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mercoledì 22 maggio 2024

Un giro a Via Panisperna

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Con grandissimo ritardo ho finalmente pubblicato il video relativo ai miei giri extra-lavorativi di metà marzo in quel di Roma. Tra questi c'è stato anche un passaggio per la famosa Via Panisperna, dove aveva sede il laboratorio di Enrico Fermi. Nel video pago un doveroso tributo allo sceneggiato I ragazzi di Via Panisperna, che hanno mitizzato ai miei giovani occhi un grande della fisica teorica come Ettore Majorana!

domenica 5 agosto 2018

Ritratti: Ettore Majorana

cc @Popinga1 @marcocattaneo @peppeliberti @Pillsofscience @mediainaf
Da quel che si racconta, Ettore Majorana è stato una persona schiva, timida, tranquilla, ma al tempo stesso così razionale da non riuscire ad appassionarsi realmente al mondo in cui viveva. Anche per questo, delle molte teorie intorno alla sua scomparsa, quella passionale mi risulta quella meno probabile. Di Majorana, infatti, si sono perse le tracce il 27 marzo del 1938, poco più di 80 anni fa. Aveva 31 anni ed era partito da Napoli verso Palermo con un piroscafo. La sua ultima missiva, indirizzata ad Antonio Carrelli, professore di Fisica presso l’università Federico II di Napoli, era datata 26 marzo 1938, Palermo:
Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.
Nonostante prese il traghetto che da Palermo lo avrebbe dovuto riportare a Napoli, come attesta Vittorio Strazzeri che con lui avrebbe diviso la cuccetta su quella nave, non venne più ritrovato e da allora le teorie sul suo destino sono fioccate quasi quanto quelle sui neutrini superluminali di qualche anno fa. E, come vedremo, proprio ai neutrini è più strettamente legato il nome di Majorana.
I ragazzi di via Panisperna
Nato a Catania il 5 agosto del 1906 da Fabio Massimo Majorana, ingegnere e matematico, e da Dorina Corso, mostrò fin dall’età di 5 anni una predilezione e un particolare talento per la matematica.
Conclusi gli studi classici nel 1923 a Roma, dove la famiglia si era trasferita due anni prima, si iscrisse alla facoltà di ingegneria, dove suoi compagni di corso, tra gli altri, erano Emilio Segrè e Vito Volterra.
Il passaggio a fisica avvenne sotto la spinta di Segré, che era stato avvicinato da Franco Rasetti ed Enrico Fermi: dopo alcune discussioni con quest’ultimo (e dopo aver verificato alcuni calcoli di Fermi, come riporta Leonardo Sciascia nel suo La scomparsa di Majorana), decide di cambiare facoltà, diventando così uno dei famosi ragazzi di via Panisperna e laureandosi il 6 luglio del 1929 con la votazione di 110/110 e lode.
Il suo lavoro presso il dipartimento consistette essenzialmente nella realizzazione di calcoli in vari campi della fisica e non solo in quello nucleare, l’argomento principale trattato dal gruppo di Fermi.
Il suo carattere schivo e timido viene ben descritto da Laura Fermi, moglie di Enrico, sempre nel già citato libro di Sciascia:
Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.
Immagine divenuta simbolo, quest’ultima, dello stesso Majorana, tanto da essere utilizzata nel film del 1989 di Gianni Amelio, I ragazzi di via Panisperna, quando con Fermi, in una gara di calcolo, mentre quest’ultimo riempiva un paio di lavagne di formule a Ettore bastava un semplice pacchetto di sigarette per completare i calcoli.

