato e ignorato dal quale escono in rare occasioni (ad esempio Claudio Pasqua alla scuola di dottorato di Otranto di quest'anno). Questo vuol dire che una occasione come il Webit deve essere colta al volo, concentrandosi su Annarita (o su Cristofaro, che al momento è sesto nella classifica italiana), senza pensare a personalismi o ad altre cose del genere.
Per cui il mio consiglio è: votate Annarita innanzitutto, ma se proprio vi porta a noia votare per la stessa persona, variate votando per Cristofaro, indipendentemente dal fatto che pensiate che ci sia gente che lo meriti più di loro: in questo momento rappresentano tutta la categoria, a mio giudizio, e quindi rappresentano anche me e una loro affermazione equivale anche a vittoria mia e di tutti quanti. E non preoccupatevi: il tempo per queste piccole soddisfazioni, che rendono meno amara l'attualità, verrà sicuramente per tutti (anche se, per me, in questa estate, è arrivato!)

domenica 21 agosto 2011

Censimenti scientifici

Edward Michaud ha lanciato un referendum per i blogger scientifici. Leggendo il form, sembra che sia aperto a tutte le lingue, quindi potrebbe essere il caso di partecipare anche noi. Io l'ho fatto segnalando sia Doc Madhattan, sia DropSea.
Per cui, non siate timidi e partecipate!