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venerdì 9 settembre 2016

Web 2.0: Da fruitori a generatori di informazione

I blog scientifci e il Carnevale della Matematica, gli aggregatori di contenuti e Research Blogging, la rivoluzione prima tecnica e poi di approccio dei web social network (twitter, Facebook, Google Plus et al.) visti dallo sguardo di un internauta italiano.
Quando mi è stato proposto da Franco Rosso il titolo dell'intervento per l'interessante workshop sulla divulgazione della chimica organizzato da Chimicare, la prima domanda che mi sono posto è stata: Da dove è iniziato tutto?
Non è solo una questione di incipit, considerando che da questo dipende anche il corso con cui gli appunti, mentali e non, vengono organizzati, ma anche una qual certa curiosità per capire quale sia stata la prima scintilla.
Determinare l'inizio, ad ogni modo, è impresa decisamente ardua: si potrebero indicare molti blogger italiani, ma personalmente preferisco identificare il primo evento di aggregazione propriamente detto, il Carnevale della Matematica.
Come poi gli altri carnevali scientifici successivamente nati e sviluppatisi con alterne fortune, quello originale della Matematica è un link post con un'introduzione tematica, a volte semplicemnte dedicata alle proprietà del numero dell'edizione, ospitato da un blogger matematico (ma non solo) a rotazione. Ispirato dall'analoga iniziativa anglosassone, il Carnival of Mathematics, vede in Maurizio Codogno il motore principale e in una serie di blogger che costituiscono lo zoccolo duro e che vanno da Roberto Zanasi, che ha ospitato la prima edizione, ad Annarita Ruberto e Marco Fulvio Barozzi senza dimenticare i Rudi Mathematici e molti altri che sarebbe tropo lungo elencare (mi scuso con tutti loro!).
Storicamente il passo successivo sono stati gli aggregatori e le classifiche da questi prodotte. Innanzitutto un paio di righe tecniche: un aggregatore è un sito, anch'esso dinamico, che raccoglie i feed rss dei blog, li sistema eventualmente in gruppi tematici e ne stabilisce una classifica in funzione dei link dati e ricevuti grazie a una formula che non necessariamente è identica per tutti. Tra gli aggregatori italiani uno dei primi (se non forse il primo) è Blog Italia mentre Liquida, che è stato nella sua punta di massimo successo una sua evoluzione, è oggi diventato un semplice motore di ricerca, mentre il progetto precedente di Blogbabel è chiuso.
In particolare questi due aggregatori sono stati utilizzati per sondare lo stato dell'arte della blogosfera italiana e hanno avuto in Wikio (che ormai ha cambiato la sua destinazione d'uso) il principale concorrente. Insieme ai Carnevali, proprio gli aggregatori, in particolare Wikio che classificava (in maniera abbastanza arbitraria) in gruppi tematici i vari blog, a spingere nello sviluppo della divulgazione su web in Italia e nello scambio dei link tra i blogger.
Uno degli elementi che questi aggregatori hanno introdotto all'interno del grupo è stata la domanda su come valutare la credibilità e l'autorevolezza di quanti venivano aggregati, visto che molti dilettanti con scarse competenze o con siti complottisti venivano aggregati come blog scientifici. Strumenti tecnici a tal propostio ce ne sono in giro, come le e-card sull'attività social o l'utilizo di aggregatori specifici come Research Blogging (esame dell'uso dell'aggregatore in Italia fino al 2012), gestito da alcuni editor per ciascuna sua versione locale che valutano i blog che sottopongono la loro iscrizione prima di accettarli per l'aggregazione. Anche in questo caso, nel momento di massimo successo di RB, sono spuntati due suoi concorrenti, Mathblogging e Science Seeker, che dopo un lungo periodo in cui utilizzavano un sistema di aggregazione non molto differente rispetto al concorrente principale, hanno trasmormato la loro struttura in un aggregatore classico mentre in homepage propngono link post o tweet con segnalazioni sui post dei blog iscritti e questa è probabilmente una trasformazione molto interessante dei due progetti.
La morte o la trasformazione degli aggregatori è, in ultima analisi, il principale indizio di come la divulgazione scientifica si sia trasformata soprattutto grazie all'evoluzione del software on-line che, da blog si è trasformato in social network (è indubbiamente una forzatura e una semplificazione). All'inizio, infatti, il blog inteso come software era (ed è ancora) un sistema per aggiornare un sito in maniera dinamica senza dover mettere mano al codice html. Con l'evoluzione del software, si è aggiunto anche un elemento di interazione, come il form dei commenti e con l'evoluzione di Google un elemento di concorrenza come una (presunta) autorevolezza basata sui link ricevuti (il page rank). Il passo successivo al blog è il software 2.0: programmi on-line in continuo aggiornamento, una sorta di versione beta "eterna", di facile utilzzo che ha abbattuto le conoscenze tecniche necessarie per essere presenti on-line. Nascono i social network il cui successo sempre più travolgente, anche grazie alla diffusione degli smartphone, dove questi software spesso sono preinstallati, ha sancito la fine dei blog come li conoscevamo (i tradizionalisti, infatti, parlano di "morte dei blog", intendendo non il sistema di pubblicazione ma una "atmosfera", un "attegiamento", uno "spirito" che i social network non hanno completamente sostituito).
