Stomachion

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lunedì 25 agosto 2025

WikiRitratti: Agnes Giberne

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Agnes Giberne, scrittrice e saggista britannica nata il 19 nuvembre del 1845, è stata istruita in casa dai genitori. Mentre la madre, Lydia Mary Wilson, curò gli aspetti letterari della sua formazione, il padre, il capitano Charles Giberne della Bengal Native Infantry, la introdusse alla scienza.
Il suo primo libro, un romanzo per l'infanzia, A Visit to Aunt Agnes, venne pubblicato nel 1864. Oltre ai libri per bambini, scrisse anche alcuni romanzi storici, ma è nota soprattutto per i suoi testi di divulgazione scientifica.
Nei suoi libri ha affrontato discipline come la geologia, la fisica, l'idrologia, la meteorologia, la storia naturale e molte altre. Essendo, però, un'astronoma dilettante, ha dedicato un'ampia porzione della sua produzione saggistica proprio all'astronomia. Non a caso il suo primo libro divulgativo, pubblicato nel 1879, aveva come titolo Sun, Moon and Stars: Astronomy for Beginners. Con l'introduzione di Charles Pritchard, scritta su sua iniziativa, senza che la stessa autrice lo richiedesse, il libro fu un grande successo, diventando il primo di una lunga serie.
A proposito di questo esordio, The Graphic, settimanale britannico illustrato, ebbe modo di scrivere:
Come introduzione a una scienza, non potrebbe essere più attraente, ed è il miglior libro del genere che abbiamo mai letto.
Nel 1890 ha contribuito a fondare la British Astronomical Association. Successivamente, nel 1899, l'astronoma Elizabeth Brown, che aveva contribuito a fondare la BAA insieme con Agnes Giberne, divenne direttrice dalla Solar Section dell'associazione.
Nonostante non abbia contribuito direttamente alla scienza, con gli oltre 120 libri scritti, molti dei quali a carattere scientifico, ha comunque contribuito alla sua diffusione tra la popolazione, migliorando quindi, almeno in Gran Bretagna, la percezione delle scoperte e delle innovazioni scientifiche.
Biografia che ripubblica quanto scritto nell'astrografica "Vite da raccontare"

lunedì 16 giugno 2025

Questione di prospettiva

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Ormai instagram, per quanto sia ancora installato sul mio smartphone, non è esattamente un social che vivo particolarmente spesso. A volte capita, come per esempio venerdì scorso quando abbiamo rilanciato l'uscita de Il fattore gamma di cui ho scritto l'introduzione. In quell'occasione il sistema mi ha proposto un reel in cui Beatrice Mautino ed Emanuele Menietti pubblicizzavano l'ultima puntata di Ci vuole una scienza, uno dei podcast del Post. E quel reel devo dire che mi ha dato fastidio e non poco, ma non per i contenuti. Passo a spiegarvelo.
La memoria dell'acqua
La storia della "memoria dell'acqua", ovbvero il fatto che l'acqua conserverebbe memoria di ciò che viene dissolto al suo interno anche dopo un numero arbitrariamente grande di diluizioni successive, ha origine nel 1988 grazie a un esperimento di un team guidato da Jacques Benveniste, che sembrava aver verificato tale idea.
L'articolo con il quale vennero riportati i risultati fu proposto a Nature: l'idea iniziale era rifiutarlo, perché era evidentemente sbagliato, visto che metteva in crisi leggi fondamentali della chimica e della fisica. L'unico problema era che non sembrava esserci alcun errore metodologico nell'esperimento stesso. Così si giunse a un compromesso: si sarebbe pubblicato l'articolo a patto di ripetere l'esprimento sotto la supervisione di un team messo in piedi dalla redazione di Nature: John Maddox, l'editor di nature, James Randi, illusionista e "cacciatore" di bufale, e Walter Stewart, chimico dello U.S. National Institutes of Health.
Così dopo la pubblicazione iniziale dei risultati di Beneviste, il team riprodusse l'esperimento sotto la supervisione di Maddox &co. Dopo la prima esecuzione, assolutamente identica a quella portata avanti dal team, anche nei risultati, Maddox comprese subito quale fosse stato il problema, così propose di rifare l'esperimento utilizzando il sistema del doppio cieco (un modo per ridurre il più possibile eventuali manipolazioni, anche involontarie, durante l'esperimento). Inultile dire che i risultati in questo caso furono negativi e non c'era alcuna "memoria dell'acqua". E i risultati del test vennero, ovviamente, pubblicati su Nature.
Se dal punto di vista scientifico ciò chiudeva la faccenda, per quel che riguarda i fan dell'omeopatia questa dimostrazione di falsità non è mai stata sufficiente (un po' come mostrare a un terrapiattista la curvatura della Terra così come fotografata dalla Stazione Spaziale Internazionale), per cui ogni tanto questa storia torna a farsi sentire in contesti tra i più disparati.
Definito, comunque, il contesto, passiamo alla storia narrata nel reel.

