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martedì 9 dicembre 2008

Anime nere

Tutta quella violenza era nata perché un pezzente qualunque aveva avuto un posto di lavoro che don Peppino aveva riservato a un suo amico.
Forte della sua ideologia politica e legge alla mano, il padre di Luciano aveva ottenuto quel lavoro facendo esposti e denunce, costringendo lo Stato a far rispettare il diritto ed escludere dalla graduatoria chi lo precedeva in modo truffaldino, come andava dicendo orgoglioso, il pover'uomo, di questa sua vittoria.
Non c'era riunione di sezione nella quale non si autoelogiasse per il suo coraggio, il suo esempio. Quante vite distrusse quell'emerito coglione.
(da Anime Nere di Gioacchino Criaco)

Immagine di Anime nereE' con l'ultima frase che si potrebbe sintetizzare il pensiero dei protagonisti di Anime Nere, ma in fondo di buona parte della Calabria e dei calabresi: l'importante è farsi i fatti propri, non cercare di ottenere quello che spetta di diritto, soprattutto quando il tuo diritto viene strappato da un potente, che sia di città o di campagna poco importa.
La Calabria è una terra da sempre schiacciata, invasa: i calabresi sono diventati un popolo ospitale ma duro, che nei secoli ha imparato le scorciatoie legali ma più spesso illegali. La sua forma di ribellione al potere imposto non è mai stata una protesta di massa, ma è sempre stata delegata al brigantaggio: i briganti si sono spesso sostituiti ai governi che dovevano proteggere e sostenere piuttosto che sfruttare una terra ricca di risorse e uomini. Non dimentichiamo che molte delle produzioni odierne del nord Italia sono state strappate al sud e non grazie a concorrenza leale; non dimentichiamo che molti dei lavoratori del nord sono stati strappati al sud e ancora una volta non grazie a una concorrenza leale.
In una situazione del genere, in posti dove le alternative, per i giovani, sono poche, diventa inevitabile che i calabresi si dividano tra gli onesti che lavorano sodo, nella propria terra, o più spesso lontano da essa, e gli altri, quelli che vivono di sotterfugi, dell'aiuto del politico di turno, del doppio lavoro (quello legale nella forestale, ad esempio, e un secondo, non ufficiale nella migliore delle ipotesi), quelli che vivono delle sofferenze altrui: il pizzo, la droga, la violenza. I protagonisti di Anime Nere fanno parte di quest'ultimo gruppo, nonostante uno di loro se la cavi molto bene anche a scuola.
Leggendo il romanzo edito da Rubettino, si scoprono, poi, molti altri aspetti sulla nostra bella terra: le leggende profane che si sono fuse, nei secoli, con la fede nei santi, la bellezza della natura sconfinata, che riesce ad ammaliare e a incantare anche gli spiriti dei protagonisti (che in questo senso dimostrano di avere un'anima ambientalista molto profonda, forse ingenua, ma certo molto profonda).
Speriamo che la Calabria riesca a svegliarsi, a dimostrare di non essere solo la terra che ha generato i gruppi criminali più efficienti del mondo...

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