Stomachion

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martedì 9 settembre 2025

Assalto alle Alpi

Dopo aver sentito nei mesi scorsi di un vero e proprio assalto turistico alle località di montagna, con code chilometriche per accedere alle strutture (almeno ad alcune strutture), è inevitabile non pensare che Assalto alle Alpi di Marco Albino Ferrari si occuperà proprio di una materia di questo genere. E in effetti c'è poco da dire: d'altra parte Ferrari inizia subito raccontando di uno degli impianti sciistici più noti della storia recente d'Italia, meta di visite da parte anche di personaggi famosi della televisione e del cinema italiani, ora completamente abbandonato.
Con uno stile chiaro, ma con un evidente "dente avvelenato" nei confronti dei decisori politici e della rapacità degli imprenditori, l'autore ci accompagna tra i monti e le valli alpine, raccontando di come la montagna è stata trasformata in funzione del profitto: non solo il suo aspetto, con grandi cementificazioni dovute alla costruzione di impianti sciistici, ma anche l'adattamento, se così vogliamo dire, di molti abitanti dei luoghi assaltati dagli imprenditori, che hanno cercato di fornire un'immagine "genuina", dove però questa genuinità è declinata secondo ciò che i turisti si aspettano di trovare, e non secondo ciò che veramente c'è.

venerdì 28 febbraio 2025

Il governo del futuro

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Trascrizione di una conferenza tenuta da Noam Chomsky presso il Poetry Center di New York nel 1970, Il governo del futuro è una visione lucida e a tratti anticipatoria di ciò che sarebbe successo nei decenni successivi. Di fatto è su questo testo, che ho riletto, dopo la condivisione di un noto capitalista di un estratto di una citazione di Ayn Rand su affaristi e burocrati, che baso una delle mie più radicate convinzioni: la vera democrazia la si può raggiungere solo in una società anarchica. A questo ingrediente aggiungo anche la scienza, che in una società realmente democratica non diventerebbe uno strumento per il mantenimento del potere da parte di chi lo detiene, come invece è nella democrazia capitalista descritta dal filosofo anarchico.
Essendo un testo di una cinquantina di pagine, non mi dilungo oltre, ma vi segnalo un link archiviato dove potete trovare la trascrizione della conferenza, e, sempre su archive.org, il file audio della stessa.
Buon ascolto!

mercoledì 23 ottobre 2024

L'invenzione di Milano

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Negli ultimi decenni Milano ha subito una decisa trasformazione. Molte zone, infatti, sono state oggetto di profonde riqualificazioni, con percorsi delle metropolitane che passano accanto e costruzione di nuovi palazzi, generando in maniera abbastanza incontrollata fenomeni di gentrificazione che hanno spinto moltissimi degli abitanti originari dei quartireri colpiti da tali fenomeni ad andare via, vendendo le proprie case o, magari, provando ad affittarle ad altri (per pagare a propria volta un affitto in una zona meno "cara").
Questo e altri fenomeni sono stati raccolti e descritti ne L'invenzione di Milano di Lucia Tozzi, testo giornalistico di forte impatto in cui questo fenomeno viene fatto risalire all'Expo2015 e agli anni che lo hanno preceduto. Di fatto nella sua inchiesta la Tozzi racconta di come le concessioni edilizie, in particolare quelle per rinnovare molti spazi pubblici, sono state concesse non tanto pensando ai cittadini presenti nel quartiere, ma a quelli che avrebbero potuto usufruire di quei rinnovati spazi urbani: innanzitutto i costruttori, che avrebbeo potuto lucrarci sopra ben più di quanto c'avrebbe eventualmente guadagnato il comune, e quindi i futuri nuovi abitanti di Milano, persone interessate a vivere Milano per periodi di tempo limitati (persino gli studenti, in un certo senso, sarebbero quasi ritenuti sgradevoli, non fosse per le università!).