giovedì 24 ottobre 2024

Domande senza risposta

Stavo sistemando un post in inglese che, finalmente, ho intenzione di far uscire su Doc Madhattan quando, nella dashboard, mi cade l'occhio sugli accessi di un paio di articoletti recenti:
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E allora mi è sorta la domanda: perché continuo a scrivere in italiano? Mi sembra che la sola risposta legata al fatto che è la mia lingua madre stia diventando sempre più debole...
Ovviamente ci sono i commenti, non solo i social. E anzi preferirei usaste i commenti: non è che sono tanto presente ultimamente su queste piattaforme...

venerdì 24 marzo 2023

Video-divulgazioni

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Qualche giorno fa Davide Passaro su Math is in the air ha pubblicato un lungo sfogo relativamente alla divulgazione video in stile tik tok. All'articolo, segnalato su twitter, hanno risposto in molti, alimentando così una discussione con l'autore. Tra gli altri, Giovanni Organtini, ha condiviso la sua posizione con il "vecchio" sistema del blog.
Nel complesso, forse perché su YouTube ci sono anche io da un po' di tempo, pur condividendo le preoccupazioni per una deriva semplicistica della divulgazione della scienza, la vedo molto più come Giovanni (che spero mi perdonerà per la confidenza che mi sono preso!).
Devo, però, anche confessare che ogni volta che cerco di andare oltre le righe che avete letto poco sopra, mi trovo sempre in un qual certo imbarazzo, essenzialmente per un motivo: nonostante si discuta abbastanza periodicamente di uno stile di divulgazione che, personalmente, non mi appartiene (d'altra parte i miei punti di riferimento sono gli stessi di Davide), non vedo in che modo si possa definire in maniera univoca un modo giusto o un modo sbagliato di raccontare la scienza.
Nello specifico le preoccupazioni di Davide, che, ripeto, condivido, personalmente mi hanno spinto a ricordarmi perché, a un certo punto, ho iniziato a usare anche i video per raccontare la scienza. E' utile, quindi, fare un ricapitolo di quel che era e poi è diventata la mia presenza su YouTube, anche se ciò, apparentemente, mi porterà lontano dal cuore della discussione.

venerdì 20 marzo 2020

Astrofisica #pertecherestiacasa

Per chi studia o per chi è, semplicemente, curioso
In questo primo giorno di Primavera anche noi, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, vogliamo essere virtualmente vicini a tutti voi, tenendovi compagnia e offrendovi gli spunti più interessanti per "viaggiare" nello Spazio! Nelle prossime settimane vi proporremo quindi i contenuti di Edu INAF, il nostro portale di risorse didattiche, di approfondimenti e rubriche.
Ciascuno di voi potrà scegliere l'argomento che più gli piace e potrà porre delle domande direttamente alle astronome e agli astronomi dell'INAF!
Periodicamente vi segnaleremo alcune rubriche particolari nonché raccolte di informazioni, video, testi e lezioni. Oggi mettiamo in evidenza due delle tante sezioni del nostro portale.
Iniziamo con le Risorse didattiche:
Trovate una raccolta – in costante crescita – di risorse didattiche in italiano divise per fascia scolastica. Non dimenticate di consultare il sito astroEDU che, sotto l'auspicio dell'Unione Astronomica Internazionale, raccoglie attività didattiche certificate.
Inoltre, sempre su Edu INAF, trovate una carrellata di piccoli approfondimenti su argomenti singoli, che vanno dalle onde gravitazionali alla vita su marte, al programma Apollo raccontato a fumetti.
Altra sezione che ci piace segnalare è la rubrica de L'astronomo risponde, un canale per le vostre domande (proprio quelle che "non avreste mai osato fare"!)
Trovate già una bella raccolta di curiosità da sfogliare, ma anche lo spazio per aumentare la conoscenza di tutti. Come recitano le istruzioni nel sito: "inviateci i vostri quesiti, dubbi e perplessità: scrivete a redazione.edu [chiocciola] inaf.it e la vostra risposta verrà pubblicata online!"
La redazione di EduINAF