L'uso principale dei social network è, allora, duplice: da un lato come condivisori di link, ruolo in particolare deputato a twitter, ma non estraneo né a Facebook né a Google Plus (per citare quelli di maggior successo), dall'altro come veri e propri sostituti dei blog. Ad esempio Annarita Ruberto ha iniziato a sfruttare sempre di più la sua pagina Google Plus per scrivere post di scienza in inglese: d'altra parte, come osservava già da tempo Peppe Liberti, i social network hanno sottratto ai blogger il controllo non solo sulla condivisione, ma anche sui commenti dei lettori, che non scrivono più pareri e domande sul blog di cui leggono i contenuti, ma sul social network in cui sono iscritti, di fatto impedendo ai blogger di poter rispondere e interloquire.
D'altra parte i social network stanno dando voce in maniera molto semplice e diretta un po' a tutti indipendentemente dal livello di alfabetismo scientifico e ciò genera difficoltà nell'interagire in maniera educata laddove entra nella discussione anche un solo polemista e quindi distacco e sconforto, e non solo in Italia. Ecco ad esempio cosa scrive Edward Michaud, ideatore del blog network Field of Science, in un commento a proposito di twitter:
Twitter is the worst thing to happen to science blogging. I also regretfully must conclude that science journalists should not be referred to as science bloggers. My recommendation to all scientist bloggers is to surrender the venues of social media to the non-scientists who claim “science” as their raison d’etre. Close your twitter account and facebook page. Find a good rss reader, and get back to the business of blogging about science.
Una possibile origine di questo sconforto è data dalla constatazione che sempre più spesso le persone decidono di commentare, senza alcuna competenza logica (intendo capacità di leggere ed esaminare un argomento, anche quando non si posseggono le conoscenze specifiche), qualunque argomento dello scibile umano, e questo nonostante il sempre maggiore utilizzo da parte delle software house di algoritmi di reti neurali, che permettono una diffusione e segnalazione delle notizie in relazione con l'attività mostrata su web.
Sarebbe troppo lungo approfondire questo aspetto: basti però questo per ricordare che, d'altro canto, esiste l'altro attegiamento che sfrutta i social network per raggiungere le persone realmente interessate a contenuti e iniziative.
Non dimentichiamo, infatti, che la scienza non può essere solo raccontata su web con post o immagini o video o una loro combinazione opportuna, ma anche dal vivo con spettacoli teatrali e incontri come possono essere le presentazioni dei libri o iniziative come la Notte dei ricercatori o Frascati scienza o Pint of science, che utilizzando i social network riporta il racconto scientifico alle origini, quelle di Michael Faraday.
Qualcosa di non troppo simile accade anche con la nuova didattica on-lin grazie all'e-learning. Anche qui si possono fornire una serie di punti di vantaggio e didifficoltà, e certo uno dei più evidenti è l'autorevolezza delle unità didattiche. Una possibile soluzione, sempre utilizzando un sistema di revisione puir se snello, la fornisce astroEDU, che raccoglie esperienze didattiche sottomesse da insegnanti e organizzazioni d'Europa. A questi si affiancano anche i corsi on-line realizzati spesso dalle accademie, tutti centrati su Moodle (esempio vicino ad astroEDU è il non ancora attivo Moodle per le Olimpiadi Italiane dell'Astronomia).
Il web 2.0 ha indubbiamente trasformato il modo di raccontare la scienza, permettendo di utilizare un approccio multimediale molto più totalizzante, senza però cancellare ciò che c'era prima, come il racconto "da strada" o la scrittura pura, che si è andata spostando sempre più su siti "istituzionali", come possono essere i siti dele riviste o quelli delle organizazioni di ricerca, o, come aviene negli ultimi anni, su Medium, a metà strada tra un social network e una piattaforma di blogging. Ora l'offerta sia per chi produce sia per chi legge e condivide è ampia ma anche dispersiva. Concentrarla non solo è difficile ma probabilmente inutile: bisogna semplicemente riuscire a trovare la propria dimensione all'interno di quest'ampia offerta, costruendo certo la propria nicchia, ma con lo spirito aperto della condivisione, che ha caratterizzato esattamente l'idea iniziale del web uscita dai laboratori del CERN.

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