lunedì 30 settembre 2024

Sentieri metropolitani

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Conoscevo Gianni Biondillo come giallista. Me lo avevano consigliato non solo perché bravo, ma anche perché quartoggiarese. Eppure Biondillo è anche e soprattutto un architetto. Ed è in questa qualità che l'ho re-incontrato tra le pagine di Sentieri metropolitani, saggio veloce, appassionante e appassionato che non solo racconta dell'omonimo progetto che ha contribuito a creare, ma che, soprattutto, è un testo squisitamente di psicogeografia, disciplina che mira a recuperare il senso storico dei luoghi che vengono generalmente vissuti in maniera distratta.
E in effetti Sentieri metropolitani ha la pretesa di spingere i cittadini (in particolare quelli della Milano di Biondillo, ma non solo loro) a diventare più consapevoli dei luoghi che li circondano, magari muovendosi a piedi tra le strade della propria città ogni volta che se ne presenta l'opportunità, cercando di osservare i palazzi, di ascoltarne i suoni, di vivere un po' di più il proprio quartiere e i (sempre più) pochi spazi pubblici.
Biondillo, per dare maggiore forza al suo ragionamento, traccia anche una linea ben precisa per esempio su ciò che è naturale, facendo osservare al lettore che spesso anche paesaggi che saremmo portati a considerare tali, in realtà sarebbero ben diversi se dietro non ci fosse l'intervento dell'uomo. Oppure racconta in maniera vivida e precisa l'effetto disumanizzante dei centri commerciali, già messo in evidenza in romanzi come Venga il tuo regno di Ballard o La grande migrazione di Kari Hotakainen. In pratica il centro commerciale diventa quasi una metafora della città moderna, comprimendola al suo interno nelle dimensioni, ma anche nel tempo, sempre più accelerato.
Riscoprire le città, quindi, la storia dei loro quartieri, capire come l'uomo è intervenuto, non già per portare avanti speculazioni migliori, ma per riprendere in mano la dimensione di cittadini attivi che mettono in primo piano le interazioni interpersonali e, perché no, uno stile di vita più slow e attento ai dettagli.

giovedì 1 agosto 2024

Storie di marinai, poesia e globalizzazione

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Nel 1995 Kevin Costner, che nei cinque anni precedenti era uscito da un successo dietro l'altro, ritorna sotto la guida del regista Kevin Reynolds, con il quale aveva lavorato prima in Fandango e poi in Robin Hood, in uno sfortunato film post-apocalittico, Waterworld, che aveva spinto alle estreme conseguenze l'idea di "pianeta d'acqua" per la Terra. In un certo senso era un film molto in anticipo sui tempi, che a modo suo metteva in guardia sul futuro che aspetta l'umanità, forse un futuro eccessivo. L'accoglienza al botteghino, però, non fu eccezionale, almeno non in patria, tanto che senza il mercato estero non sarebbe arrivato al pareggio con il budget. Questo dettaglio, però, dovrebbe farci riflettere su un punto: fondamentalmente, nonostante il nostro sia un pianeta d'acqua, la maggior parte dei nostri interessi, della nostra attenzione, delle nostre narrazioni sembra centrato proprio sulla terra ferma. Anche per questo Steve Mentz decide di scrivere un libro dedicato alle strade d'acqua del pianeta, quelle che collegano le sponde dei mari, come il Mediterraneo, o quelle che collegano i continenti. Quelle che attraversano un... Oceano!
Edito da wetlands con tanto di prefazione dell'autore all'edizione italiana, è un libro leggero e di veloce lettura che combina considerazioni puramente letterarie e poetiche su alcune delle opere più importanti legate al rapporto dell'uomo con il mare (su tutti, ovviamente, l'Odissea, che si svolge per larga parte proprio sulla superficie del Mediterraneo, o in balia di essa), con altre di carattere più storico legate al rapporto che l'uomo ha stretto con il mare, cercando anche di costruire un ponte con il movimento dei sentieri metropolitani, che vorrebbero recuperare un rapporto più intimo dei cittadini con i luoghi che abitano. L'idea, infatti, è anche quella di recuperare il nostro rapporto con l'acqua, che troppo spesso dimentichiamo, ma che in fondo è piuttosto profondo, visto che, a quel che sappiamo, la vita così come la conosciamo non potrebbe esistere senza l'acqua degli oceani.
Tra l'altro è anche molto bello che due capitoli siano dedicati a Emily Dickinson, una delle mie poetesse preferite (per non dire la), e Rachel Carson, il cui primo libro di divulgazione era dedicato proprio al mare (e magari ne scriverò presto!). In definitiva una lettura che con la mediazione della letteratura vuole far riflettere il lettore su come, anche a causa di inquinamento e globalizzazione, sia cambiato, non necessariamente in meglio, il nostro rapporto con il mare.