venerdì 9 settembre 2016

Web 2.0: Da fruitori a generatori di informazione

I blog scientifci e il Carnevale della Matematica, gli aggregatori di contenuti e Research Blogging, la rivoluzione prima tecnica e poi di approccio dei web social network (twitter, Facebook, Google Plus et al.) visti dallo sguardo di un internauta italiano.
Quando mi è stato proposto da Franco Rosso il titolo dell'intervento per l'interessante workshop sulla divulgazione della chimica organizzato da Chimicare, la prima domanda che mi sono posto è stata: Da dove è iniziato tutto?
Non è solo una questione di incipit, considerando che da questo dipende anche il corso con cui gli appunti, mentali e non, vengono organizzati, ma anche una qual certa curiosità per capire quale sia stata la prima scintilla.
Determinare l'inizio, ad ogni modo, è impresa decisamente ardua: si potrebero indicare molti blogger italiani, ma personalmente preferisco identificare il primo evento di aggregazione propriamente detto, il Carnevale della Matematica.
Come poi gli altri carnevali scientifici successivamente nati e sviluppatisi con alterne fortune, quello originale della Matematica è un link post con un'introduzione tematica, a volte semplicemnte dedicata alle proprietà del numero dell'edizione, ospitato da un blogger matematico (ma non solo) a rotazione. Ispirato dall'analoga iniziativa anglosassone, il Carnival of Mathematics, vede in Maurizio Codogno il motore principale e in una serie di blogger che costituiscono lo zoccolo duro e che vanno da Roberto Zanasi, che ha ospitato la prima edizione, ad Annarita Ruberto e Marco Fulvio Barozzi senza dimenticare i Rudi Mathematici e molti altri che sarebbe tropo lungo elencare (mi scuso con tutti loro!).
Storicamente il passo successivo sono stati gli aggregatori e le classifiche da questi prodotte. Innanzitutto un paio di righe tecniche: un aggregatore è un sito, anch'esso dinamico, che raccoglie i feed rss dei blog, li sistema eventualmente in gruppi tematici e ne stabilisce una classifica in funzione dei link dati e ricevuti grazie a una formula che non necessariamente è identica per tutti. Tra gli aggregatori italiani uno dei primi (se non forse il primo) è Blog Italia mentre Liquida, che è stato nella sua punta di massimo successo una sua evoluzione, è oggi diventato un semplice motore di ricerca, mentre il progetto precedente di Blogbabel è chiuso.
In particolare questi due aggregatori sono stati utilizzati per sondare lo stato dell'arte della blogosfera italiana e hanno avuto in Wikio (che ormai ha cambiato la sua destinazione d'uso) il principale concorrente. Insieme ai Carnevali, proprio gli aggregatori, in particolare Wikio che classificava (in maniera abbastanza arbitraria) in gruppi tematici i vari blog, a spingere nello sviluppo della divulgazione su web in Italia e nello scambio dei link tra i blogger.

