Stomachion

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martedì 25 ottobre 2011

Ritratti: Évariste Galois

La figura di Evariste Galois mi ha colpito sin da quando ho conosciuto le circostanze della sua morte. A raccontarle fu il professore che, durante il dottorato, tenne il corso sulla teoria dei gruppi: non saprei dire se fu più il corso o più la figura di Galois a spingermi poi verso la teoria dei gruppi applicata alla fisica, fatto sta che oggi, oltre a celebrare il 200.mo anniversario della nascita del giovane matematico francese, in un certo senso rendo l'ennesimo omaggio a una disciplina che potrebbe realmente avere in se i semi per uno sviluppo decisivo non solo della matematica, ma anche della fisica.
La leggenda narra che Galois scrisse il lavoro che poi avrebbe posto le basi della teoria dei gruppi in una notte, quella precedente al duello mortale che lo avrebbe visto sconfitto, e che sembra essere stato causato da una donna. Al di là dei risvolti gialli della vicenda finale, l'episodio evidenzia gli aspetti focosi e romantici del carattere di Evariste.
La Parigi del XIX secolo era una città molto più piccola rispetto a quello che è oggi e Bourg-la-Reine, oggi un quartiere della capitale francese, al tempo era un comune a se, distante una decina di chilometri dalla città. Qui vivevano i genitori di Evariste, Nicolas-Gabriel Galois, un repubblicano che sarebbe successivamente diventato sindaco del borgo, e Adélaïde-Marie Demante, due persone colte e intelligenti che ospitavano nella casa della famiglia Galois una scuola. I primi anni di studio, infatti, il piccolo Evariste li ricevette dalla sua stessa famiglia: i genitori lo istruirono nelle materie all'epoca ritenute più importanti (lettere classiche, religione, filosofia). I primi contatti con la matematica sarebbero arrivati solo più tardi, e solo dopo l'iscrizione, nel 1823, presso il liceo Louis-le-Grand.

Il Louis-le-Grand, foto da Genius, stupidity and genius again di Tope Omitola
Il suo rendimento scolastico sembra sia stato ottimo fin dall'inizio, ma iniziò ad avere problemi tra il 1825 e il 1826, forse a causa di una noia di fondo che trovava nelle materie insegnate. Ad ogni modo venne consigliato al padre di far ripetere a Evariste l'anno, perché non era considerato abbastanza maturo per affrontare l'ultimo anno del suo corso di studi (tutta colpa della retorica(1)): fu così che nel 1827 si ritrovò a seguire il corso di matematica tenuto da tale M. Vernier. Questo suo primo insegnante di matematica scrisse di lui:
E' la passione per la matematica a dominarlo, penso che sarebbe meglio per lui se i suoi genitori lo obbligassero a studiare qualsiasi altra cosa, sta sprecando il suo tempo qui e non fa altro che tormentare i suoi insegnanti e ricoprirsi di punizioni.(2)
e successivamente
Intelligenza, notevole progresso ma non c'è abbastanza metodo.(3)
Questi giudizi, però, non gli impedirono di provare, una prima volta nel 1828, ad entrare al Politecnico di Parigi. Questo primo tentativo, come il successivo del resto, si concluse con un insuccesso. Tornato, così, a al Louis-le-Grand, si ritrovò nella classe di matematica di Louis Richard, probabilmente l'unico insegnante che ne comprese veramente le potenzialità. Scrisse, infatti:
Questo studente lavora solo nei più alti reami della matematica.(1)
Probabilmente è grazie a Richard(1) che si avvicina ai lavori di Legendre (Éléments de Géométrie) e Lagrange (Réflexions sur la résolution algébrique des équations), anche se secondo altri fu durante il primo corso con Vernier(4), mentre altri ancora indicano addirittura il periodo tra il 1825 e il 1826(5), quasi a volerne sottolineare anche la forza da autodidatta.

(da exit)