martedì 26 marzo 2024

L'assassino

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La cosa che mi lascia perplesso di questo libercolo edito da Alter Ego Edizioni è il bassissimo sforzo con cui il testo di Thomas De Quincey è stato proposto ai lettori. Stiamo infatti parlando di una traduzione dell'inizio del XX secolo di Carlo Linati che ha candidamente ammesso nell'introduzione originale dell'opera di aver operato una serie di aggiustamenti di stile e di aggiunte per rendere il testo più quinciano rispetto allo stile adottato per l'occasione dallo scrittore. De Quincey, infatti, in questo saggio si concentra sugli omicidi commessi nel dicembre del 1811 da tale John Williams.
Il problema dell'ammissione di Linati relativamente ai suoi interventi sul testo originale, rende un po' arduo valutare ciò che De Quincey ha effettivamente inserito nel suo saggio, ma in ogni caso restano alcuni elementi abbastanza certi, come l'idea di voler ricostruire, come un moderno profiler, le azioni dell'assassino e le sue motivazioni. Ciò che però manca al testo è qualsivoglia dubbio sull'identità finale dell'esecutore degli omicidi: Williams, infatti, si dichiarò innocente, cosa che scompare completamente dal testo quinciano, che anzi sembra tratte ulteriore prova della sua colpevolezza dal suo suicidio. Eppure le perplessità sulla sua identità sono presenti proprio nel testo ristampato da Alter Ego, con prove e testimonianze che in qualche modo sembrano un po' forzate, spinte più dalla poaura e dalla fretta di voler chiudere un caso che stava spaventando l'intera popolazione londinese.
La stessa postfazione, di Paolo Vitaliano Pizzato, si concentra più che sul caso, sullo scrittore, lasciandomi alla fine un po' interdetto innanzitutto sulla scelta di prendere una traduzione, per quanto in pubblico dominio, datata e con l'ammissione dello stesso traduttore di essere intervenuto nel testo, invece di optare per una traduzione ex-novo, che forse sarebbe stata più costosa, ma sicuramente più apprezzabile. Una scelta, questa, che generalmente confligge con quanto normalmente fa ABEdtiore, che solitamente presenta anche saggi scritti dagli stessi traduttori. Come vedremo presto in una prossima recensione di genere.
Il risultato finale, personalmente, è quello di un prodotto che, forse, avrei potuto lasciare posato sul tavolo di Book Pride 2023 da cui l'ho acquistato.

sabato 2 marzo 2024

Matematica, lezione 3: Funzioni ed equazioni

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Dopo il volume sulla logica, eccoci tornare a qualcosa di un po' più matematico (almeno nel sentire comune) come le funzioni e le equazioni. A condurci attraverso questo mondo di per se molto vasto troviamo Roberto Zanasi, insegnante e matematto. E per chi lo ha già letto in altri testi, come per esempio Verso l'infinito ma con calma, o per chi lo legge usualmente sul suo blog, è indubbiamnente un percorso confortante attraverso uno stile noto che riesce a coniugare la didattica con la divulgazione. Considerando che questo è uno degli intenti della serie di volumetti, è fuori di dubbio che proprio con Funzioni ed equazioni quell'intento è stato raggiunto nel modo migliore possibile.
Considerando, poi, la vastità dell'argomento, la selezione fatta da Roberto (Zanasi) risulta quella minima e sufficiente per avere un'idea su cosa siano le equazioni e le funzioni, su quale sia il loro legame, sull'interpretazione geometrica delle stesse o dei sistemi di equazioni, senza dimenticare uno sguardo veloce allo studio di funzioni, senza dire che è uno studio di funzioni.

venerdì 9 febbraio 2024

Vite matematiche

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Mentre scrivevo il ritratto dedicato a Mary Cartwright, mi sono ritrovato a pensare a Storia umana della matematica di Chiara Valerio, un agile libretto in cui la ormai ex-matematica traccia la vita di alcuni matematici più o meno famosi. In effetti quelli da cui parte, Farkas e Janos Bolyai, mi erano sostanzialmente ignoti, mentre il resto del sommario è composto da figure a me più note, come per esempio Bernhard Riemann o l'intruso del gruppo, il fisico Lev Landau. La caratteristica del libro che, però, spicca su tutte è che l'autrice inserisce nei vari capitoli anche pezzi della sua vita, dei piccoli fotogrammi che si uniscono ai piccoli fotogrammi dei matematici illustri per tracciare, appunto, quella storia umana suggerita dal titolo. E alla fine ha anche senso che il settimo capitolo sia dedicato all'autrice stessa, che la matematica l'ha studiata e poi l'ha abbandonata, almeno come attività professionistica salvo poi tornarci sopra come scrittrice. Alla fine è un libro leggero, che non ha certo la pretesa di essere completista delle biografie raccontate, ma che propone degli estratti di vita che cercano di sintetizzare l'importanza del lavoro dei matematici e il loro carattere, le loro passioni e, perché no, quelle situazioni a volte un po' sopra le righe che li rendono un po' più umani. E con essi anche la loro matematica.

