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giovedì 1 dicembre 2011

AIDS Day: i fumetti come educazione alla prevenzione

Lungo articolo realizzato per l'AIDS Day. La delicatezza dell'argomento trattato e l'uso di alcune immagini, che potrebbero offendere la sensibilità di qualche lettore, suggeriscono la lettura ai soli adulti, o comunque accompagnati da persone con la testa sulle spalle!
I fumetti, con il crescere del loro successo, forse anche per dimostrare che Fredric Wertham, lo psicologo autore di Seduction of the innocent, aveva semplicemente torto, divennero non solo un sistema di intrattenimento e di diffusione di valori positivi, ma anche un modo per affrontare i problemi della vita reale. Uno dei problemi sicuramente tra i più spinosi è quello della dipendenza dalla droga. Se da una parte addirittura un eroe è dipendente da una medicina per ottenere i propri superpoteri (Hourman che ottiene, grazie alla pillola miracolo ottiene, giusto per un'ora, alcuni straordinari superpoteri), dall'altra sono molti gli eroi che affrontano il problema.
Tra i primi ci sono sicuramente Lanterna Verde e Freccia Verde. Al tempo dei fatti dietro le due maschere c'erano Hal Jordan e Oliver Queen che grazie agli autori Dennis O'Neil e Neil Adams intrapresero un giro per gli Stati Uniti, una versione supereroica del classico romanzo di genere on the road. Ritornati dal loro giro trovarono il figlioccio di Oliver, Roy Harper, destinato a diventare Speedy e poi Arsenale e infine Freccia Rossa, dipendente dalla droga, come testimonia questa splendida copertina di Adams(1):
Roy, nei panni di Speedy, sarebbe poi stato protagonista della copertina del primo numero di una miniserie in tre uscite realizzata all'interno di una campagna contro la droga. Lo speciale, realizzato dagli autori della serie regolare New Teen Titans, Marv Wolfman e George Perez, vede Roy nella copertina del primo numero(2) portare in braccio un ragazzo morto per overdose:
Tra gli altri eroi da citare per la loro esplicita lotta contro la droga ci sono sicuramente Capitan America(2)
e l'Uomo ragno(2)
Una battaglia collegata anche (ma non solo) con la droga è sicuramente quella contro l'AIDS, cui mi sono molto velocemente interessato lo scorso anno quanto scrissi una breve news su un concorso fumettistico sulla lotta e prevenzione dell'AIDS. In quell'occasione scovai un articolo, AIDS Educational Comics(3), scritto da Leonard Rifas, cartoonist impegnato nell'uso educativo dei fumetti e per questo scopo ha dato vita al progetto Edu Comics. L'articolo, datato 1993, iniziava così
Il fumetto è un'industria, una sot­to­cul­tura, un campo. Il fumetto edu­ca­tivo non è nulla di tutto que­sto. E' fles­si­bile, è arte popo­lare che è costan­te­mente rein­ven­tata da diverse per­sone che lavo­rano in iso­la­mento le une dalle altre. Come car­too­nist edu­ca­tivo, sono stato al cor­rente per anni di que­sta man­canza di comu­ni­ca­zione. Randy Scott della Michi­gan, il più impor­tante biblio­te­ca­rio di fumetti, mi ha inviato una lista di fumetti sull'AIDS che sono inclusi nell'Edu­ca­tio­nal Mate­rials Data­base del Natio­nal AIDS Infor­ma­tion Clea­rin­ghouse. Ero stu­pito. A giu­gno del 1990 la loro lista inclu­deva 46 titoli da quasi tre doz­zine di fonti. Dopo anni di ricer­che, avevo sco­vato solo 15 di que­sti titoli.(3)
A completare la rassegna che ha realizzato Rifas a partire dal database del NAIC c'è un articolo di Matthew McAllister, dove tornano anche i fumetti dei supereroi, su tutti quelli della Marvel con X-Men, Alpha Flight e DP-7, mentre in casa DC Comics si ritorna, guarda un po' il caso, su Green Arrow, a quel tempo in mano a Mike Grell (se non ricordo male) che riprese le tematiche e le atmosfere del duo O'Neal-Adams.
I fumetti di larga produzione e distribuzione sono stati creati con già le caratteristiche per rappresentare l'AIDS e per la loro stessa esistenza meritano considerazione come parte della diversità nei discorsi sull'AIDS. Inoltre precedenti ricerche centrate sui fumetti hanno notato due caratteristiche che rendono questo medium particolarmente opportuno per coloro che sono interessati allo studio del ruolo dei mass media nella crisi dell'AIDS. La prima caratteristica è l'us dei fumetti come strumento educativo, la seconda è la presenza di commenti e critiche sociali presenti nei fumetti.(4)
Riguardo la loro utilità, poi, è interessante dare un'occhiata alla rassegna di Jane Bertrand et al.(5), dove gli autori hanno classificato, tra gli altri studi, proprio uno sull'uso dei fumetti per la sensibilizzazione sull'AIDS, distribuiti tra gli studenti delle scuole superiori del Gabon(6) (età media 19 anni), introdotti in classe da medici che fornivano alcune spiegazioni preliminari. Le conclusioni furono l'osservazione di significativi
(...) increases in knowledge of various modes of transmission after high school students had been exposed to a comic book program in Gabon.(5)
