Network Bar

mercoledì 22 ottobre 2014

Martin Gardner

Come ha ricordato Maurizio Codogno è stato il centenario di Martin Gardner. Recupero oggi con la traduzione di un articolo di David Singmaster uscito su "Nature" nel 2010 come ricordo per la figura di riferimento che ha rappresentato per moltissimi lettori, amanti della matematica e matematici professionisti.
Dalla metà degli anni '50 fino ai primi anni '80 del XX sexolo, probabilmente la più nota sezione di Scientific American è stata Mathematical games di Martin Gardner. Come riconoscimento del suo successo, tre eminenti matematici dedicarono il loro libro del 1982 Winning Ways for Your Mathematical Plays a Gardner, che, scrivevano, "ha portato più matematica a milioni di chiunque altro". Eppure Gardner non era un matematico. La sua unica laurea era in filosofia.
Gardner, morto il 22 maggio [2010] all'età di 95 anni, era nato a Tulsa, in Oklahoma, da una madre metodista e un padre geologo. Si è avvicinato alla matematica, alla scienza, alla magia e alla scrittura sin da giovanissimo, e pubblicò una New color divination (una divinazione a colori) in un giornale di magia già a 16 anni. Voleva andare al California Institute of Technology a Pasadena, ma negli anni '30 l'ingresso al Caltech richiedeva innanzitutto il completamento di due anni in una scuola di arti liberali. Invece, Gardner andò all'Università di Chicago nell'Illinois e studiò filosofia, laureandosi nel 1936.
Dopo vari lavori, incluso l'assistente al monitoraggio del petrolio per il Tulsa Tribune, e dopo quattro anni in marina, Gardner ritornò a Chicago e iniziò a scrivere brevi storie per l'Esquire, spendendo la maggior parte del suo tempo libero a inventare, dimostrare e vendere trucchi magici. Nel 1947, trovò posto a New York come editor dell'Humpty Dumpty, una rivista per ragazzi, e nello stesso anno scrisse un articolo sulle macchine logiche per Scientific American.
Nei primi anni '40, quattro laureandi di Princeton, tra cui Richard Feynman, avevano trovato il modo di piegare una striscia di carta in un esagono che poteva poi essere manipolata per mostrare diverse facce esagonali. Gardner sentì parlare di questi 'flexagoni' e guidò fino a Princeton per parlare con i due studenti che erano ancora lì. Il suo articolo sui flexagoni è stata accettata da Scientific American per l'edizione del dicembre 1956, e, grazie a ciò, nel numero successico, Gardner iniziò la sua rubrica Mathematical games con un articolo sui quadrati magici. Le sue lacune in matematica formale si rivelarono il suo punto forte: lavorare lentamente e con attenzione sulle idee lo ha aiutato nello spiegarle.

