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mercoledì 23 aprile 2008

Soluzione sette per cento

Immagine di Sherlock Holmes: La soluzione sette per centoE' la soluzione di cocaina che normalmente si inietta Sherlock Holmes, il detective ideato da sir Arthur Conan Doyle. I suoi racconti e romanzi, quelli raccontati dal dottor Watson in prima persona, sono raccolti nel così detto Canone. Fuori di questo gli altri racconti sono detti apocrifi. E proprio con Holmes che ho iniziato a prendere coscienza degli apocrifi, grazie ai film ed ai cartoni animati dedicati al personaggio di Doyle.
Tornando a noi, fuori dal Canone non avevo mai letto alcun romanzo: dopo l'esperienza della serie originale stessa, nulla poteva più soddisfarmi. A tutti gli effetti, nel momento in cui Holmes sbarca negli Stati Uniti e diventa un personaggio del cinema, viene trasformato, trasfigurato secondo i canoni del supereroismo statunitense. Gli viene assegnata una frase tipica, Elementare, Watson!, detta in tutto il Canone non più di una volta, e un avversario, una nemesi: il professor Moriarty, citato sempre nel Canone non più di due volte. Proprio sul mistero di Moriarty e del viaggio di Holmes tra la sua apparente morte e la sua ricomparsa improvvisa punta la sua attenzione Nicholas Meyer nel suo La soluzione sette per cento. Il romanzo di Meyer porta, con uno stratagemma ideato dal fratello di Holmes, Mycroft, il nostro Sherlock, con Watson come compagno di viaggio (e ancora una volta come voce narrante - bello l'espediente narrativo di un nuovo manoscritto ritrovato nella soffitta di una vecchia casa di cura), verso Vienna dove verrà curato dallo psicologo Sigmund Freud (sì, proprio lui!), in terribili giornate di astinenza, dalla sua dipendenza dalla cocaina, diventata tanto forte da fargli assegnare al suo precettore di matematica, il professore Moriarty, il titolo di genio assoluto del male. Una volta guarito verrà coinvolto in uno strano caso di una ragazza impazzita dalla prigionia, scongiurando uno scoppio anticipato della Prima Guerra Mondiale!
Alla fine del romanzo, senza rovinare troppo la sorpresa, anche se i conoscitori del Canone possono già intuirne il finale, si resta con la sensazione di aver letto un vero e proprio romanzo di Holmes: non solo lo stile è quello di Doyle, non solo i personaggi citati sono quelli, non solo vengono anche sparse indicazioni che ricollegano la vicenda con racconti precedenti, ma soprattutto i personaggi e l'atmosfera del romanzo nel suo complesso è quella dell'opera originale. Insomma un apocrifo ben fatto che potrebbe anche essere stato scritto dallo stesso Doyle!

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