Torniamo però a Rifas, che nel suo articolo(3) esamina la lista Natio­nal AIDS Infor­ma­tion Clea­rin­ghouse, cercando di capire lo stato dell'arte non solo dell'elenco stesso, ma anche dei fumetti proposti.
Uno dei primi fumetti esaminati è The AIDS Plague di Vic Lockman, uno dei più prolifici autori di fumetti per l'infanzia. Buona parte della sua carriera si è svolta nella realizzazione dei fumetti disneyani, sia come disegnatore, sia come sceneggiatore, sia in entrambi i ruoli. Molti, anche nell'ambito dei funny animals, i fumetti non-disneyani realizzati da Lockman, che si è anche cimentato in un disegno leggermente più realistico, se non nella grafica almeno nelle ambientazioni. In questo ambito segnalo i disegni per How an economy grows and why it doesn't di Irwin Schiff. The AIDS Plague, invece, è un albetto di 12 pagine del 1986 che Lockman realizza a partire da The AIDS Epidemic di Lawrence Lockman, libro pubblicato dallo stesso cartoonist. Lockman viene definito theologically hardcore cartoonist, mentre riguardo al fumetto Rifas scrive
One of its recommendations is to "quarantine" people with AIDS.
Altro fumetto interessante, ma trattato non molto bene dal NAIC, è la serie Safer Sex Comics. La particolarità è quella di essere un fumetto di 8 pagine esplicitamente rivolto a lettori omosessuali realizzato per mostrare che il sesso sicuro può essere eccitante(3). Date queste premesse il giudizio del NAIC non poteva essere che questo:
sexually explicit language and/or graphics that may offend some readers.
I disegni, però, sono abbastanza caricaturali e si allineano nella così detta linea chiara e, per quanto espliciti(4), forse anche grazie al fatto di essere in bianco e nero, non sembrano offendere eccessivamente, ma anzi secondo me oltre al messaggio sottolineato da Rifas, sembrano portare anche un secondo e altrettanto importante messaggio, quello di non provare vergogna a causa delle proprie preferenze sessuali.
Una delle prime, importanti e per l'epoca (1988) più diffuse campagne per la prevenzione dell'AIDS fu quella condotta dalla Archie Comics, portata avanti dal suo personaggio di punta, Archie, sull'omonimo mensile(4). Archie è un adolescente con una vita abbastanza movimentata ma tutto sommato normale, diviso tra scuola, amici e ragazze. Riprendeva la tradizione della letteratura sentimentale, ma con un taglio più diretto verso gli adolescenti ed era diventato un fumetto di buon successo, abbastanza diffuso tra i giovani, soprattutto le ragazze. Un messaggio educativo sull'AIDS veicolato da Archie, dunque, aveva la speranza di raggiungere molti giovani in quel 1988 quando l'editore aderì alla campagna educativa(4).
Un altro fumetto interessante è Risky Business di Dave Cherry e Winthrop Prince, realizzato per i ragazzi della fascia di età inclusa tra i 13e i 16 anni per la San Francisco AIDS Foundation. Con uno stile umoristico propone due storie: la prima, AIDS virus, spiega la natura dell'AIDS e descrive i comportamenti corretti e quelli rischiosi(4); la seconda, Risky Business, mostra come gli adolescenti possono utilizzare le informazioni sull'AIDS nella loro vita(4). Le immagini che seguono, rappresentative di Risky Business, sono tratte dall'articolo di McAllister, non avendo trovato alcuna immagine precedentemente caricata sulla rete. E' per questo che, a differenza di quanto indicato (fumetto a colori), le immagini sono in bianco e nero.
Sempre della San Francisco AIDS Foundation c'è The Works: Drigs, Sex & AIDS, fumetto di 36 pagine sempre di Prince ma questa volta con Rich Hack dove vengono fornite le istruzioni per pulire gli aghi e sul modo corretto di usare i preservativi(4). Sempre Rifas, poi, loda Bllodstream follies di Douglas Simonson e Pat Sasaki, una serie di albetti di 20 pagine distribuiti alle Hawaii dove i virus dell'AIDS venivano personificati nella migliore tradizione dei funny animals in modo da rappresentare in modo semplice e diretto i vari modi di trasmissione, dalla via sessuale a quella per scambio degli aghi.
Alla fine di questa certo non esaustiva carrellata (non solo tra i due articoli principali che ho utilizzato(3, 4) non si copre tutto lo spettro possibile, ma ho anche tagliato un po' di interessanti osservazioni, che magari spero di recuperare per l'anno prossimo), mi sembrano perfette le conclusioni dell'articolo di Rifas(3):
I fumetti educativi sull'AIDS, così come i fumetti educativi in generale, coprono un ampio spettro. Alcuni sono illuminanti, altri contengono errori. Alcuni sono belli, altri piatti. Tra tutte le loro differenze, essi condividono un messaggio comune: restate al sicuro. Non prendete o diffondete l'AIDS.
Sulla wiki inglese c'è una anche questa non esaustiva lista di personaggi dei fumetti con l'AIDS, cui aggiungerei il supereroe Bloodfire. Agli approfondimenti aggiungerei poi un articolo sui cartoonist satirici israeliani e la pagina del Cartoonist group dedicata all'AIDS.
Infine ecco un divertente corto d'animazione, AIDES - Graffiti di Yoann Lemoine presentato al Focus Animazione del Milano Film Festivall 2011