mercoledì 10 maggio 2023

La dittatura del calcolo

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Nonostante il titolo faccia pensare al contrario, La dittatura del calcolo di Paolo Zellini propone al lettore innanzitutto un punto di vista storico differente del calcolo, dell'algoritmica e, più in generale, della matematica, e solo dopo un punto di vista filosofico. D'altra parte, per poter giustificare la critica insita nel titolo stesso, raccontare lo sviluppo storico di queste discipline è, probabilmente, il modo migliore in assoluto.
Questo, in pratica, rende il testo di Zellini innanzitutto un ottimo testo di divulgazione matematica, sicuramente snello, visto che si concentra su una porzione della sua storia e su come questa abbia influenzato non solo la vita moderna, ma anche lo sviluppo stesso della ricerca in matematica.
Argomenti come l'infinito, la logica, la ricerca dei fondamenti, si ritrovano intrecciati con qualcosa che apparentemente sembra distante da essi come la ricerca della miglior procedura per portare a termine un calcolo, eppure, nonostante sia poco evidente, i primi sono stati fondamentali per lo sviluppo degli algoritmi, modificando il modo stesso di pensare dei matematici ben prima che gli algoritmi propriamente detti entrassero nel nostro linguaggio.
La critica insita nel testo, ad ogni modo, non è tanto centrata sugli strumenti dell'algoritmica e del calcolo digitale, ma sull'importanza che viene data a essi, ritenuta in qualche modo eccessiva nonostante la loro grande efficacia.

giovedì 10 settembre 2020

L'orologiaio miope

L'isola dei Wuzzles, serie animata disneyana del 1985, giunta in Italia l'anno dopo, era popolata da esseri che erano la fusione di animali differenti. Vista la copertina, ci si potrebbe immaginare che sia di un genere di animali di questo tipo che ci parlerà Lisa Signorile ne L'orologiaio miope, e invece la vastità di esseri strani, tra insetti e mammiferi, che riempie il sommario hanno poco a che fare con i Wuzzles (anche se qualche esserino che sembra spuntare da quella fantastica serie c'è!) e, in alcuni casi, molto a che fare con la vita di tutti i giorni.
Dopo la lettura di questo libro, vedrete con occhi diversi non solo la vostra casa e persino il vostro stesso letto, posti dove si annidano molti più esseri viventi di quelli che genralmente vediamo sgattaiolare negli angoli bui, ma persino le scampagnate in montagna o il caffé che vi portate nel thermos per mantenrlo caldo o i luoghi dove andrete in vacanza.
E' un libro interessante, a tratti divertente grazie all'humor inglese che, per esperienze lavorative, ha ormai permeato Lisa, ma che non consiglio alle persone deboli di cuore che magari non amano insetti e serpenti: se però siete proprio curiosi, potrete saltare i capitoli corrispondenti, ma a quel punto fatevi coraggio e leggete di ragni, insetti e altri strani esseri più o meno viscidi. Il coraggio verrà ripagato dalla conoscenza sui meccanismi dell'evoluzione e anche dai capitoli dedicati a simpatici animaletti come i tardigradi o gli zibetti, anche detti civette delle palme (nonostante non siano per nulla uccelli!).