venerdì 23 agosto 2013

Neutrini: tra Pontecorvo e Majorana

L'ispirazione per questo post nasce da una news di metà luglio sui neutrini (via smoot). Con l'idea di recuperare pezzi di contenuti di due vecchi post dedicati a queste sfuggenti particelle, avevo iniziato a mettere giù un paio di appunti, poi tra le varie cose non sono riuscito a pubblicare niente fino a ieri, centenario di Bruno Pontecorvo, il fisico italiano che per primo ha proposto l'oscillazione dei neutrini. Dopo la pubblicazione del post in inglese, oggi giunge il turno della sua versione italiana.
Il neutrino è una delle particelle più sfuggenti in tutto lo zoo delle particelle, elementari e non, a noi note. Le ragioni sono semplici: innanzitutto il neutrino è una particella senza carica elettrica e quindi impossibile da rilevare con esperimenti elettromagnetici, costringendo così i fisici a dover ideare degli esperimenti indiretti per rilevarli; inoltre il neutrino interagisce solo attraverso la forza debole. D'altra parte il neutrino, all'interno del Modello Standard, è anche considerato senza massa, mentre da un punto di vista sperimentale è stato scoperto che esso è dotato di questa qualità, di cui all'inizio del 2000 l'esperimento Mainz e Troitsk ha determinato un limite massimo intorno ai 2.2 eV, ovvero circa 4 milioni di volte più leggero di un elettrone!

Carlo Franzinetti (sinistra) e Bruno Pontecorvo (destra)
L'idea di massa del neutrino è dovuta a Bruno Pontecorvo, che introdusse nel 1957 la così detta oscillazione del neutrino(1, 2): il modello prevede l'esistenza di tre neutrini di base che combinandosi tra loro danno vita ai neutrini leptonici usualmente osservati negli esperimenti. I dettagli matematici vennero successivamente sviluppati nel 1962 da Ziro Maki, Masami Nakagawa e Shoichi Sakata(3):

giovedì 28 marzo 2013

Recami racconta Majorana

E la sera dello stesso giorno della conferenza di Reseghetti, ovvero il venerdì 22 marzo, al Liceo Ettore Majorana di Rho, dove al momento mi trovo come supplente di matematica, arriva Erasmo Recami per raccontare di Ettore Majorana. Il suo intervento, introdotto dalla preside della scuola e dal presidente dell'associazione dei genitori dello stesso istituto, che cercano anche di raccontare come questa sia solo la prima di una serie di conferenze organizzate dall'associazione, è preceduto anche da altri tre interventi, rispettivamente di un rappresentate dei genitori e di due fisici (scusate se non ricordo i nomi degli intervenuti). La conferenza di uno dei massimi esperti di Majorana al mondo è un tentativo di riassumere in un paio d'ore il corposo Ettore Majorana: Vita e Opere - L'opera scientifica edita e inedita (arXiv). Se da un lato la scelta di avere del materiale collaudato è vincente per il semplice motivo di avere una scaletta ben precisa, il dover tagliare pezzi a causa del tempo tiranno lascia la sensazione di un discorso che salta di palo in frasca abbozzando spunti per poi lasciarli cadere dopo aver stuzzicato la platea.
Così, come nell'articolo sopra citato, Recami, dopo aver mostrato Majorana, ne mostra la numerosa famiglia partendo dal capostipite, il nonno Salvatore Majorana, laureato in economia, professore ordinario presso l'Università di Messina e successivamente di Catania, ha retto il ministero di Agricoltura, Industria e Commercio nel primo e nel terzo governo Depretis. E sotto l'incarico di ministro ha anche fornito una citazione interessante che, in un certo senso, ha segnato la sua famiglia fino al nipote Ettore:
è lo sprezzo dei dettami scientifici - che in conclusione dovrebbero essere nel campo delle cose legislative quello che nelle applicazioni tecniche sono i teoremi della fisica e del calcolo, - codesto sprezzo, codesto divorzio tra il pensiero e la pratica, tra la scienza e l’arte sociale, la causa potente del disagio in cui la cosa pubblica si trova
Figli di Salvatore e Rosa Campisi furono Giuseppe, Angelo, Quirino, Dante, Fabio Massimo (padre di Ettore), Elvira ed Emilia. In particolare Quirino si laureò a 19 anni in ingegneria e a 21 in fisica, quando inizia anche ad avere i primi incarichi di insegnamento accademico. Se vi sembra una carriera precoce, tra l'altro non molto diversa da quella del padre di Ettore, Fabio (anch'egli a 19 anni laureato in ingegneria e a 21 in fisica), che ha anche fondato la prima società telefonica italiana, cosa direte mai della carriera di Angelo? Quest'ultimo, infatti, ottiene la maturità a 12 anni e la laurea in Legge a 16, ricevendo i primi incarichi di insegnamento a 17 anni, ben prima della maggiore età, all'epoca fissata ai 21 anni. E' a questo punto che Recami piazza una delle sue bordate politiche che, tra il serio e il faceto, alleggeriscono un po' la serata:
A quel tempo i ministri non volevano farci da genitori e lasciavano più libertà e quindi, per esempio, ci si poteva laureare anche a 12 anni

