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sabato 22 marzo 2008

Neve su neve su neve

Immagine di La neve se ne fregaE' quella protettiva, che cade quando è inverno, che copre e nasconde i pensieri e le parole, che rende il mondo un posto più puro e sicuro. E' la neve del titolo del romanzo di fantascienza di Luciano Ligabue, il famoso cantante. La neve se ne frega è un'opera prima e particolare in molti sensi. I due protagonisti sono una coppia di innamorati e il racconto è narrato, in prima persona, da lui, DiFo, dopo che l'autore ci ha introdotto alla carte degli 11 diritti e degli 11 doveri del Piano Vidor, un piano che ha creato un Modello di vita sociale che non viene messo in discussione da nessuno e che è pressoché perfetto per ogni abitante della Terra.
L'utopia ideata da Ligabue, a prima impressione, sembrerebbe non molto differente da quella di 1984 di Orwell: mentre nel caso dello scrittore inglese ogni lavoratore deve impegnarsi per portare avanti il bene comune e la forza dello stato, nel romanzo del cantautore nostrano i terrestri, liberi ormai dalle ingerenze dell'economia, possono dedicarsi alle loro attività lavorative, così come sono assegnate loro dal Piano alla nascita. E la loro nascita è molto particolare: vivono la vita a ritroso, uscendo da macchine particolari sin da vecchi e abbinati ad altri individui da lì fino alla fine dei loro giorni, quando torneranno neonati e senza alcuna coscienza. E passeranno tutta la loro vita lavorando, vivendo, facendo l'amore, senza mai mettere in dubbio il Piano e coloro che lo attuano, e che per il bene comune li osservano quasi continuamente nella loro vita, il tutto per preservare i loro diritti e controllarne i bollenti spiriti, eventualmente punendoli con pene detentive più o meno importanti.
E' un'utopia dal sapore perfetto, se non fosse che la gente è, per la maggior parte, sterile, tranne, a quanto sembra, DiFo e Natura, la sua compagna: questa loro diversità li porterà ad essere degli osservati speciali, ma a differenza dei personaggi di Orwell, non metteranno mai in dubbio la giustezza del Piano, tranne forse pensando al loro figlio, quell'ultimo figlio che sono riusciti a far vivere, pensando che la sua vita al diritto per noi, al rovescio per loro, forse è un po' più corretta, un po' più naturale.
E interessante nel libro di Ligabue è anche il modo in cui una società, in effetti abbastanza asettica e controllata, quasi sapendo di non riuscire ad essere perfetta, è riuscita a costruire alcune piccole imperfezioni, necessarie perché l'utopia possa continuare a sopravvivere. In un certo senso l'autore si è reso conto che la cosa più importante, il punto su cui doveva centrare l'attenzione, al di là dello stile narrativo da utilizzare, era l'essere umano ed i suoi rapporti con gli altri innanzitutto e con le persone a lui care, come sono care uno con l'altra DiFo e Natura.
Un bel romanzo, una bella storia, un buon libro da leggere, soprattutto ora che sta uscendo per la Panini la graphic novel realizzata da Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli.
Buona lettura!

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