mercoledì 8 aprile 2020

La bellezza come metodo

Paul Dirac è considerato da una buona fetta di fisici teorici come uno dei più geniali fisici del XX secolo dopo Albert Einstein. I suoi contributi alla fisica del XX secolo sono numerosi, il più famoso dei quali è l'equazione che porta il suo nome e che ha permesso di identificare l'antimateria. Ciò che, però, ha sempre mosso Dirac nella sua attività di ricerca è ben riassunto nella seguente citazione:
C'è solo una roccia che può sopravvivere a ogni tempesta e alla quale ci possiamo aggrappare strenuamente: l'idea che le leggi fondamentali della Natura siano espresse da una teoria matematicamente bella.
In pratica ciò che, secondo Dirac, dovrebbe muovere la ricerca teorica in fisica è la bellezza matematica di un'equazione. Questa bellezza risiede soprattutto nella sua capacità di sintesi sia della matematica utilizzata, ma anche delle idee fisiche che essa racchiude.
Questo punto di vista, insieme alla visione più generale della ricerca in fisica e dei futuri sviluppi di questa disciplina sono raccolti in un agile volumetto che prende il titolo proprio dalla linea di condotta principale di Dirac, La bellezza come metodo.
Se alcuni testi sono abbastanza specialistici, pur in assenza di equazioni matematiche, altri sono semplici da seguire anche per il lettore non avvezzo. D'altra parte il libriccino, che presenta una prefazione di Vincenzo Barone, è una raccolta di conferenze e articoli dello stesso Dirac, presentati in ordine cronologico e ricchi di spunti particolarmente interessanti, soprattutto se consideriamo che molti di questi non sono ancora stati portati a compimento dalla fisica contemporanea, come la riconciliazione tra meccanica quantistica e relatività di Einstein.
Il problema dell'unificazione tra queste due grandi teorie del XX secolo, molto ben riassunte da Dirac in varie sue conferenze (inclusa una curiosità relativa alle equazioni di Schroedinger e Klein-Gordon), era ben noto al fisico statunitense e aveva in mente alcune possibili linee di ricerca che avrebbero, a suo parere, potuto fornire fruttuosi indizi per la risoluzione del problema. Il punto essenziale, però, nel pensiero di Dirac era che il prossimo grande salto nella fisica sarebbe arrivato solo introducendo un'idea completamente nuova, un nuovo paradigma che ci avrebbe costretti ad abbandonare un qualche principio precedente ben consolidato.

lunedì 18 marzo 2019

Il mondo povero di Yona Friedman

Yona Friedman non è un anarchico, anche se ha avuto molte influenze libertarie. Queste, in particolare, si notano in un testo di rapida lettura ma di grande chiarezza, Come vivere con gli altri senza essere né servi né padroni, riportato in Italia grazie ad elèuthera, meritoria piccola casa editrice di testi anarchici i cui libri solitamente mi procuro presso Il libraccio o presso quell'altra meritoria istituzione che si chiama Book Pride.
Ciò che colpisce di più del saggio di Friedman è l'agile commistione tra disegni e testo. I disegni, che in pratica sono schematici, molto simili alle pitture rupestri realizzate dai nostri antenati primitivi prima dell'invenzione della scrittura, rendono più semplice la comprensione delle idee di Friedman sull'esistenza di due generi di gruppi distinti, quelli paritari e quelli gerarchici. E' evidente che Friedman non si schiera a favore di uno o dell'altro, ma semplicemente cerca di descriverli nel modo più oggettivo possibile in un certo senso per permettere al lettore di poter scegliere quale sia la sua condizione preferita. Il motivo di questa scelta è evidente, ed è ben raccontato nella parte centrale del libro, 24 pagine di un testo lucido e incentrato sul mondo povero, dove l'architetto anticipa i movimenti sulla decrescita suggerendo che, in vista del possibile crollo dell'attuale modello gerarchico cresciuto ben oltre le proprie capacità, le istituzioni dovrebbero iniziare a realizzare strutture locali autonome in grado di distribuire le risorse primarie senza la necessità di attendere rifornimenti o ordini dal centro. Inoltre Friedman non solo ritiene che tale modello sia più efficace, ma permetterebbe anche una riduzione dei commerci, oltre che una diminuzione della specializzazione, rispondendo anche a una delle obiezioni più classiche, quella sul progresso tecnologico: il suo esempio più lampante sono proprio i gruppi di ricerca, che in tutto il mondo riescono, senza eccessive specializzazioni al loro interno, a costruire tecnologie e conoscenze che prima non c'erano. In questo senso la sempre maggiore specializzazione degli scienziati sembrerebbe un ostacolo, che in qualche modo viene controbilanciato dalla maggiore multidisciplinarietà di molte linee di ricerca considerate di frontiera, come ad esempio quelle astrobiologiche.
In qualche modo il modello della ricerca scientifica potrebbe essere proprio la strada da seguire per la costruzione di una società un po' più vicina a quella libertaria, ma questa è solo una delle conclusioni di chi scrive alla chiusura di un testo diretto non solo grazie alla prosa chiara di Friedman, ma anche grazie all'uso di disegni schematici e di facile comprensione.

