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venerdì 31 agosto 2012

I giocatori di Titano

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Quello della vita intelligente nell'universo sembra essere uno temi temi cari della letteratura di Philip K. Dick. Ancora più importante, per Dick, è anche capire quale possa essere l'eventuale rapporto tra gli esseri umani e questi alieni, ma non tanto per pura accademia, quanto soprattutto perché dal confronto con una civiltà differente lo scrittore statunitense è in grado di esplorare la stessa società umana, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Un'altra tematica tipica dickiana è anche il rapporto con la religione, che a volte è esplicito, come ad esempio in Ma gli androidi sognano pecore elettriche? o ancor meglio ne Il mondo che Jones creò, e altre è decisamente più nascosto, come ad esempio ne I giocatori di Titano. In questa occasione i punti più evidenti del romanzo sono la passione per il gioco e il rapporto con una civiltà aliena, quella dei titaniani, gli abitanti di una delle lune di Saturno, giunti apparentemente con intenti pacififi, ma ritenuti invasori praticamente da tutti i terrestri.
L'idea portante del romanzo è il Bluff, una sorta di monopoli che le caste più alte della popolazione giocano tra loro, riuniti in gruppi. Durante le partite ciascun giocatore può vincere o perdere non tanto dei possedimenti fittizi, come nel vero monopoli, ma delle vere e proprie città, oltre a vincere o perdere il proprio coniuge. L'idea di un cambiamento più o meno continuo del coniuge è un tentativo della razza umana di ritrovare la fertilità e ricominciare a crescere in termini di numero di abitanti sul pianeta (la razza umana, infatti, ha subito una sorta di epidemia a causa della non meglio specificata Radiazione Hinkel, che ne ha invertito il tasso di crescita, anche se ha portato allo sviluppo di medicine e tecniche mediche per consentire non solo l'allungamento della vita, ma anche della giovinezza).
In questa struttura abbastanza rigida si inseriscono i titaniani, una sorta di esseri gelatinosi senza una forma ben definita, che ricordano da vicino alcuni dei mostri partoriti dalla mente di Howard Philips Lovecraft nel suo ciclo dei Miti di Cthulu. Inoltre la partita a Bluff che la squadra di Peter Garden si troverà ad affrontare contro la squadra di Titano ricorda molto da vicino i racconti onirici di Lovecraft, dove i sognatori venivano trasportati istantaneamente su pianeti alieni dalle geometrie inusiali e incomprensibili per la mente umana.
Un altro aspetto interessante del romanzo è poi la struttura sociale che viene descritta: ogni città appartiene a un Vincolato, ovvero un appartenente alla casta dei giocatori, che può scegliere dove risiedere, se ha più di un possedimento, e che viene per certi versi visto un po' come una sorta di divinità dalla popolazione, essendo la sua posizione piena di privilegi. In questa situazione, quindi, i Vincolati si sfidano tra loro per il possesso delle città e per guadagnare il diritto più che di riprodursi di avere un coniuge con cui provare. In questa situazione si inserisce Jerome Luckman, il Vincolato con i maggiori possedimenti sulla costa est e l'unico Vincolato che abbia mai permesso ai non-V di partecipare al gioco, ottenendo come risultato non indifferente una sorta di inversione nel tasso di decrescita della popolazione.
E' per questo motivo che la prima parte del romanzo ruota inevitabilmente intorno a Luckman, dalla cui morte gli eventi inizieranno a precipitare con la scoperta di complotti, controcomplotti, complotti all'interno dei controcomplotti e con un finale al tempo stesso aperto e inquietante, come nella migliore tradizione lovecraftiana.

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