Martin Gardner
La rubrica di Gardner, che durò per 311 numeri in 25 anni ed è stata raccolta in 15 libri, divenne ben presto il principale sbocco per le idee matematiche nuove e insolite. Lettori entusiasti inviavano lettere sottolineando correzioni, nuovi risultati e suggerimenti per articoli futuri. Garner replicava alla maggior parte di queste, attirando molti giovani verso la carriera matematica.
Le sue esposizioni hanno portato numerosi giochi e oggetti all'interno della cultura occidentale: il gioco da tavolo Hex; il cubo Soma; le forme del polimino comunemente utilizzate nei rompicapi; il gioco della vita di Conway; anche le non periodiche tassellazioni del piano di Roger Penrose, che hanno a loro volta portato ai quasicristalli e anche ai disegni non periodici sulla carta igienica! Sempre di Penrose, Gardner ha anche diffuso la scala impossibile e il triangolo impossibile, o tribar, un oggetto apparentemente solido costituito da tre fasce dritte a base quadrata che si incontrano ad angolo retto ai vertici del triangolo.
Il più grande scoop di Gardner accadde quando il crittografo Ronal Rivest gli racconto del suo lavoro sui trapdoor ciphers, un modo di codificare e decodificare le informazioni che fornisce una crittazione sicura e una chiave pubblica crittografica ora utilizzata per nascondere le informazioni in quasi tutte le forme di comunicazione elettronica. Dal 1977 al 1994, la CIA ha tentato di sopprimere la diffusione di tali metodi di crittografia. Ma l'articolo di Gardner, pubblicato nell'agosto del 1977, aveva già fornito una dettagliata descrizione delle tecniche.
Nel 1952 Gardner puibblicò In the name of science (più tardi rititolato come Fads and fallacies in the name of science). In questo libro seminale sul debunking pseudoscientifico, egli espose molti errori, inclusa la teoria che la Terra è piatta o bucata, e varie speculazioni pseudoscientifiche sulle piramidi, la frenologia, gli UFO e il creazionismo. E' stato uno dei fondatori del Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal, ora Committee for Skeptical Inquiry [l'equivalente del nostro Cicap, per intenderci!]. Più tardi, fu un regolare contributore della rivista del comitato, lo Skeptical Inquirer, realizzando una rubrica mensile, Notes of a fringe watcher, dal 1983 al 2002.
La giocosità di Gardner fu incontenibile. Nell'aprile del 1975, dedicò la sua rubrica su Scientific American a recenti ma poco noti risultati: l'ultimo teorema di Fermat e il problema dei quattro colori (in cui solo quattro colori sono necessari per colorare le forme su una mappa tali che nessuna regione confinante abbia lo stesso colore) erano stati smentiti; un disegno perduto di Leonardo da Vinci rivelò che Leonardo aveva inventato lo sciacquone; e il mistero di come vincere a scacchi era stato risolto. Un incredibile numero di lettori furono catturati. Ha anche compilato un libretto di trucchi magici osceni, non semplice da ottenere.
I molti scritti di Gardner, ma anche i suo scherzi, lo rendevano cari ai suoi lettori. Tom odgers, collezionista di rompicapi e filantropo, organizzo una mostra di rompicapi per l'inizio del 1993 in quello che è oggi il Museo dei design di Atlanta in Georgia, con una conferenza inaugurale in onore di Gardner. Evve così successo che, da allora, le Gatherings for Gardner vennero organizzate ad Atlanta ogni due anni. Diverse centinaia di matematici, maghi e scettici si presentano, e molti di più devono essere allontanati per mancanza di spazio.
Gli scritti di Martin sulla matematica erano giusto un filo in una carriera letteraria notevolmente prolifica. Tra le altre cose, era un esperto di Lewis Carroll: la sua Annotated Alice, la guida definitiva ad Alice nel Paese delle Meraviglie, ha venduto più di un milione di copie. In effetti, l'estensione degli scritti di Gardner probabilmente non sarà nota per diversi anni: una bibliografia aggiornata copre 350 pagine, e varie liste suggeriscono che scrisse dai 73 ai 124 libri. Nel primo Gathering for Gardner, lo scienziato informatico Don Knuth ha spiegato come Martin è riuscito a scrivere così tanto: "Non aveva un computer".
Martin è una delle poche persone che si è meritato la frase "Come non ne vedremo più". Certamente, con o senza computer, poche persone hanno collegato le "due culture" con così grande successo.
L'eredità di Gardner è oggi più viva che mai, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia: basti pensare ai blogger matematici, primi fra tutti Popinga, i Rudi Mathematici, Mariano Tomatis, e ho citato solo i primi che mi sono venuti in mente, dopo il già citato .mau.
Scusandomi per l'adattamento della traduzione e per eventuali sviste, o soprattutto per il ritardo con cui presento questa traduzione, vi lascio con l'invito a cercare sempre gli aspetti interessanti e divertenti della matematica: in questo modo diventa meno brutta: fidatevi del successo di un filosofo!

Singmaster D. (2010). Obituary: Martin Gardner (1914–2010), Nature, 465 (7300) 884-884. DOI: http://dx.doi.org/10.1038/465884a (ulaulaman space)

Nessun commento:

Posta un commento