lunedì 27 luglio 2015

Sette brevi lezioni di fisica

Sulla scia sei Sei pezzi facili di Richard Feynman, Carlo Rovelli colleziona in un libro agile di un'ottantina di pagine la versione espansa di una serie di articoli che il fisico teorico aveva proposto sulle pagine del supplemento Domenica de Il Sole 24 Ore.
Le lezioni spaziano su tutti i grandi temi della fisica, dalla relatività, alla meccanica quantistica, senza dimenticare oggetti particolari come i buchi neri, descrivibili grazie alla termodinamica e che di fatto sono dei macroscopici e non direttamente osservabili oggetti quantistici che vivono all'interno dell'universo (è anche per questa loro particolarità che scoprire i segreti dei buchi neri in Interstellar è di così grande importanza per risolvere le equazioni sulla Terra).
Il principale problema nell'affrontare un libro di divulgazione della scienza e della fisica sta nel linguaggio da adottare: Rovelli opta per qualcosa di diretto, semplice ma non banale, senza rinunciare ad alcuni (pochi a dire il vero) aspetti tecnici, necessari per meglio contestualizzare il discorso.
La capacità di raggiungere il cuore delle cose, ma anche il cuore degli esseri umani è, poi, un grandissimo pregio dell'autore che viene esaltato dall'ultimo capitolo, che non è esplicitamente legato alla fisica, ma che da un punto di vista differente, forse molto più intimo, esplora le grandi domande sollevate da Schrodinger in Cos'è la vita. In chiusura: noi, l'ultimo capitolo, si concentra, infatti, sull'essere umano e non solo da un punto di vista scientifico, ma anche da uno filosofico, ma con quel guizzo poetico che ha evidentemente reso a sorpresa Sette brevi lezioni di fisica un best seller letterario.
Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.

giovedì 2 giugno 2011

La prima guerra del football

More about La prima guerra del football e altre guerre di poveri In questo momento mi trovo a New York. Questo post è stato programmato in anticipo. Se posso scriverò qualcosa per raccontarvi della gita, altrimenti dovrete attendere il rientro.

Fa caldo. Faceva caldo. All'Hotel Metropol. A tropici. Quelli africani. Quelli del Ghana. Era il 1960 e Ryszard Kapuscinski iniziava la sua avventura come corrispondente dall'estero, seguendo la politica africana, seguendo uno dei primi, grandi leader politici africani, Kwame Nkrumah.
E intorno a lui che si stringe una nazione che vuole uscire dal colonialismo britannico, e intorno a figure come la sua, destinate inevitabilmente a fallire nella strada verso la liberazione completa, che le genti africane si stringono per uscire dal colonialismo europeo. Ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Europa ha le sue colonie in Africa. E questo genera personaggi di grande carisma, che cercano di essere simbolo di una rivolta, di un desiderio di rivalsa e indipendenza, gente come Patrice Lumumba o come Millinga. E attraverso gente come loro che il giornalista polacco descrive un intero continente, attraverso il quale ha viaggiato in lungo e in largo.
E scrive anche con uno stile molto colloquiale, oserei dire un blog ante-litteram, che non rinuncia alla precisione, come nel caso del Sud Africa e dell'apartheid e degli afrikans. Sono una razza particolare, e chiamarla razza è un favore, visto che si considerano più bianchi dei bianchi europei rimasti a casa. Sono intrisi di una dottrina fortemente messianica, ritenendo la loro presenza in Sud Africa come voluta dal loro Dio, in nome del quale sono disposti a fare di tutto, anche combattere contro altri bianchi, come per un certo periodo fecero contro i britannici. Tra afrikaners e inglesi, dunque, la vita degli africani, quelli veri, era dura e la colonizzazione estremamente pesante.
D'altra parte un po' tutti i paesi africani subivano colonizzazioni non da poco. Leggiamo cosa scrive Kapuscinski sull'Algeria:
L'immagine tipica di un paese coloniale è quella in cui si vede una moderna fabbrica di transistor tutta automatizzata, con accanto delle grotte abitate da gente che adopera ancora la zappa di legno. "guardate che splendide strade abbiamo costruito" dicono i colonizzatori. Sì, ma lungo la strada si snodano i villaggi i cui abitanti non sono ancora usciti dal paleolitico.
E sembra di essere in Algeria, mentre è al governo Ben Bella, che poi subirà un colpo di stato. E poi il giornalista, sopravvissuto a entrambi i governi, si sposta in Nigeria, un paese che brucia sin dagli anni Sessanta, un paese che costringerà il polacco a tornare in patria, dove resta fermo per poco, e quindi riparte, questa volta Centro e Sud America. Prima tappa il Salvador e la prima guerra del football, quella che da il titolo alla raccolta, quella scoppiata con l'Honduras a causa della qualificazione persa dalla sua squadra contro quella salvadoregna.
L'esaltazione del sud del mondo, delle passioni e dei conflitti di popoli oppressi dai paesi industrializzati, dalle guerre, anche da se stessi. Un racconto appassionante di tanti piccoli conflitti che, ancora oggi, continuano a non avere termine.

