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lunedì 26 luglio 2010

L'arco di Ulisse

Lo si potrebbe considerare il Codice da Vinci calabrese, se non addirittura italiano (senza contare che è anche di qualità nettamente superiore), con l'unica differenza che è incentrato su una morte misteriosa di un giovane e talentuoso astronomo cosentino realmente vissuto e molto probabilmente effettivamente al centro di una serie di complotti più grandi di lui. Il romanzo, L'arco di Ulisse di Coriolano Martirano, uscito per Laruffa Editore, è ben scritto e appassionante, con ogni capitolo che viene introdotto magistralmente con immagini degne del cinema: si parte da una sorta di campi lunghi per poi avvicinarsi ai protagonisti della scienza iniziale di ogni capitolo.
Il romanzo prende le mosse da casa Amici alla mezzanotte tra il 31 dicembre 1499 e il 1° gennaio 1500 quando il padre di Giovanni Battista Amici, protagonista del romanzo, viene velatamente minacciato dai rappresentanti della Chiesa in Calabria. Il contesto storico del Meridione, a quel tempo, era mutato da poco, con i francesi sconfitti e allontanati da quelle zone dai molto più cattolici spagnoli. Grazie a loro la mano dell'Inquisizione poté nuovamente allungarsi forte in una regione che già un secolo prima aveva prodotto idee eretiche grazie all'astronomo Tagliavia, anch'egli cosentino, che aveva in suo possesso le prove scientifiche del moto della Terra e degli altri pianeti intorno al Sole.
Il romanzo, infatti, ruota intorno a Giovanni Battista e al manoscritto di Tagliavia: l'interesse sempre crescente consiglia Idelfonso, padre di Giovanni, e Antonio Telesio, zio di Bernardino e, alla lontana, anche di Giovanni, di inviare i due giovani in quel di Padova a studiare, il primo filosofia e fisica, il secondo astronomia. Così Giovanni Battista, nella dotta Padova, va a studiare nel Cenacolo di Copernico, portando con sé il manoscritto di Tagliavia per poterlo allontanare dagli interessi della Chiesa e dell'Inquisizione.

Una prima particolarità del romanzo è che è raccontato in tempo presente, come se gli avvenimenti fossero contemporanei al lettore. Questa sensazione viene rinforzata da un italiano dalle cadenze antiche, anche con l'uso di perifrasi e a volte termini ormai in disuso, anche se non incomprensibili. Il ritmo e le atmosfere inevitabilmente catturano il lettore, mentre lo scrittore costruisce il mistero intorno a Giovanni Battista: il suo interesse principale non è tanto divulgare le teorie astronomiche, a quel tempo fortemente avversate, ma raccontare la storia del giovane astronomo calabrese in fuga dalla Chiesa e le atmosfere del tempo.
La sfida della Chiesa all'astronomia parte, in effetti, da un errore di fondo, una confusione che probabilmente è rimasta ancora, ovvero la vicinanza con l'astrologia, una pratica che la Chiesa a quel tempo avversava considerandola molto vicina all'eresia. Il problema delle idee eliocentriche, però, era considerato ancora più grave, perché andava contro le stesse Scritture, non solo per la questione del Sole che viene fermato durante una battaglia, ma soprattutto per la centralità della Terra, mai però ammessa esplicitamente, che avrebbe fatto cadere, nelle idee degli alti prelati, il primato del pianeta e dell'uomo rispetto al resto del creato.
Il romanzo, però, è costruito, sin dal risvolto che ne riassume la trama, per instillare il dubbio nei confronti di Copernico e dei suoi collaboratori, suggerendo un suo collegamento con l'omicidio di Giovanni Battista, altrimenti ritenuto a scopo di rapina. Per avallare un'ipotesi espressa con forza soprattutto nella seconda parte del romanzo, Martirano chiude con il verbale delle indagini sulla morte del giovane astronomo: sarebbe a questo punto interessante sapere
1) la veridicità di questo verbale;
2) che alcuni degli episodi descritti sono realmente accaduti, almeno nelle linee generali.

Oltre all'assenza di note bibliografiche o conclusive da parte dell'autore (avrei rinunciato molto volentieri alla presentazione di Alfredo Focà), spicca anche un piccolo dettaglio, che forse nella lettura mi sarà sfuggito: per come viene scritto il romanzo, sembra che Giovanni Battista, nel momento in cui viene ucciso, è stato scacciato dal Cenacolo durante la stampa del suo trattato, De motibus corporum coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentricis et epyciclis, causa della sua cacciata, e soprattutto pochi giorni prima della sua morte violenta, mentre in base alla biografia il trattato viene stampato nel 1536 mentre il suo autore muore due anni dopo, nel 1538. Forse questo dettaglio, o questa sensazione, è fatta a bella posta per ribadire al lettore che quanto letto non è una ricostruzione fedele della vita di Giovanni Battista Amici, ma in ogni caso un romanzo, dove i complotti sono suggeriti a partire dai fatti noti e dalle atmosfere del tempo.
In conclusione è un romanzo doppiamente lodevole, al di là di tutto: da una parte ha il merito di recuperare una figura, quella di Giovanni Battista Amici, probabilmente più nota all'estero che in Italia, astronomo talentuoso cui solo la morte, casuale o voluta che sia, ha impedito di diventare una stella di prima grandezza nel panorama dell'astronomia europea; dall'altro porta all'attenzione del lettore un aspetto della storia d'Italia e della Chiesa forse non troppo noto, nonostante Galileo e Copernico.

P.S.: Le immagini del trattato di Amici sono tratte dall'articolo Copernicus, Amico, Fracastoro and Tusi's device: observations on the use and trasmission of a model di Mario Di Bono. E non vi preoccupate: non ho sbagliato a digitare il cognome del concittadino Giovanni Battista, ma ha sbagliato il ricercatore a cognomarlo come Amico e non Amici.

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