(1) via Comic Book covers
(2) Le copertine sono tratte da A dispensable list of comic book lists
(3) Rifas, L. (1991). AIDS Educational comics Reference Services Review, 19 (2), 81-87 DOI: 10.1108/eb049127 (pdf)
(4) McAllister, M. (1992). Comic Books and AIDS The Journal of Popular Culture, 26 (2), 1-24 DOI: 10.1111/j.0022-3840.1992.26021.x (pdf)
(5) Jane T. Bertrand, Kevin O'Reilly, Julie Denison, Rebecca Anhang, & Michael Sweat (2005). Systematic review of the effectiveness of mass communication programs to change HIV/AIDS-related behaviors in developing countries Health Education Research, 21 (4), 567-597 DOI: 10.1093/her/cyl036
(6) Milleliri JM, Krentel A, Rey JL. Sensitisation about condom use in Gabon (1999): evaluation of the impact of a comic book. Cah Sante 2003; 13: 253–64.

4 commenti:

  1. Grazie Gianluigi per questo post!

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  2. Ce l'avevo in testa praticamente da un anno, e più o meno era lungo la metà di quello che è uscito o poco più. Poi però mi sono messo ad approfondire ed è lievitato a una velocità esponenziale!
    L'importante però non è questo, perché alla fine anche solo un paio di righe mi avrebbero soddisfatto lo stesso, perché l'argomento merita di essere trattato. Per tutti noi.

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  3. Ciao, conoscete Cesvi? È un' organizzazione umanitaria italiana che dal 2001 è impegnata nella lotta all’AIDS nell’Africa subsahariana. Quest'anno il progetto “Fermiamo l’AIDS sul nascere” compie dieci anni. Tramite l’SMS solidale al 45509, dal 27 novembre al 19 dicembre sarà possibile donare 2 euro.

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  4. Va benissimo la tua raccomandazione iniziale, ma io confido comunque sul fatto che ormai anche le pietre dovrebbero sapere e quindi rizzare le antenne, quindi, testa o meno sulle spalle, accompagnato o meno da un adulto, io il tuo bel post me lo sono letto con piacere (immagini e video compresi... quelli visti, chiaramente). Che se poi qualcuno si possa sentire offeso nella sua sensibilità, beh, credo proprio che allora gli convenga "rimodellarla" questa sua sensibilità. Troppe volte non sappiamo o non conosciamo solo perchè qualcuno ha deciso per noi cosa è bene e cosa è male leggere, vedere o ascoltare. Forse a certi censori andrebbero imputate alcune grosse lacune che in molti ancora hanno. Quindi... parliamoci chiaro... che è meglio per tutti.
    Un salutone
    Marco

    PS:
    Sull'utilità dei fumetti come ottimo mezzo di comunicazione ce ne sarebbe da dire e confermare, ma spero non ce ne sia bisogno, spero che ormai sia chiaro. Attenzione però, ci sono fumetti e fumetti...

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