venerdì 12 giugno 2009

Allegro, ma non troppo!

Più riguardo a Allegro ma non troppo
Un cammino breve e divertente, intenso e umoristico quello di Carlo Cipolla. Scritto in inglese (The Basic Laws of Human Stupidity) e distribuito tra gli amici come semplice scherzo privato, ha avuto, come tutti i piccoli capolavori dell'umorismo, un successo spontaneo, tanto che l'autore, insieme all'editore Il Mulino, ha deciso di dare alle stampe un'edizione seria dei due saggi raccolti, uno sull'incidenza delle spezie (e in particolare il pepe) sulla crescita della popolazione nel medioevo, e l'altro sulla stupidità umana.
E veniamo alla prima stranezza del libro: scritto in inglese da un italiano, la traduzione viene però affidata a qualcun altro, precisamente a Anna Parish, che qui potremmo definire come una semplice testimone dei deliri di Cipolla.
Che poi così deliri non sono: il primo saggio ha il gusto di una parodia, una parodia dei saggi storici seri ma anche di romanzi storici ben costruiti, una parodia divertente, rispetto alla parodia seria di Eco e del suo Pendolo di Foucault; il secondo saggio, invece, ha il gusto delle leggi di Murphy, ma incentrate sulla stupidità, un male assolutamente ineliminabile nella società umana, anzi destinato ad aumentare sempre di più qualunque cosa si provi a fare.
Alla fin fine non c'è salvezza: lo dimostrano anche le equazioni!

venerdì 26 dicembre 2008

Il matematico impossibile

Immagine di L'equazione impossibileEvariste Galois è stato uno dei matematici più influenti in assoluto: la sua ricerca delle soluzioni alle equazioni di 5.o grado, o per meglio dire il suo lavoro per dimostrare quando un'equazione di 5.o grado è risolvibile con le usuali operazioni di addizione, moltiplicazione e radice. L'avventura di Galois però non si è limitata alle sole equazioni, ma ha addirittura aperto la strada alla teoria dei gruppi, una delle teorie più potenti, molto utilizzata, come posso testimoniarvi grazie alla mia tesi di dottorato, in fisica.
Il libro L'equazione impossibile di Mario Livio, è una splendida cavalcata nella storia della matematica, tra i protagonisti, anche italiani, che hanno cercato di risolvere le equazioni di 5.o grado, ma anche una lucida descrizione della simmetria e dei suoi usi nella vita quotidiana.
Un bel libro, ben scritto, un saggio molto preciso e divulgativo sulla matematica e la simmetria, con in aggiunta, per gli appassionati dei gialli, una personalissima ricostruzione della morte violenta, leggendaria e a tratti misteriosa del giovanissimo e romantico matematico.

giovedì 4 dicembre 2008

Lucida mente

Immagine di Troppo lontani dalle stelleE' difficile trovare uno scrittore più lucido, vivido e preciso di Ray Bradbury. Ed è difficile trovare anche un divulgatore più lucido, vivido, serio e preciso di Ray Bradbury. Ho provato invidia per il suo incontro con Disney, descritto come se fosse avvenuto giusto l'altro giorno. Ho provato gioia mentre descriveva l'avvicinarsi della cometa di Halley. Ho provato divertimento ad ogni pagina, e un senso di maestoso mentre parlava di Moby Dick e di 20000 leghe sotto i mari.
Troppo lontani dalle stelle: una raccolta di saggi imperdibile!

