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mercoledì 29 febbraio 2012

L'overture del Guglielmo Tell

Ho conosciuto Gioachino Rossini grazie ad Alessandro Baricco e al Guglielmo Tell. Baricco passava, non ricordo nemmeno quando, dalla televisione e lì, in quella seconda serata in cui lo beccai, raccontava di quanto fosse bello il Guglielmo Tell, di quello che rappresentava e via discorrendo. E in effetti i brani che aveva messo come esempi per corredare il suo discorso erano veramente molto belli. Ascoltare tutta l'opera, però, è proprio un'altra cosa, un'esperienza veramente unica.
Il Guglielmo Tell è la 39.ma e ultima opera di un certo spessore scritta da Rossini, all'apice del successo, della fama e dei soldi. Secondo alcuni, in effetti, fu proprio il raggiungimento di questi obiettivi che spinse Rossini a non scrivere più opere complesse, dedicandosi a pezzi semplici scritti qua e là, piuttosto che a una completa perdita dell'ispirazione, nonostante la fama da rockstar guadagnatasi dal compositore all'epoca. In effetti raggiunse una fama incredibile con una grande quantità di opere scritte in pochissimo tempo e passò buona parte della sua vita in Francia, con la seconda moglie, Olympe Pélissiere, che pur non risultando una fonte di ispirazione pari a Isabella Colbran, gli restò vicino durante gli anni di obesità e vita ricca e agiata in quel di Parigi, interessato alla buona tavola ma soprattutto alla cucina. Rossini, infatti, abbandonata la musica, si interessò ai fornelli ideando probabilmente (e con alterne fortune...) alcuni dei piatti che offriva ai propri invitati.
La personalità di Rossini, infatti, era tale per cui andare a far visita al maestro, grande intrattenitore, era non solo un piacere, ma anche un onore. Di tutti coloro che ebbero il piacere di incontrarlo, tutti ne osservarono sicuramente il sovrappeso, alcuni con ironia, altri con un pizzico di cattiveria (ad esempio Wagner(2)). La sua musica(3), poi, ebbe una certa influenza anche su altri compositori: ad esempio, come rileva lo Jeroen H.C. Tempelma, presidente della Johann Strauss Society di New York, nel saggio On the Radetzky March (pdf), la ritmica del tema principale della Marcia di Radetzky sembra molto simile alla parte finale dell'overture del Guglielmo Tell. Ma prima di ascoltarla nell'esecuzione dell'Orchestra della Scala diretta da Riccardo Muti, vorrei concludere questo piccolo e umile omaggio al grande Rossini nel giorno del suo compleanno con quanto scrive Stephan Rössner sul numero 13 di Obesity Review(1):
For posteriority we can only be grateful for all the inspiring music that Rossini produced. Whatever he touched became music with an electrifying and elegant touch, which seemed to come so easy that music literally flowed out of his pen. Brilliant, perhaps superficial, but irresistible and always elegant.
(1) Stephan Rössner, Gioachino Rossini, Volume 13, Issue 1, pages 92–93, January 2012
(2) E' stato riempito non più dalla musica che lo ha lasciato tanto tempo fa, ma dalla mortadella(1)
(3) In Assessing evidence: Judges and musical performers as fact-finders, a un certo punto, Flavia Marisi racconta di come Rossini era solito scrivere e riscrivere le sue opere, a volte senza cancellare le pagine precedentemente scartate, lasciando così traccia sia del suo processo creativo, sia, di fatto, di una seconda opera leggermente differente rispetto alla prima.
L'articolo potete trovarlo nel pdf della Revista Jurídica de Investigación e Innovación Educativa di gennaio 2012

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