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giovedì 17 febbraio 2005

Nel paese delle favole

C'era una volta, in un paese lontano lontano, un uomo, un marito, un padre di famiglia che aveva un lavoro ed una vita normali come tutti gli altri. C'erano, poi, altre persone, che facevano una vita normale, con famiglie, lavori e quant'altro possa esistere di più normale secondo la concezione usuale. Successe che queste persone, per i motivi più disparati (dissenso politico, divergenze ideologiche e quanto di più normale ci possa essere) iniziano a braccare (passatemi il termine) il padre di famiglia ed un bel giorno, chissà perché, decidono di perfezionare un attentato ai danni di questo padre di famiglia, probabilmente un terribile mostro.
Così in una notte oscura e drammatica questo gruppo di terroristi (così passarono alla storia dei secoli futuri) si portarono sotto casa del loro oscuro nemico e si prepararono ad incendiare il portone d'ingresso del suo terribile antro. Qui la storia si fa leggenda e sempre che i tre (?) pavidi compagni desistettero nel loro intento incendiario, fatto sta che l'incendio scoppiò lo stesso ed in quel terribile rogo morirono non solo il terribile mostro dalle idee politiche assolutamente non divulgabili, ma anche i suoi due giovani figli, ognuno di loro con una vita davanti ancora da vivere. E la leggenda suggerisce che, pur di accusare i propri avversari, i tre decisero di trasformarsi in martiri per la loro discutibile causa.
O forse, semplicemente, la leggenda serve per dimenticarsi di quale terribile orrore avvenne poco più di 30 anni fa: la morte di un uomo politico che, semplicemente, sosteneva le sue idee, e dei suoi due giovani figli (uno, se non erro, aveva 4 anni), innocenti vittime sacrificate sull'altare della lotta all'avversario.

Per approfondire:
A Primavalle eravamo in 6
La procura di Roma riapre le indagini
L'alibi, la smentita e il processo
Il rogo fu colpa dei Mattei

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