martedì 30 settembre 2008

La Terra finita

Immagine di La Terra è finitaLa Terra, si dovrebbe sapere, non è un insieme infinito: ha un suo raggio, è circondata da una atmosfera e riceve il calore da una stella che ha anch'essa un raggio e una massa. Questo vuole anche dire che, se le sue risorse non sono in qualche modo rinnovabili attraverso un circolo virtuoso, quello che il nostro pianeta può concederci è anch'esso limitato nello spazio e nel tempo.
E' quello che ci dice Piero Bevilacqua ne La Terra è finita, un saggio chiaro e interessante sulla storia e lo stato dell'arte dell'ambientalismo e dell'inquinamento nel pianeta. Bevilacqua, tra l'altro, a differenza di Maugeri, non nasconde la sua posizione, additando proprio l'uomo come causa principale dei profondi cambiamenti climatici di questi ultimi anni: in fondo l'autore utilizza la logica per mettere insieme gli indizi. In ogni caso egli suggerisce delle possibili soluzioni per venirne fuori, come una maggiore forza ai congressi e alle riunioni sovranazionali ambientaliste con i vari protocolli (ultimo in ordine di tempo e fama quello di Kyoto), ma anche una diversa concezione dell'utilizzo delle risorse, prima fra tutte l'agricoltura. Non è possibile, infatti, utilizzare i criteri del profitto considerando eterne le risorse della Terra: vuol dire pensare esclusivamente alla propria generazione, al più a quella successiva dei figli, senza considerare non solo le generazioni successive, ma anche il fatto che la vita media sul pianeta si sta allungando e quindi ci potrebbe essere una generazione futura (forse questa stessa? O quella dei nostri padri?) che seppellirà i propri figli e nipoti, sopravvivendo loro e diventando gli ultimi testimoni dell'estinzione della vita umana sulla Terra.
Probabilmente ho dipinto tutto più fosco di come è, ma certo l'immagine che esce fuori da La Terra è finita non è confortante né per l'uomo né per il pianeta: sicuramente il saggio, nella sua chiarezza e sintesi, è un'ottima e illuminante lettura per approfondire tutti gli aspetti di una situazione complessa e storicamente molto lunga, impreziosito dall'evidente obiettività dell'autore che esamina precisamente ogni dettaglio.

domenica 27 luglio 2008

L'odore del Mediterraneo

Immagine di Aglio, menta e basilicoSpesso nella vita di un lettore ci sono degli autori che catturano perfettamente alcune atmosfere particolari, come ad esempio quelle del Mediterraneo. E il più grande in questo senso è sicuramente Jean-Claude Izzo. I suoi romanzi, i suoi racconti, non solo fanno vedere perfettamente una città come Marsiglia, la più italiana di Francia, la più multiculturale d'Europa, ma fanno vivere il mare, il Mediterraneo e l'amore di Izzo per questo mare nostrum (spero di aver ricordato abbastanza bene il latino, altrimenti mi scuso in anticipo!). E questo e molto altro rappresenta Aglio, menta e basilico: un gusto particolare per Marsiglia e tutte le città del Sud d'Europa, un amore per la cucina semplice, una passione per il giallo, in particolare il noir. E nelle pagine dei piccoli saggi di Izzo emerge una passione per il Mediterraneo che renderebbe certo il lettore che il compianto autore marsiglese, di origini italiane per padre e spagnole per madre, sarebbe contento della recente iniziativa della sua nazione di creare una Unione del Mediterraneo.
E soprattutto, quando avrete chiuso il libro, che non vi strapperà più di un'ora di lettura, vi resterà nella bocca il sapore del mare...

lunedì 25 febbraio 2008

Il fumetto come arte sequenziale

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Will Eisner - Il fumetto come arte sequenziale è un saggio su Will Eisner uscito per Tunué nella collana Le virgole.
Daniele Bonomo, l'autore, con dovizia di particolari, precisione e passione cerca di raccontare al lettore la gran quantità di attività nelle quali Eisner era impegnato fino a poco dalla morte. Un bel saggio, con lacuni spunti di interesse anche per chi ha imparato a conoscere Eisner e le se opere, ma direi dedicato soprattutto a chi vuole avvicinarsi senza una lettura eccessivamente lunga a questo geniale autore dell'arte sequenziale che ci ha lasciato nel 2005.