martedì 23 giugno 2015

Discussione sulla divulgazione

la promesso risposta estensiva a @MathisintheAir
[L'occhio] è principe delle matematiche, le sue scientie son certissime.
(Leonardo Da Vinci)
Recentemente è tornata (e lo fa più o meno periodicamente, perché è il senso del migliorarsi insieme discutendo) una discussione sulla divulgazione scientifica, in questo caso matematica. Ho risposto con un commento, che ripropongo in questo post provando anche a integrare alcuni punti, avendo però ben in testa che una risposta estensiva, dettagliata e più generale l'avevo già scritta nel 2011 (tra l'altro ripubblicata per l'occasione).
La prima questione cui ho risposto è stata quella del formalismo matematico all'interno dei post:
esistono moltissimi argomenti che possono essere raccontati senza alcun formalismo, ma la vera sfida, soprattutto per noi stessi che facciamo lo sforzo di raccontare la matematica (e anche la fisica!) è proprio riuscire innanzitutto a comprendere l'argomento di cui si vuole discutere. Mi spiego meglio: nel momento in cui il formalismo non è il velo dietro cui ci si nasconde perché in questo modo raccontare costa meno in termini di sforzo e tempo, allora è anzi ben accetto, e secondo me necessario. Poi, ovviamente, le scelte personali sono indiscutibili e non si possono accontentare tutti i lettori, ma credo che anche le equazioni si possono utilizzare in modo intelligente e poco invasivo. E' abbastanza ovvio, però, che con l'aumentare del formalismo, diminuiscono i lettori che possono fruire appieno dell'articolo stesso. Ovvero nel momento in cui scegli il livello di formalismo, stai più o meno implicitamente scegliendo un target di lettori.
C'è ben poco da aggiungere a quanto scritto, anche perché, come i lettori fedeli sanno, cerco di non rinunciare mai alle equazioni, anche al minimo indispensabile. D'altra parte le equazioni sono la parte formale più evidente per un lettore, mentre sono altri gli aspetti formali realmente difficili. E' ovvio che per superare questo ostacolo lo sforzo di chi scrive non è l'unico, ma è necessaria anche una base di partenza che si costruisce da soli, a scuola o con letture personali.
Se sul discorso del formalismo sono del partito che, in qualche modo, bisogna provare a raccontarlo, raccogliendo quella stessa sfida che raccolse David Foster Wallace quando scrisse il suo saggio sulla matematica dell'infinito, i punti successivi sollevati da Davide sono interessanti e meritano due righe in più:
  • Raccontare la scienza non è per niente semplice (neanche fra colleghi).
  • Raccontare la matematica è ancora più difficile, poiché spesso il livello di astrazione aumenta. Il rischio, se non si riesce, è che restino i luoghi comuni sulla disciplina.
  • È presente un diffuso consenso sociale sul fatto che si possa essere totalmente ignoranti in matematica.
  • Istruire è compito in primo luogo della scuola: la divulgazione non si sostituisce a questa e, anzi, ha bisogno di una buona scuola
Sull'ultimo punto concordo con Davide e aggiungo quanto ho scritto nel commento al suo post:

giovedì 4 giugno 2015

sabato 9 agosto 2014

La differenza è tutta lì

Maurizio Codogno ha proposto un interessante post sulla divulgazione che ha acceso la discussione nei commenti. In particolare mi sono sembrati interessanti i commenti di Filippo Zuliani:
(...) la divulgazione scientifica tira pochi lettori che non giustificano il costo di un giornalista specifico da dedicarvi.
E ancora:
I media parlano di divulgazione scientifica (e del suo livello basso) come parlano di informazione in Italia in generale (e del suo livello basso). La massa non se ne interessa perche' il livello e' basso e finche' il livello e' basso la massa non sente il bisogno di averne di piu' (e meglio). Non dico che restera' sempre cosi' ma questa e' la situazione attuale in Italia e bisogna prenderne atto. Se vuoi e' l'analogo problema dell'informazione di qualita' che vorrebbe fare Il Post: in l'Italia l'offerta e' bassa ma la domanda lo e' ancora di piu'. Il che si riduce a un mercato di nicchia, con tutto quel che ne consegue.
I due commenti mi hanno ispirato e ho deciso di giocare con Google Trends, confrontando la scienza (in azzurro) con due argomenti che dovrebbero tirare e non poco: cinema (in rosso) e calcio (in giallo). Ecco i risultati:
Come vedete la scienza è decisamente trascurabile: il grafico mostra, quindi, che siamo sicuramente di fronte a un problema di domanda bassa, ma è anche una questione di cultura, se proviamo a realizzare lo stesso grafico per le rispettive parole chiave in inglese, science, cinema, soccer:
Ciò che è incredibile (e sconfortante, dal punto di vista di un'italiano) è come, a parte (o, vedendo il dato medio, nonostante) le grandi competizioni internazionali, a livello mondiale la scienza è paragonabile al calcio: sì, in Italia c'è decisamente un problema di cultura scientifica.
P.S.: è interessante osservare come le regioni maggiormente interessate alla scienza sono Liguria, Lombardia e Campania.

