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giovedì 28 marzo 2013

Recami racconta Majorana

E la sera dello stesso giorno della conferenza di Reseghetti, ovvero il venerdì 22 marzo, al Liceo Ettore Majorana di Rho, dove al momento mi trovo come supplente di matematica, arriva Erasmo Recami per raccontare di Ettore Majorana. Il suo intervento, introdotto dalla preside della scuola e dal presidente dell'associazione dei genitori dello stesso istituto, che cercano anche di raccontare come questa sia solo la prima di una serie di conferenze organizzate dall'associazione, è preceduto anche da altri tre interventi, rispettivamente di un rappresentate dei genitori e di due fisici (scusate se non ricordo i nomi degli intervenuti). La conferenza di uno dei massimi esperti di Majorana al mondo è un tentativo di riassumere in un paio d'ore il corposo Ettore Majorana: Vita e Opere - L'opera scientifica edita e inedita (arXiv). Se da un lato la scelta di avere del materiale collaudato è vincente per il semplice motivo di avere una scaletta ben precisa, il dover tagliare pezzi a causa del tempo tiranno lascia la sensazione di un discorso che salta di palo in frasca abbozzando spunti per poi lasciarli cadere dopo aver stuzzicato la platea.
Così, come nell'articolo sopra citato, Recami, dopo aver mostrato Majorana, ne mostra la numerosa famiglia partendo dal capostipite, il nonno Salvatore Majorana, laureato in economia, professore ordinario presso l'Università di Messina e successivamente di Catania, ha retto il ministero di Agricoltura, Industria e Commercio nel primo e nel terzo governo Depretis. E sotto l'incarico di ministro ha anche fornito una citazione interessante che, in un certo senso, ha segnato la sua famiglia fino al nipote Ettore:
è lo sprezzo dei dettami scientifici - che in conclusione dovrebbero essere nel campo delle cose legislative quello che nelle applicazioni tecniche sono i teoremi della fisica e del calcolo, - codesto sprezzo, codesto divorzio tra il pensiero e la pratica, tra la scienza e l’arte sociale, la causa potente del disagio in cui la cosa pubblica si trova
Figli di Salvatore e Rosa Campisi furono Giuseppe, Angelo, Quirino, Dante, Fabio Massimo (padre di Ettore), Elvira ed Emilia. In particolare Quirino si laureò a 19 anni in ingegneria e a 21 in fisica, quando inizia anche ad avere i primi incarichi di insegnamento accademico. Se vi sembra una carriera precoce, tra l'altro non molto diversa da quella del padre di Ettore, Fabio (anch'egli a 19 anni laureato in ingegneria e a 21 in fisica), che ha anche fondato la prima società telefonica italiana, cosa direte mai della carriera di Angelo? Quest'ultimo, infatti, ottiene la maturità a 12 anni e la laurea in Legge a 16, ricevendo i primi incarichi di insegnamento a 17 anni, ben prima della maggiore età, all'epoca fissata ai 21 anni. E' a questo punto che Recami piazza una delle sue bordate politiche che, tra il serio e il faceto, alleggeriscono un po' la serata:
A quel tempo i ministri non volevano farci da genitori e lasciavano più libertà e quindi, per esempio, ci si poteva laureare anche a 12 anni
Non dovrebbe, dunque, stupire la genialità di Ettore, erede di una famiglia di questa qualità. E la sua genialità è tale da spingere Fermi, il più influente fisico italiano al mondo (tanto che una delle riviste di fisica più lette dell'epoca, il Nuovo Cimento, era scritta in italiano!) a paragonarlo a Galileo e Newton, i numi tutelari di tutta la fisica. E quando poi, nel 1937, si trovò a presiedere la commissione che doveva giudicarlo per il concorso di insegnamento universitario, d'accordo con gli altri componenti, ritenne che la commissione stessa non fosse all'altezza di giudicare il fisico teorico siciliano, chiedendo quindi al Ministro di applicare una legge speciale, già utilizzata in precedenza per Marconi, per consentire a Majorana di ottenere l'incarico:
