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sabato 29 marzo 2008

La dottrina

Immagine di La DottrinaDi distopie ce ne sono tante, milioni di milioni, la più famosa delle quali è certamente quella di 1984 di Orwell, ma anche quella congegnata da Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico nei tre volumi de La dottrina non è da disprezzare.
Ambientata in Italia, come si evince dai nomi dei personaggi e dalle divise degli alunni delle scuole elementari, la storia narra di una società in cui viene imposto agli abitanti un controllo totale sulle proprie azioni ed una catalogazione degli stessi attraverso nomi propri e numeri, che identificano i Professori, ovvero una sorta di poliziotti col volto nascosto che sono gli esecutori del volere del Nocchiere, il capo del governo, e le abitazioni e i luoghi di lavoro dei comuni cittadini, nonché sostituiscono le stesse onomatopee dei rumori della graphic novel (piedi che colpiscono una pozzanghera d'acqua, pugni, esplosioni, ...). Questa società ideale, come molte società ideali, cresce al suo interno dei tumori, alcuni dei quali sono controllati dagli stessi controllori come strumento spionistico, altri sono invece delle schegge incontrollabili, come la Smorfia, il cattivo, l'avversario di turno (e mai nome fu più azzeccato, alla fine della lettura!). Con il volto coperto come il ben più famoso V, inizia ad uccidere Professori per le strade cittadine, fino a mandare una trasmissione pirata sugli schermi dei cittadini nella quale fa rivelare ad un archivista il segreto dei numeri, come nella buona smorfia napoletana. Per questi piccoli dettagli così italiani, per il finale, che ricorda molto i classici film sulla Seconda Guerra Mondiale, la graphic novel dei due bravi autori italiani si segnala come un'opera in fondo originale per l'uso e l'ambientazione, molto steam punk, di strumenti classici e tipici della narrativa del novecento.

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