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sabato 22 agosto 2026

Absolute Superman: L'ultima polvere di Krypton

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Dopo il primo volume dell'Absolute Universe dedicato a Batman, arriva anche quello dedicato all'Absolute Superman di Jason Aaron e Rafa Sandoval, L'ultima polvere di Krypton.
Supereroe operaio
Come avevo già sottolineato nella recensione cumulativa dei primi tre numeri 1, il Superman di Aaron è un eroe della working class, e lo è innanzitutto in virtù dei suoi natali kryptoniani.
A differenza delle origini classiche, Kal El è il figlio di due appartenenti alla classe operaia, due geniali scienziati caduti in disgrazia poiché, come nella storia originaria, il padre di Kal, Jor El, ha cercato di mettere sull'avvisto la casta scientifica dell'imminente distruzione del pianeta. Aaron, in questo caso, lascia intendere, senza mai renderlo esplicito, che tale distruzione sia causata dall'eccessivo sfruttamento del pianeta da parte dei kryptoniani. In questo l'esperto sceneggiatore crea un ancor più esplicito parallellismo con il nostro pianeta, che si completa quando si scopre come le caste al comando di Krypton hanno deciso di svolgere l'evacuazione. Non credo di dover aggiungere altro.
Superman, dunque, dotato di un costume intelligente progettato e costruito dalla madre Lara, una volta giunto sulla Terra non può fare altro che diventare il difensore delle fasce più deboli della popolazione, quelle che vengono sfruttate per un tozzo di pane, quando va bene. In questo senso è emblematica la scena di apertura del quarto capitolo quando Lois Lane pone una serie di domande ad alcuni operai sparsi in giro per il mondo e che sono stati aiutati proprio da Superman.
Le risposte di ciascuno di questi caratteristi sono emblematiche e indicano Superman come il combattente contro le elite mondiali, rappresentate in questa Terra Absolute dalla multinazionale Lazarus.
Un nuovo, vecchio mondo
Ovviamente Aaron non poteva fornire riferimenti espliciti a multinazionali reali, così idea la Lazarus, il cui padrone verrà svelato nell'ultima pagina del volume (ma gli esperti fan DC Comics potrebbero intuirlo ben prima di giungere a quel punto). Il braccio armato della Lazarus sono i Peacemaker, ovviamente mutuati dall'omonimo supereroe. Aaron non ci va leggero con la loro caratterizzazione, e anzi ne sottolinea le storture, su tutte l'uso delle armi e della violenza per portare la pace, sparando senza alcun ritegno contro inermi lavoratori, rei di aver chiesto il rispetto dei diritti, oppure di aver protetto Superman, ritenuto un elemento di "disturbo".
E Lois lavora proprio per la Lazarus, così come il padre, che come nella continuity regolare è sempre e comunque un tostissimo generale dell'esercito.
Quest'ultima, proprio come Kal sul suo pianeta quando faceva i compiti a scuola, si rivela in qualche modo allergica all'uso di sistemi di intelligenza artificiale per redarre i rapporti, cosa che in effetti come scopriamo leggendo è una scelta decisamente molto saggia. Mi aspetto, in effetti, che la sfida contro uno degli storici avversari di Superman nella sua versione Absolute si rivelerà centrale già nel prossimo volume.
E' della partita anche Jimmy Olsen, che mostra una certa passione per la fotografia, ma che in effetti appartiene a un gruppo di ribelli terroristi, gli Omega Man (un po' come accaduto ne Il figlio di Superman di Howard Chayckin e Frank Williams III).
Mancherebbero solo i Kent, che in questa versione Absolute non hanno cresciuto il ragazxzo sin da bambino, ma invece, come scopriamo nell'ultimo capitolo disegnato come sempre magistralmente da Carmine Di Giandomenico, lo soccorrono dopo che la sua navicella si schianta nella loro fattoria. La sintonia che si crea tra l'anziana coppia e il kryptoniano è immediata.
D'altra parte lo sceneggiatore non sembra tanto interessato a ribaltare completamente gli elementi cardine di Superman, quanto a calarli in un contesto differente, più vicino ai problemi del nostro mondo. La scelta di ciò che mantenere e rielaborare è dunque coerente con questa impostazione, sfruttando in maniera molto interessante il vincolo di un Kal El giunto sulla Terra già adulto e con una storia in qualche modo più simile a quella di Supergirl.
Un qualcosa che, pur non ribaltando l'essenza del personaggio, permette allo sceneggiatore di far emergere aspetti che troppo spesso vengono trascurati per raccontare storie epiche, ma narrativamente poco profonde.
Non è da trascurare nemmeno il contributo di Sandoval, che con il suo tratto morbido ed elegante, che ricorda un po' quello di Howard Porter, si districa al meglio tra le scene kryptoniane e quelle terrestri, riuscendo ad alternare scene certosine e dettagliate a pagine epiche che nulla hanno da invidiare ai più amati tra gli autori di Superman.

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