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lunedì 19 aprile 2010

Il mondo che Jones creò

More about Il mondo che Jones creòNon lasciatevi influenzare dal titolo, Il mondo che Jones creò: questo Jones non è un personaggio dai grandi poteri in grado di modificare il mondo a proprio piacimento, non è quello che interessa e interessava a Dick realizzare. Allo scrittore statunitense interessava scrivere sul rapporto tra l'uomo e la religione da un punto di vista differente, in particolare interessava scrivere un romanzo essenzialmente incentrato sulla religione.
Anticipatore se non addirittura da considerarsi vero fondatore, insieme a Ballard, dello steampunk, il sottogenere della fantascienza corrispondente al noir del giallo, Dick in questo romanzo racconta le vicende che coinvolgono Jones e Cussick. Costruito nella prima parte con una serie di flashback (addirittura due uno dentro l'altro!), racconta di come un uomo, nato e cresciuto con il potere di conoscere e vivere gli eventi con un anno di anticipo, cerca di dominare il suo pianeta, cogliendo come occasione l'arrivo di alcuni giganteschi esseri biologici provenienti dallo spazio profondo e chiamati fluttuanti. Il successo di Jones è legato da una parte al suo potere, dall'altro dalla società post guerra globale che si è venuta a creare un po' in tutto il mondo.
Dopo una devastante guerra civile globale, infatti, si è deciso di abolire il concetto di nazione, lasciando il controllo del pianeta a un unico direttorio, che però ha imposto non già un governo autoritario, quanto una libertà illimitata, in cui unica legge che si può violare è quella di voler imporre le proprie idee agli altri. In un mondo che non è perfetto, per controllare quest'unica legge c'è bisogno ancora di un corpo di polizia: è a questo corpo che appartiene Cussick, il più irriducibile degli avversari di Jones, che però alla fine si comporterà proprio come Jones vuole, costringendolo alla fine a scappare su Venere. La fuga su Venere, però, sembra anche nascondere un suggerimento di Dick: l'unica speranza del genere umano è la via degli spazi, quella stessa via che però Dick ha in parte chiuso a causa della stessa arroganza dell'uomo.
In effetti su Venere Cussick è stato anticipato da un gruppo di esseri umani geneticamente modificati per sopravvivere all'ambiente e all'atmosfera venusiani, questo per partire dal principio che per colonizzare lo spazio, iniziando dai pianeti a noi vicini, non bisogna adattare i pianeti stessi a noi, ma noi stessi ai pianeti che vogliamo abitare.
Torniamo però a Jones: questi rappresenta più un leader religioso che, intorno alla sua preveggenza, costruisce una religione che si oppone alle probabilità, alle possibilità che offre la scienza: tra l'Io so! di Jones e il mondo scientifico, la gente come massa preferisce il primo, proprio come avviene oggi. E così Jones crea un movimento intorno a se, fondato sulla paura del diverso, in questo caso degli innocui esseri unicellulari, per quanto fastidiosi a causa delle loro dimensioni, un movimento in grado di sovvertire l'ordine costituito precedente, accecato dalle parole del suo capo tanto da non vedere la scelta suicida insita nella rivolta. Alla fine, però, anche Jones ne risulterà sconfitto, però rispetto a Cussick dimostrerà, come Dick, di aver compreso molto meglio la massa: grazie a questa conoscenza riesce infatti a diventare l'eroe, il martire di un'umanità per sempre relegata al suo pianeta, al massimo al suo Sistema Solare e a poche altre stelle vicine, dimenticando così l'arroganza e la violenza dei propri comportamenti.
In un certo senso Jones e Cussick, come già in Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, sono due lati di una stessa medaglia ma anche due aspetti dello stesso Dick, uno che ha sete di fede, di qualcosa che tolga la responsabilità di pensare, e uno che invece si fa carico di questa responsabilità. E l'unica speranza di sopravvivere a questa guerra, non solo esteriore e sociale, ma anche interiore, diventa allontanarsi da se stessi, osservare il mondo e la realtà da un altro punto di vista, quello di Venere.

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