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lunedì 14 aprile 2008

Il signore delle mosche

Immagine di Il Signore delle MoscheSebbene il titolo non sia stato scelto da Golding, è quanto mai azzeccato e inerente ai contenuti del romanzo ed alla filosofia stessa dell'autore. Il signore delle mosche, infatti, altro non è che la testa di porco emblema dei cacciatori e circondata da mosche ronzanti sempre più numerose con l'avanzare della decomposizione della testa. E se consideriamo che ne La fattoria degli animali, i porci andavano via via assomigliando sempre più agli uomini (in un parallelismo in cui i rivoltosi diventano in tutti simili a coloro contro cui si sono rivoltati), la testa del porco sembra rappresentare anche la decomposizione stessa della piccola comunità di adolescenti caduti su un'isola sperduta nell'oceano e con essa la decomposizione della stessa comunità umana.
In un certo senso la visione di Golding è molto simile a quella di un autore ad egli distante nel genere, Howard il creatore di Conan, ma anche alla visione di Izzo, il creatore di Fabio Montale: una visione velata di un profondo pessimismo nei confronti degli uomini come società, società che viene vista come l'unione di branchi in lotta uno con l'altro e che, prima o poi, fanno prevalere gli istinti animaleschi insiti nell'essere umano.
Significative, in questo senso, le lacrime dell'ufficiale che per primo parla con i ragazzi quando la società civile, finalmente, si accorge della loro esistenza: sembrano lacrime di sconfitta e di dolore, sconfitta perché un gruppo di ragazzi inglesi (e questa è sicuramente una delle provocazioni più forti ed evidenti del romanzo) si sono arresi alla barbarie (non certo quella intesa da Howard) e di dolore perché non poteva esserci modo peggiore per entrare nell'età adulta.
E non si può non dare ragione a Golding: in fondo non solo l'ha toccato con mano con l'esperimento fatto nella scuola dove insegnava (e, in un certo senso, solo l'inconscia conoscenza di sapere di essere osservati che rende Il grande fratello un programma in cui ancora nessuno è diventato un assassino, anche se forse potrebbe essere solo questione di tempo...), ma generalmente la società moderna e civilizzata si accorge dei problemi solo quando questi sono ormai troppo grandi per essere risolti.
C'è poi l'ultimo messaggio, l'ultima sconfitta, quella della ragione, ed ha gli stessi motivi per cui i ragazzi de Il signore delle mosche si sono lasciati trasportare dall'odio e dalla violenza: la massa tende a seguire ciò che più gli fa comodo, la soluzione migliore per il momento, l'attimo immediato. E l'umanità, finché farà ciò, non potrà non essere sconfitta proprio che da se stessa.

P.S.: potrà sembrare strano, ma penso che anche lo stesso, famosissimo Stephen King condivida con Golding tale visione dell'umanità, non solo per il genere che ha scelto, l'horror, ma anche perché in uno dei suoi romanzi più riusciti, Cuori in Atlantide, lo consiglia ai suoi lettori. Per cui, buona lettura!

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