giovedì 7 marzo 2013

Majorana, tra scienza e Pirandello

Attenzione: l'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale con l'aggiunta delle informazioni sul conferenziere e i link di approfondimento.
Il 22 marzo 2013 alle 21 Erasmo Recami, sarà al liceo Ettore Majorana di Rho per parlare del grande fisico teorico cui è intitolata la scuola (dove sto facendo una supplenza di matematica) con una conferenza dal titolo:

Dramma umano di Ettore Majorana tra Pirandello e la rivoluzione scientifica degli anni 30
Recami è noto al di fuori dell'ambiente universitario per la biografia su Majorana: Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze. Ha poi raccolto tutti gli scritti e gli appunti majoraneschi nel volume Appunti inediti di Fisica teorica, curato insieme con Salvatore Esposito.

P.S.: al momento sono a scuola. Il post, quindi, verrà successivamente aggiornato il prima possibile.

giovedì 22 maggio 2008

Ettore Majorana: il fisico che sparì nel nulla

Immagine di Ettore Majorana
Il 26 marzo del 1938, poco più di settanta anni fa, scompariva uno dei più grandi fisici teorici italiani di tutti i tempi, Ettore Majorana. La sua produzione in fisica è limitata al minimo indispensabile: 9 articoli quasi tutti pubblicati su Nuovo Comento (a parte quello pubblicato su Zeitschrift fur Physik, Vol.82 del 1933, nato dalla collaborazione con Heisenberg). Si è occupato principalmente di fisica teorica applicata allo studio dei nuclei e delle interazioni tra le particelle elementari. Poco prima di sparire aveva ampliato i suoi interessi, rivolgendosi ad altre discipline: in base alle testimonianze gli sembrava che la fisica fosse una scienza troppo limitata e cercava così di variare le sue conoscenze. Certo la fisica restava il suo interesse principale (in quel periodo all'Università di Napoli aveva un corso da portare avanti, frequentato da sei studenti), e lo è stato per tutta la sua vita. Interessato alla matematica sin dalla più tenera età, appena ebbe la possibilità, passò al corso di laurea in Fisica, laureandosi con Fermi come relatore: aveva finalmente trovato un modo per utilizzare la sua passione per la matematica negli studi e nelle ricerche di fisica teorica. Dalle testimonianze di chi lavorò accanto a Majorana, la sua vita è caratterizzata da una grande solitudine e da una irrequietezza profonda: probabilmente ciò che lo turba è la sensazione di come si vada trasformando la fisica sotto i suoi occhi. Forse ha alcune visioni del futuro, forse ha dedotto la strada dove andrà la ricerca: dando sempre maggiore importanza alla quantità di articoli da pubblicare piuttosto che alla loro effettiva qualità, piuttosto che alle idee che i fisici dovrebbero proporre, su cui dovrebbero discutere. E forse era proprio per questo che, per convincerlo a pubblicare, i suoi amici avevano molto da combattere e discutere, per portare avanti le sue idee avevano muri di diffidenza e pessimismo da abbattere.
Tutto questo e altro ancora è presente ne Lo scienziato che sparì nel nulla, biografia di Ettore Majorana scritta da Paolo Cortesi, una biografia che non poteva certo mancare nella mia libreria, considerato che il grande fisico siciliano è uno dei motivi per cui oggi sono diventato un fisico. In un bel sceneggiato di una ventina di anni fa, in cui veniva raccontata la storia di Fermi e dei suoi ragazzi di via Panisperna, una delle scene che più mi colpirono fu la gara (citata nel libro) tra Fermi e Majorana: entrambi dovevano calcolare un integrale complicato e mentre Fermi inizia ad usare tutta la lavagna di un'aula universitaria, Majorana utilizza quello che ai miei occhi di bambino sembrava un pacchetto di fiammiferi. Quel giorno decisi che avrei calcolato quelle cose, che almeno avrei provato a farlo. Alla fine qualcosa l'ho fatta, e speriamo che non mi fermi qui.
Per intanto buona lettura con Lo scienziato che sparì nel nulla.