Stomachion

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mercoledì 13 maggio 2020

A Milano si muore così

Che a Milano ci sia la 'ndrangheta è cosa nota ormai da tempo. Sono anche stati scritti fiumi d'inchiostro, tra libri di cronaca e articoli di giornale. Sono stati messi in scena spettacoli teatrali. Sono stati realizzati incontri di testimonianza. Ognuno di questi aveva una caratteristica comune: raccontare le storie delle vittime di mafia, di coloro che in un modo o nell'altro si sono trovati a opporsi alle 'ndrine e sono state schiacciate dalla loro voracità di denaro e potere. Le organizzazioni criminali, però, hanno bisogno dei loro assassini, dei loro killer prezzolati. Ed è proprio su uno di questi che si concentra Adele Marini, giornalista di nera, nel poderoso A Milano si muore così, edito dalla Fratelli Frilli Editore, gli scopritori di Dario Capranzano, per citare il loro autore più noto. Come, però, in un classico romanzo di genere, la vicenda è corale, ogni porzione segue uno dei personaggi di cui è composta la vicenda: i poliziotti e i carabinieri che indagano, una vittima di rapimento che sta cercando di ritrovare la normalità della vita, l'assassino prezzolato e vari altri piccoli personaggi animano la storia che la Marini ha sviluppato con attenzione ai particolari. Non mancano, infatti, i riti di affiliazione, riportati con grande precisione (basti rileggere i testi di Enzo Ciconte in proposito), né una ben precisa descrizione dei metodi di indagine, il tutto condito con un appassionante susseguirsi delle scene che, per lo più, rende la lettura godibile. Tra i pochi difetti forse quello più evidente è lo stile alla "verbale" con cui i poliziotti dialogano uno con l'altro anche in contesti informali, rendendo surreale e irrealistico il corrispondente scambio di battute.
A parte ciò, un poliziesco all'italiana da leggere e rifletterci su con attenzione.

sabato 28 aprile 2018

Anche i ricchi uccidono

Il classico piccolo imprenditore del nord, sull'orlo di una crisi non solo economica ma anche di vita, riesce a riprendere per i capelli il controllo di se stesso e del suo matrimonio grazie a un'eccitazione nuova nella sua vita, che non è la classica amante incontrata in qualche albergo clandestino, ma l'emozione dell'omicidio.
Con uno stile diretto e una narrazione in prima persona, Roberto Carboni propone un serial killer italiano particolarmente efficace e inquietante, nei cui confronti il lettore ha sentimenti contrastanti nel corso di tutta la lettura. Il finale del romanzo, poi, è una chicca deliziosa e spiazzante, considerando quanto bravo è stato l'autore nel corso del libro a sviare dal finale progettato, suggerendo una conclusione della vicenda completamente differente.
Dalla morte in poi. Delirio e follia a Bologna è l'ennesimo piccolo gioiello che la Fratelli Frilli Editori propone a tutti gli amanti del genere giallo e delle sue molteplici declinazioni.