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martedì 26 aprile 2016

Ridley Scott va nello spazio

Il primo, grande successo di Ridley Scott è stato indubbiamente Alien, film di culto da cui la 20th Century Fox ha tratto una serie cinematografica dalle alterne fortune(1) recentemente ripresa da Scott con il primo prequel Prometheus. Pur girando film di vario genere, Scott si è affermato soprattutto come regista fantascientifico, fatto ribadito da Blade Runner, film tratto da Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip Dick. E sempre da un romanzo è tratto uno dei suoi ultimi successi, The Martian.
L'aspetto interessante dei due film, però, non è solo nella comunanza di genere e regista, ma anche nel fatto che pure di Alien esiste un romanzo, sebbene sia una semplice novelizzazione.

Necronom IV di Giger
La genesi di Alien viene dall'incontro tra Dan O'Bannon e Ronald Shusett. In particolare il primo, che aveva appena finito di scrivere Dark Star, il fantascientifico e parodistico esordio di John Carpenter, aveva in animo di realizzare una sua versione in stile horror ambientata in una astronave con un equipaggio di pochi elementi. Una volta che i due creativi ottennero il via dalla casa di produzione, il secondo passo fu la scelta del regista, che, dopo aver scartato tre nomi iniziali, come tutti sappiano ricadde su Scott. Fu quest'ultimo che, ufficialmente, portò nel team di lavoro il pittore surrealista Hans Rudolf Giger, che aveva già impressionato O'Bannon in particolare con Necronom IV, quadro del 1976. E Giger, proprio a partire da quello, sviluppa tutti gli aspetti esteriori dell'alieno, che poi sarebbe stato costruito da Carlo Rambaldi.
La novelizzazione della sceneggiatura venne affidata ad Alan Dean Foster, scrittore esperto in questo particolare esercizio letterario (vedi, ad esempio, alcuni romanzi tratti dalla serie Star Trek): e in effetti il romanzo è esattamente identico scena per scena al film di Scott, quindi la vera domanda per chi sta leggendo queste righe è cosa ha aggiunto la narrazione letteraria a quella cinematografica. Innanzitutto uno scontato approfondimento psicologico dei personaggi, nonostante lo stile decisamente asciutto e veloce, cui è da aggiungere una leggera vena d'ironia, che non ricordo fosse molto presente nel film.