giovedì 26 settembre 2013

Parlare di ricerca

Si tratta del resto di una delle maggiori attrattive della divulgazione: fare un passo indietro, lavorare alla storia di un soggetto, indagare seguendo tracce diverse, riformulare delle teorie avanzate nel linguaggio di tutti i giorni, ripensare alla storia e al luogo di tale tema di ricerca nel panorama globale della scienza, analizzare il vostro comportamento e le vostre emozioni di ricercatore; queste attività permettono un grande arricchimento sul piano personale. Parlare della professione di ricercatore a coloro che non la conoscono è un ottimo modo per trovare in se stessi maggiore significato e motivi di orgoglio; quanto all’investimento di tempo (veramente notevole) necessario per la preparazione di un articolo divulgativo, di una conferenza pubblica o di un intervento in una trasmissione televisiva, di solito viene ampiamente ricompensato dal piacere del lavoro di sintesi e dall’accoglienza spesso entusiastica che si riceve da parte del grande pubblico.
Cedric Villani, traduzione su gentile concessione di Roberto Natalini

venerdì 1 febbraio 2013

Informazioni constrastanti

Scrive Media INAF:
Possono partecipare a Famelab ricercatori, insegnanti, studenti di materie scientifiche. Chiunque insomma si occupi di scienza per studio o per mestiere, e che non sia già un professionista della comunicazione o del palcoscenico.
Scrivono su Famelab:
Questo significa che, per esempio, non potremo accogliere le candidature appartenenti a persone che sono:
  • Addetti stampa e pubbliche relazioni, compresi coloro che operano presso organizzazioni scientifiche
  • Artisti che lavorano su temi scientifici
  • Performer le cui rappresentazioni riguardano scienza e ingegneria
  • Personale di musei o centri scientifici che abitualmente, o esclusivamente, lavorano con il pubblico
  • Giornalisti o annunciatori radio/televisivi (che ricoprono tale mansione come loro principale, o esclusiva professione)
  • Studenti, ricercatori e scienziati nell’ambito delle scienze sociali
  • Insegnanti di scuola primaria e secondaria
E io che quasi quasi ci stavo pensando (certo, se mi chiedono il rinnovo della supplenza e la rifiuto posso sempre partecipare...)

(i grassetti nelle citazioni sono miei)

sabato 20 ottobre 2012

Scienziati e navigatori

Mentre Lucca Comics si avvicina, mentre c'è chi un network di blogger scientifici prova a progettarlo, i giornalisti italiani iniziano a interessarsi sempre di più al nostro rutilante mondo e in particolare il n.813 di D propone a pagina 107 il servizio Scienziati e giornalisti di Gina Pavone. Visto che nei pdf che si possono scaricare dal sito della rivista c'è la pubblicità, ho pensato bene di estrarre le pagine e proporvele: buona lettura (basta cliccare su ciascuna delle immagini per avere una versione leggibile)!

giovedì 12 luglio 2012

Giusto per risollevare un po' il morale

Un po' (tanto) per gioco ho partecipato a questo... gioco indetto da Gravità Zero per spiegare nel modo più semplice possibile e in 140 caratteri il bosone di Higgs.
Ho partecipato con questo tweet che alla fine è risultato il vincitore!
La descrizione del meccanismo, per quanto vicina ad essere corretta, non è certo esente da ambiguità, come è emerso dalla discussione su Google Plus.
In quella stessa discussione (dovete scorrerla quasi fino in fondo) è anche emersa una immagine che mi è sembrata più efficace per molti motivi, in particolare perché è figlia di un concetto molto importante (in particolare per un fisico teorico!) nella fisica moderna: il mare di Dirac.

Paul Dirac ritratto da George Gamow
Il mare di Dirac è, semplificando (anche in questo caso...), il livello energetico infinitamente pieno dove si trovano le anti particelle e dal quale escono non appena guadagnano l'energia necessaria per emergere nel nostro universo di materia. In un certo senso la proprietà massa della materia di cui siamo fatti, emerge anch'essa, in questo caso dall'ìnterazione con il campo di Higgs e dalla rottura di simmetria.
Come raccontare dunque questa nuova idea, certo più corretta e vicina a quello che i teorici immaginano succeda, utilizzando delle immagini semplici?
Ecco la risposta:

Il campo di Higgs è come un oceano d'acqua con un geyser sul fondo che produce bolle. Quando il geyser produce una bolla sufficientemente grande, questa, che poi possiamo identificare come il bosone di Higgs, raggiungendo la superficie, si scompone in tante piccole bolle d'aria che sono le particelle.