Dopo esauriente scambio di idee, la Commissione si trova unanime nel riconoscere la posizione scientifica assolutamente eccezionale del Prof. Majorana Ettore che è uno dei concorrenti. E pertanto la Commissione decide di inviare una lettera e una relazione a S.E. il Ministro per prospettargli l'opportunità di nominare il Majorana professore di Fisica Teorica per alta e meritata fama in una Università del Regno, indipendentemente dal concorso chiesto dalla Università di Palermo. La Commissione, in attesa di ricevere istruzioni da S.E. il Ministro, si aggiorna fino a nuova convocazione.
Capire come Majorana si è approcciato al concorso può, però, essere un utile indizio per comprendere il suo carattere. Come fisico teorico aveva più volte dimostrato il suo valore, che per certi versi era per lui la norma: ad esempio, ricorda lo stesso Recami, Majorana un giorno decise di verificare se la soluzione numerica di una equazione differenziale calcolata a mano da Fermi con l'ausilio di una piccola calcolatrice. Per fare ciò andò a casa a fare i conti per bene, come li intendeva lui, scoprendo, con sua enorme sorpresa, che Fermi non aveva sbagliato! Nella pubblicazione dei suoi lavori, invece, mostrava un qual certo disinteresse e una difficoltà nel sottomettere i suoi lavori alle riviste. L'unico che riuscì a convincere con pochi sforzi il fisico teorico a pubblicare i suoi risultati fu Heisenberg, che lo spinse a pubblicare un articolo sulla struttura dei nuclei. Dalle lettere quello non sarebbe stato l'unico legato alla sua attività in Germania, ma alla fine restò tale perché venne costretto dall'allora CNR a ripubblicare in italiano sul Nuovo Cimenti il suo lavoro: Ettore, infatti, aveva pubblicato l'articolo in tedesco sulle pagine di Zeitschrift fur Physik, e questo alle istituzioni italiane non piaceva molto.
Personalmente questo può essere stato uno dei motivi che hanno spinto Majorana a non pubblicare più nulla, una sorta di rigetto nei confronti delle regole burocratiche dentro le quali veniva irregimentata la ricerca, e forse anche uno dei motivi alla base della sua scomparsa. D'altra parte l'anno del concorso fu fondamentale anche perché permise a Fermi di costringere il suo pupillo a pubblicare un nuovo lavoro anche solo per mantenere in piedi gli aspetti formali del concorso stesso (Majorana non pubblicava dal fatidico 1933). E il lavoro scelto, forse per caso, fu quello in cui venivano descritti i famosi neutrini di Majorana: Teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone.
Ad ogni modo, ottenutala cattedra, Ettore corona il suo sogno: avere degli studenti. Il corso durerà un annetto circa, ma non verrà mai concluso e i suoi appunti, dove si suppone ci siano anche lavori, forse completi, di cui scrive nelle sue lettere, sono, purtroppo, andati perduti (o comunque una parte di essi è andata perduta: tra questi sembrerebbe esserci un lavoro concluso sulla meccanica quantistica). Majorana, infatti, scompare e il mistero dietro a questa scomparsa è ancora piuttosto fitto: tra testimonianze più o meno discordanti e la lettura delle lettere, che non sembrano quelle di un suicida ma piuttosto di una persona che ha preso una delle decisioni più importanti della sua vita, forse Majorana, ispirato dal Fu Mattia Pascal, ha semplicemente simulato la sua scomparsa, lasciando credere di essersi ucciso, o di essere stato ucciso, per avere così la possibilità di sparire in mezzo al resto degli abitanti del pianeta.
Recami E. (1999). Catalog of the scientific manuscripts left by Ettore Majorana (with a Recollection of E.Majorana, sixty years after his disappearance), Quad. Storia Fis., 5 16-68. arXiv:

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