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giovedì 8 aprile 2010

Quoziente 1000

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Cosa succederebbe se all'improvviso ogni essere vivente, dagli animali agli uomini, acquisisse un quoziente intellettivo superiore? O per meglio dire un miglioramento delle proprie facoltà intellettive? La domanda se la pone Poul Anderson in Quoziente 1000 (che però in originale si chiama Brian Wave), romanzo differente rispetto a Hanno distrutto la Terra, epopea spaziale obiettivamente un po' monca.
Questo sembra essere una sorta di prequel alla nascita della super razza umana che ha ideato la Time Patrol nella omonima serie di racconti: in questo caso la Terra sembra uscire da una sorta di campo di inibizione, che ha costretto gli uomini a evolvere con delle facoltà intellettive inferiori alle proprie possibilità. Uscita fuori dall'influenza di questo campo, tutti gli abitanti del pianeta hanno sviluppato completamente le proprie facoltà e con un ritmo abbastanza elevato, tanto che le situazioni di disordine e di follia sono state per molto tempo all'ordine del giorno.
Anderson, quindi, racconta di un mondo sull'orlo del disastro, intento a sopravvivere a una intelligenza migliorata e alla ricerca di uno stile di vita e di una struttura sociale più logica: un'assurdità per i nostri tempi, un sogno per Anderson così come per i suoi lettori. Lo scrittore, però, non si limita semplicemente a seguire una manciata di protagonisti (gli abitanti di New York, scienziati, politici, imprenditori, sindacalista, o quelli della campagna circostante), ma fa anche una capatina in giro per il mondo giusto per vedere come varie popolazioni hanno affrontato il cambiamento. Da una parte l'Africa che si ribella (e in questo senso manca il seguito dell'inizio della ribellione: si resta con il dubbio su come sia andata a finire), poi in Giappone un maestro di meditazione inizia a diffondere l'insegnamento per sfruttare al meglio le proprie facoltà (anche qui si resta con la curiosità), mentre nelle isole tropicali sostanzialmente la vita è proseguita senza troppi cambiamenti.
In definitiva Anderson ci racconta delle reazioni degli uomini ad un uso più accorto delle proprie capacità, esamina le possibilità di una società in evoluzione improvvisa: secondo lo scrittore l'umanità può ancora farcela, anche se siamo a metà anni Cinquanta. All'interno della storia, comunque, inserisce anche un classico viaggio nello spazio, con la scoperta di vita intelligente in altri pianeti, vita che però non possiede le stesse facoltà mentali dei terrestri e quindi si ritrova con un progresso tecnologico di molto inferiore. D'altra parte, probabilmente il discorso finale, pacificatore, contenuto nell'ultimo capitolo, lascia intendere una soluzione pacifica e positiva delle situazioni lasciate in sospeso dallo scrittore nel corso della vicenda, punti appena abbozzati per rappresentare nel complesso un progetto compiuto. Certo fa parte, rispetto alla Time Patrol, della produzione minore di Anderson, ma non per questo meno efficace.

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