In questo caso la rottura della simmetria, rappresentata con il geyser che produce bolle, è sicuramente un evento interno al sistema fisico e non qualcosa di esterno e non meglio identificato come il soffio del tweet vincitore. Il geyser, poi, produce molte bolle, ma solo una (o comunque a partire da una in poi) si riesce a generare le bolle che poi alla fine emergeranno dall'oceano.
Questa immagine, che certo non mi è riuscito di condensare in 140 caratteri (altrimenti avrei presentato anche questa!), ha sicuramente il pregio di essere meno ambigua, ma continua comunque a restare imprecisa e parziale, come, in fondo, tutte le spiegazioni che cercano di semplificare dimenticandosi, per un motivo o per l'altro, qualche pezzo per strada.

venerdì 2 settembre 2011

Discussione sull'Higgs

Non è che non ho niente da fare la mattina. Almeno per un altro mesetto e mezzo ho certamente da fare. E poi mi da sempre fastidio uscire con due post (o articoli che dir si voglia) al giorno. Il fatto che, però, in questo periodo sto cercando delle soluzioni tecniche a un dato problema mi da modo di perdere (che poi non è mai tempo perso) un po' più tempo con la lettura delle cose interessanti. Ero andato da Peppe per vedere come procedeva una certa discussione sul suo blog quando leggo, fresco fresco, un articolo su uno degli ultimi e più eclatanti esempi di cattivo giornalismo scientifico, peraltro pubblicato su uno dei magazine giornalistici on-line più seguiti e apprezzati, Giornalettismo. L'articolo, firmato da Lou Del Bello, ha il titolo già di per sé indicativo di La particella di Dio non esiste.
Prima di tutto concentriamoci su alcuni errori di fondo dell'articolo della Del Bello: c'è un unico link, che rimanda al Washington Post, unica fonte dell'articolo, e ne riprende i difetti principali dell'articolo del giornale statunitense: nessun riferimento immediatamente verificabile con un click: non è chiaro se le dichiarazioni di Tonelli sono di prima mano da Robert Evans della Reuters (ancora le famigerate agenzie, e la Reuters anche dal punto di vista scientifico è una delle migliori!), magari prese da una conferenza stampa tenutasi alla conferenza citata nell'articolo, né c'è alcun riferimento al blog di Pauline Gagnon.
A questo ci sono da aggiungere altri gravi difetti. Innanzitutto un livello di approfondimento piuttosto basso (per aggiungere assurdo all'assurdo, Giornalettismo ha pubblicato, come redazione, un articolo sull'Higgs tutto sommato ben fatto, Alla ricerca della particella di Dio - 2, che però è una agenzia della ADNKronos!): mancano riferimenti verificabili a vista, come ad esempio dei grafici, o a gente che di Higgs ha parlato nell'ultimo mese (e tra poco li darò). Manca poi un pre-requisito fondamentale: la competenza da parte di Lou nel gestire la materia, come ha essa stessa affermato nei commenti, e che emerge ancora di più nella gestione dei commenti, dove giustamente i lettori hanno detto tutto e il contrario di tutto e Lou non ha risposto con una sola competente risposta, né dando riferimenti a blog più competenti sulla materia.
Iniziamo, però, a dare qualche riferimento. A fine luglio si è tenuta la conferenza Eps-Hep 2011 (che tra l'altro ha visto la consegna di prestigiosi premi ai fisici italiani) dove sono stati diffusi dei primi dati sull'Higgs. Ho provato a riassumere, usando come fonti dei grafici altri blog stranieri, la situazione proprio qui su DropSea (è per questo che non do ulteriori link riguardo la situazione di fine luglio). Da quella rassegna vi estraggo il grafico di ATLAS:

martedì 5 aprile 2011

Bidonismo /2

Post aggiornato dopo la prima pubblicazione

Ho cercato di mettere in fila un po' di post e articoli via web riguardo il problema della diffusione della scienza usando l'acritico strumento delle agenzie di stampa. Potete considerare lo storify come il seguito di Bidonismo di Peppe.

