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mercoledì 21 gennaio 2009

Pasto nudo

Immagine di Pasto nudo
Così facciamo scorta di ero, compriamo una Studebaker e partiamo per il West.
Sembra una chiusura tipica di Lansdale. Basti ricordare la chiusura de La notte del drive-in:
Cavalcò verso Ovest, e andò tutto bene.
E forse William Burroughs è uno dei maestri di Lansdale, o forse no, certo è che Burroughs è, almeno qui in Italia, uno scrittore quasi dimenticato. Probabilmente soffriamo della sindrome di Pazienza, detto genio, morto per droga, tossicodipendente mai guarito: al contrario Burroughs, anch'egli detto genio (e certo i numeri li avevano entrambi), è invece riuscito a liberarsi dalla tossicomania grazie ad una cura a base di apomorfina:
Tra i metodi che ho provato per curare la sindrome da astinenza il migliore è certamente l'apomorfina.
In effetti un autore che ha scritto un libro come Pasto nudo, una discesa nel delirio e nella follia, sotto l'azione di chissà quali sostanze stupefacenti e che poi ne è uscito diventando uno dei più grandi esperti di sostanze tossiche, oltre che uno dei più grandi critici contro la società e il suo modo di combattere la tossicodipendenza, dovrebbe essere letto di più, soprattutto nel cinquantenario dell'uscita di Pasto nudo.
Il meta-romanzo di Burroughs, un'opera che anticipa Il Garage Ermetico di Moebius e Pentothal di Pazienza, è la raccolta degli appunti dello scrittore statunitense durante un lungo periodo di allucinazione auto-indotta: in alcuni passaggi si nota il ritorno di alcuni personaggi ricorrenti, su tutti il dottor Benway, oltre che la riproposizione di alcune situazioni anche tipiche del più crudo hard-boiled. Emerge da una parte la biografia dell'autore (i cambi di scena, le ambientazioni differenti che rappresentano la vena viaggiatrice di Burroughs, oltre alle già dette allucinazioni) e dall'altra l'impellente desiderio di ogni scrittore di raccontare, di lasciare su carta traccia di se. In questo caso questo desiderio sembra un'urgenza di narrare una condizione distorta, deviata, di renderla nota fin nei suoi più piccoli particolari. Tutto questo viene confermato nell'appendice, una parte a se stante e che al tempo stesso ne completa perfettamente l'opera. Un libro bellissimo, quasi geniale, a volte difficile da seguire ma non per questo meno bello. Un libro e un autore che hanno influenzato, forse più di altri, buona parte della letteratura e del fumetto della seconda metà del XX secolo: Alan Moore, Grant Morrison (in quasi tutto islam incorporated e i partiti di interzona sembra di leggere i suoi Invisibili, in altri passaggi ancora sembra di ritornare nelle atmosfere della sua opera più controversa, The Filth) sono solo i primi e più noti autori che mi vengono in mente di associare al grande Burroughs. E questo Pasto nudo è solo l'inizio: spero di riuscire a recuperare nuovi romanzi, nuovi scritti di questo grande scrittore pulp.

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