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giovedì 20 gennaio 2011

Associazioni casuali di situazioni che, a ben vedere, non lo sono poi molto

Non so come. Non so perché. Posso solo cercare di scrivere i fatti. Però è successo. Cosa?
Stavo scrivendo di Pietro Clausi, misconosciuto (o quasi) matematico e filosofo calabrese (della provincia di Cosenza, per inciso), quando all'improvviso, forse influenzato dalla fredda giornata di ieri mi sono ritrovato a digitare Renzo Alzetta sulla barra di Chrome.
Alzetta è stato il relatore della mia tesi di laurea. Per quel periodo, quello universitario, è stato insieme a Peppe uno dei punti di riferimento più importanti. Non l'ho mai veramente detto a nessuno dei due, anche se di Peppe l'ho scritto in un paio di occasioni, ma colgo certo l'occasione per farlo adesso, a entrambi e insieme. Non è però solo per ringraziarli che mi sono messo a scrivere (ci sarebbero state mille e un'altra occasioni possibili, magari più congeniali), però loro due sono collegati con una figura che, inevitabilmente, nei prossimi giorni vedrete spuntare su qualcuno dei blog su cui mi leggete: Giuliano Preparata. E', infatti, noto il suo impegno nello studio della fusione nucleare fredda ed è quindi naturale anche solo citarlo così, di passaggio, magari in un'occasione come questa, alla vigilia di una immersione nei materiali scientifici più recenti sulla questione. E di Preparata, nel decennale della sua morte, ricorso l'anno scorso (chissà cosa avrebbe pensato della Wiki? Perché, pur non conoscendolo, da quel poco che ho appreso, sono convinto che avrebbe comunque accolto la novità meglio di altri gerontocrati universitari?), sono usciti alcuni contributi. In particolare due interviste. Una a Peppe. L'altra al prof Alzetta.
Rileggendo in particolare l'ultima intervista ho ritrovato il mio relatore di tesi, piuttosto che quel professore un po' sconfortato che mi disse che non poteva gestire due dottorandi in una volta sola. Ho ricordato soprattutto l'insegnamento che mi è rimasto più di tutti (Marina Carpineti me lo ha fatto osservare quando l'ho conosciuta a Comunicare Fisica): la sintesi.
D'altra parte non è solo questo che mi ha lasciato, e purtroppo non è nemmeno molto semplice spiegare nel dettaglio quello che sono stato in grado di carpire dalla sua figura e dal suo carisma. Non sono mai riuscito a spiegarlo nemmeno in famiglia, quindi, semplicemente, fidatevi: è una gran persona!
Il rigore matematico e formale, invece, l'ho imparato soprattutto con il dottorato. Con il professore Nisticò. Anche se, ad essere pignoli, ho iniziato ad impararlo con Peppe: in un paio di occasioni, infatti, ebbi modo di vederlo fare conti alla lavagna nello studio di Alzetta, ed era già estremamente rigoroso. Basti, per tutti, leggere questa sua risposta all'intervista linkata più sopra:
Come ho avuto già modo di scrivere altrove, a me pare che il periodo americano sia stato quello più fecondo. Le parole di Maiani, contenute in una lettera al Presidente della SIF pubblicata sul Nuovo Saggiatore, mancava infine il punto importante della non-rinormalizzazione, che nella Teoria di Cabibbo è garantita nel limite di esatta simmetria SU(3) e che, mi piace ricordare, sarebbe stato risolto nel caso generale, diversi anni dopo da G. Preparata e W. Weisberger, chiariscono l'importanza del contributo. Cito pure il lavoro svolto con Richard Brandt, lo studio dello sviluppo operatoriale ad alti momenti trasferiti caratteristici degli urti profondamente anelastici in cui si mostra che le leggi di scala di Bjorken corrispondono al comportamento più semplice immaginabile ossia quello della teoria libera.
Non so dire se sarei stato un buon ricercatore. Ho fatto un lavoro discreto, forse ottimo per la tesi di dottorato, considerato il tempo effettivo che ho avuto a disposizione (considerando quello formale, invece, il giudizio è da considerarsi appena sufficiente), ma so per certo che Peppe è un ottimo ricercatore. E lo erano, e lo sono ancora, anche quelli che, durante la mia laurea, erano nel gruppo, e che ora lì non ci sono più. Semplicemente perché un gruppo non c'è più. E non solo perché non c'era (forse) il talento per proseguire il lavoro di Preparata. Anche per motivi indipendenti dalla volontà di tutti i componenti del gruppo...

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