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sabato 28 dicembre 2013

Arthur e l'eclisse

Il 17 novembre del 1922 Albert Einstein, accompagnato dalla moglie, arrivò a Kobe (vedi il resoconto in pdf del soggiorno nipponico sull'AAPPS Bulletin). Qui venne circondato da giornalisti e appassionati: mentre i primi gli ponevano domande, i secondi erano a caccia di un autografo da uno dei più famosi fisici e scienziati del tempo. Einstein, secondo quanto scritto da Naoki Urasawa sulle pagine iniziali di Billy Bat #9, a una precisa domanda sul perché vinse il Nobel per l'effetto fotoelettrico e non per la teoria della relatività speciale e generale, rispose:
Perché quelle teorie sono impossibili da dimostrare.
In effetti c'è un errore cronologico dell'autore, generato probabilmente dall'esigenza di Urasawa di porre l'accento, in maniera elegante, sulla novità rappresentata dalle teorie di Einstein: il punto, infatti, è che appena tre anni prima, il 6 novembre del 1919, durante una riunione di Royal Society e Royal Astronomical Society, Arthur Eddington presentò i risultati delle osservazioni celesti effettuate a metà primavera di quello stesso anno. L'interesse e l'importanza della scoperta fu tale che, il giorno dopo, il Times titolò:
Revolution in Science: New Theory of the Universe: Newton's Ideas Overthrown, di Joseph John Thomson:
Le nostre concezioni riguardo la struttura dell'universo devono essere modificate in maniera fondamentale
Per cui, quando Einstein andò in Giappone, le prove della correttezza della sua teoria erano già in giro da un po' di tempo.
Arthur Eddington, nato il 28 dicembre del 1882, non fu il primo che provò a misurare la curvatura dello spaziotempo, ma fu il primo che, questa misura, la portò a termine.
Il 29 maggio del 1919 Eddington partì alla volta di Isola Príncipe, in Africa Occidentale, mentre una seconda spedizione guidata da Andrew Crommelin andò a& Sobral in Brasile.
Finiti i rilevamenti, Eddington ebbe a disposizione tre serie di misure, questo perché il telescopio di Sobal non funzionò correttamente e il gruppo brasiliano fu costretto, per fortuna, ad utilizzare quello più piccolo di riserva. Le misure migliori furono proprio quelle prodotte da quest'ultimo e dalla spedizione di Isola Prìncipe, con una curvatura rispettivamente di 1,98 secondi d'arco e 1,61. Il telescopio grande, invece, riportò un valore pari a circa 0,93 secondi d'arco. Durante la conferenza del 6 novembre dello stesso anno, Eddington piuttosto che proporre una elaborazione statistica dei tre dati, decise di esporli separatamente spiegando i problemi sperimentali che portarono a quelle misure. Sta di fatto che, comunque, fu la prima, vera misura diretta della validità della relatività generale di Einstein, oltre al primo vero utilizzo della lente gravitazionale, effetto molto utilizzato nella ricerca di esopianeti.
E lo stesso Eddington fu tra i primi a comprendere l'importanza di questo effetto:
(...) il campo gravitazionale intorno a una particella si comporta come una lente convergente.
Tutto questo era dunque noto ad Einstein quando, nel 1922, giunse in Giappone, viaggio che fu possibile grazie alla fama raggiunta dal fisico tedesco proprio per merito dei risultati rivoluzionari di Arthur Eddington. L'errore di Urasawa, dunque, risulta ancora più evidente e maldestro (per certi versi) di quello che poteva sembrare all'inizio.
Su RM #179 (pdf) una breve biografia di Eddington.
Dyson F.W., Eddington A.S. & Davidson C. (1920). A Determination of the Deflection of Light by the Sun's Gravitational Field, from Observations Made at the Total Eclipse of May 29, 1919, Philosophical Transactions of the Royal Society A: Mathematical, Physical and Engineering Sciences, 220 (571-581) 291-333. DOI:

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