Stomachion

sabato 2 maggio 2026

Yokai, bakemono e fantasmi giapponesi

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La pubblicazione su LSB dell'intervista a Marga Biazzi che abbiamo realizzato a Cartoomics 2025 insieme con Andrea Bramini diventa un'ottima occasione per raccontare i suoi due volumi che ho acquistato in fiera direttamente al suo banchetto: Di yokai e bakemono, volume autoprodotto, e Fantasmi giapponesi, realizzato per Lo scarabeo.
Avevo già letto di Marga Biazzi Memorie di uno spirito felino, acquistato a una delle (poche, purtroppo) edizioni di Bricola cui sono andato. La storia mostrava già le influenze della cultura popolare e folkloristica giapponese sull'autrice, per cui era abbastanza inevitabile non interessarmi dei due volumi di cui sopra. D'altra parte da alcuni anni mi sono avvicinato a questa materia prima di tutto grazie a Hideshi Hino, maestro del manga horror, in particolare grazie al volume di storie brevi La donna delle nevi, e poi grazie a Benjamin Lacombe, sia con la mostra personale giunta alcuni anni fa in Italia, sia grazie al bellissimo volume Storie di fantasmi.
In quest'ottica, quella in particolare di approfondire la materia, Di yookai e bakemono è indubbiamente il volume più interessante. Ad ogni racconto che compone il volume, infatti, viene fatto seguire un approfondimento sulla leggenda protagonista del racconto stesso. Tra l'altro la maggior parte dei racconti presenta un'ambientazione moderna e un paio di essi hanno anche alcuni risvolti ambientalisti, tanto che li avrei visti bene all'interno di 100 giorni alla fine del mondo [da verificare il titolo e, soprattutto, scrivere la recensione].
Fantasmi giapponesi, invece, è un volume più agile che si concentra su tre particolari leggende popolari giapponesi, tutte delle ghost story, con protagoniste femminili, che poi è il secondo filo rosso col volume precedente (dove non tutte sono protagoniste femminili, ma sicuramente sono preponderanti). In questo senso il volume uscito per Lo scarabeo è particolarmente interessante proprio perché mostra come spesso le donne, che nella società giapponese, profondamente maschilista, trovano diverse difficoltà, proprio in questi miti popolari trovano una sorta di vendetta sui drammi della vita.
E qui sta il punto forte di questo secondo volume: la capacità di attualizzare questi orrori popolari non tanto con l'ambientazione moderna (cosa, peraltro, accaduta interamente solo per uno dei tre racconti), ma proprio adottando il punto di vista femminile, che peraltro coincide con quello di chi subisce soprusi e ingiustizie.
Forse a spaventarci, di queste storie, non è tanto l'orrore in se, ma ciò che ha dato origine a esso.

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