
Michele Stefano de Rossi
Lo ammetto: sono stato indeciso su chi dedicare il
Ritratto di oggi 30 ottobre e, per un attimo, ho persino accarezzato l'idea di scrivere un unico articolo su entrambi, ma alla fine di
Fusakichi Omori scriverò in altra occasione, magari già l'anno prossimo, preferendo il suo collega italiano,
Michele Stefano de Rossi.
Ciò che accomuna i due studiosi è l'interesse per la sismologia, ma mentre per il giapponese iniziò tutto sin dalla scelta del corso di laurea, in fisica, per l'italiano fu più l'interesse personale a guidarlo. Il padre, infatti,
Camillo Luigi de Rossi, lo costrinse a intraprendere gli studi di giurisprudenza, campo nel quale non praticò mai, nonostante la laurea conseguita nel 1858. All'inizio rivolse, invece, la sua attività di ricerca all'archeologia cristiana come assistente del fratello,
Giovanni Battista de Rossi.
Fu proprio mentre collaborava con il fratello al progetto
Roma sotterranea per lo studio delle catacombe della capitale che sviluppò il dispositivo chiamato macchina "ortografica-iconografica" usato per registrare con facili operazioni l'andamento dei cunicoli, i dati altimetrici, le dimensioni delle gallerie.
Il dispositivo, presentato all'
Accademia dei Nuovi Lincei, ottenne un premio all'
Esposizione Universale del 1862 che si teneva quell'anno a Londra e all'
Esposizione Internazionale di Parigi del 1867. Usando la sua macchina, de Rossi realizzò anche una pianta delle catacombe di Callisto, che venne premiata all'
Esposizione di Dublino del 1866.