Lo screenshot di apertura si riferisce a un focus di Liquida.

giovedì 31 marzo 2011

Dixit: Il risorgimento delle scienze

Corrado mi ha inviato il comunicato stampa riguardante una nuova trasmissione scientifica che si aggiunge a Cosmo (vedi recensione di ieri). Questa, però, verrà trasmessa da RaiStoria a partire da martedì 5 aprile, con la prima puntata dal titolo Il risorgimento delle scienze alle 21:30, per due ore (in replica al sabato alle 15:00) e per un totale di 60 puntate (e complessive 120 ore). Il programma, ideato da Aldo Bruno,
E' un rotocalco dinamico con diversi segmenti e con un nuovo volto alla conduzione televisiva: Paola Catapano, giornalista della Direzione Comunicazione del CERN di Ginevra.
Dixit Scienza, realizzato in diverse location su territorio nazionale secondo il tema della puntata, è arricchito da collegamenti via IP con i più prestigiosi laboratori scientifici internazionali e dalla collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
E' un viaggio alla scoperta dei personaggi e delle invenzioni che hanno segnato e rinnovato il dibattito scientifico nel nostro paese dal 1861 ad oggi.
Così come l'Unità politica dell'Europa è stata anticipata da grandi organizzazioni scientifiche europee, come il CERN, l'ESA e l'ESO, il sentimento unitario nazionale era già presente da tempo in Italia nelle comunità degli scienziati e dunque il DIBATTITO di questa prima puntata si svolge al CNR, nella storica sala Marconi. Ospiti del Dibattito condotto da Paola Catapano sono:
  • Luciano Maiani, Presidente del CNR
  • Carlo Bernardini, professore emerito alla Sapienza Università di Roma
  • Massimo Capaccioli, ordinario di astrofisica all’Università Federico II di Napoli
  • Luigi Mascilli Migliorini, ordinario di storia moderna all'Università Orientale di Napoli
  • Romano Gatto, storico della matematica, Università della Basilicata
Per SCIENCE STORY: Ernesto Capocci, patriota, scienziato astronomo, politico e fine umanista. Uno dei promotori del settimo congresso scientifico risorgimentale tenuto a Napoli nel 1845, considerato uno dei più importanti.
Per 10 DOMANDE AI PREMI NOBEL: Paola Catapano intervista Riccardo Giacconi, il padre dell'astronomia a raggi X, che nel 2002 ha ottenuto il Nobel per il suo pionieristico contributo all'astrofisica.
Della trasmissione ne hanno parlato Corrado su AstronomicaMentis, Annarita su Scientificando e Gravità Zero.

mercoledì 30 marzo 2011

Cosmo, nuova serie: la recensione di Marco Cameriero

Oggi un guest post: direttamente dalla penna di Marco Cameriero, alcune sue considerazioni riguardo la nuova serie di Cosmo, relegata purtroppo in una fascia oraria non consona alla qualità della trasmissione.

Marco Cameriero con il padreCome ci ricordano gli amici di Gravità Zero, Cosmo è ricominciato. La trasmissione, prima condotta da Luca De Biase e passata ora a Barbara Serra, ha ripreso le trasmissioni in una fascia oraria che non ne identifica correttamente il valore (potete, comunque, rivederla in streaming su rivedRAI).
Al post di Gravità Zero, però, tra le altre risposte, è giunta quella di Marco Cameriero, che come i lettori fedeli del sottoscritto sanno, è un giovane studente che ha già mostrato i suoi talenti non solo nel campo della programmazione (vedi L'algoritmo del serpente su CodeProject e il mini-sito in italiano) ma anche nel campo dei debunker scientifici (vedi il premio (Cattiva) Scienza in TV o abbonati al feed dei suoi contributi).
A questo punto ho pensato (bene, spero!) di contattarlo per chiedergli se potevo ripubblicare in un post apposito quel commento e se voleva aggiungere altro sulle considerazioni già fatte. Non solo Marco è stato gentilissimo nel concedermi la ristampa del commento, ma ha anche inviato un approfondimento. Visto che questo è sostanzialmente un guest post, rispetto alla licenza del blog (che è al momento in cui scrivo ancora da aggiornare), ho creato una licenza apposita, che trovate in fondo.
Ora, però, ho scritto troppo: passiamo la parola scritta a Marco:
Intanto avrei da ridire sull'orario (23:40)
Come quasi sempre succede, quando si parla di cultura, Scienza ecc..., i migliori programmi, vengono sempre relegati alla seconda serata e questo è un cattivo segnale di come i media e la società considerano la divulgazione soprattutto scientifica ed è lampante che per i direttori di rete, il primo obiettivo da raggiungere non è l'acculturamento, bensì il ritorno economico. Un peccato.
Fortunatamente c'è il Web. Ho visto la puntata in streaming e mi è piaciuta molto.
Intanto finalmente un po' di donne, poi una bella grafica ed ottimo montaggio.
L'aspetto grafico in trasmissioni scientifiche dove spesso si snocciolano numeri e dati, deve essere semplice, chiaro ed immediato, le persone non stanno li con carta e penna a prendere appunti e non sempre il livello di attenzione rimane alto; una buona presentazione grafica aiuta a comprendere più velocemente e meglio e in questo mi sembra che COSMO abbia già guadagnato un punto a suo favore.
Ottimi i servisi proposti. Mi è piaciuto anche il fatto che spesso i servizi vengono momentaneamente sospesi per permettere alla conduttrice di commentare, chiarire, precisare o fare ulteriori domande e poi, subito dopo, i servizi vengono ripresi.
Una "tecnica" che non mi sembra di aver visto mai in altre trasmissioni; mi sembra ottima, è un po' come durante la spiegazione da parte di un insegnante a scuola: ogni tanto l'insegnante sospende momentaneamente la presentazione dell'argomento per chiarire, precisare o per chiedere ai ragazzi se si sta comprendendo la spiegazione.
Una piccola pausa che permette di assimilare meglio; le lunghe spiegazioni risultano più difficili da memorizzare.
Molto brava Barbara Serra che parla poco, o meglio, non concentra su di se l'attenzione cercando di spiegare cose che magari non spetta a lei spiegare, ma fa le domande giuste alle persone competenti e a loro lascia modo di spiegare ed approfondire.
Anche questo è un aspetto secondo me a favore della trasmissione: non ci sono manie di protagonismo come spesso si vedono invece da altre parti.
Non è la conduttrice il centro della trasmissione, ma le informazioni, i servizi e gli ospiti intervistati.
Insomma, un buonissimo inizio.
Non commento i contenuti e gli argomenti trattati perchè non ne sarei in grado, ma mi sembra di poter dire che sono stati presentati in modo chiaro e senza "fronzoli", in modo concreto e scientificamente (o giornalisticamente) corretto.
Quando alla fine della trasmissione ci si alza pensando: "cavolo, questo non lo sapevo", oppure "ora la cosa è più chiara", vuol dire che le informazioni sono state ben proposte ed argomentate; queste sono almeno le sensazioni che io ho avuto alla fine.
Una sola domanda: ma L'Aquila, prima dell'ultimissimo tragico terremoto, era o no inserita, nella famosa mappa di pericolosità, come una delle zone a più alto rischio sismico, o è stata inserita solo successivamente?
Su questo punto, durante la trasmissione, c'è stata un po' di confusione, o forse sono io a non aver ben compreso.
Comunque complimenti a tutta la redazione di COSMO.
Seguono, ora, le considerazioni ulteriori, inedite, di Marco inviatemi via e-mail:

mercoledì 27 maggio 2009

Non c'è nulla di OK

Stavo controllando su OKNOtizie, attendendo la pubblicazione del post sulla cocaina su SciBack, quando mi rendo conto di una cosa: al di là del fatto che l'auto ad aria compressa sia una bufala o meno, questa nuova tecnologia sta tornando a far parlare di se, ma soprattutto riceve consensi sulla rete in relazione a chi propone la notizia.
Ad esempio quando viene proposta da turboblog, l'account su OKNOtizie dell'autore di Turbo's Blog, ecco che arrivano 52 voti OK, 12 NO e 4 commenti (al momento in cui sto scrivendo) per un articolo di poche righe e senza alcuna informazione. Invece il mio post sugli ecoincentivi e l'auto ad aria compressa, proposto sull'aggregatore di virgilio dal buon spikespike, ha ricevuto 7 voti OK e nessun NO pur essendo decisamente più corposo e approfondito.
A questo punto salto, apparentemente, a un altro argomento: sono stato al Wordcamp, nello scorso fine settimana, e mentre i blogger esaltavano i blog come strumento di approfondimento, i giornalisti dicevano: attenzione il gossip e i grandi fratelli stanno tirando sempre più anche sulla rete. Un pubblico sempre molto giovane e scarsamente interessato, una generazione di disoccupati che crea disoccupati a catena, è pronta a sostenere la superficialità a discapito dei contenuti: la rete è abbastanza anarchica da non far scomparire gli approfondimenti, certo è che se dobbiamo basare sul traffico il nostro lavoro, allora forse dobbiamo iniziare a parlare di veline e altre amenità simili anche nei siti più improbabili.
E così, rilanciando il titolo, non mi sembra ci sia qualcosa di OK nella gestione delle notizie dell'aggregatore di virgilio.