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lunedì 23 agosto 2010

Il cammino dello spettro

Rebecca Stott è insegnante di Storia della Scienza all'Anglia Ruskin University. E si vede leggendo Il codice di Newton, concessione che l'editore, la Piemme si è concessa nel proporre Ghostwalk in Italia. Probabilmente il titolo più corretto, Il cammino dello spettro, che propongo come titolo della recensione di oggi, era troppo intelligente e raffinato per i lettori italiani, o così avranno pensato i geni del marketing che, invece, hanno puntato sul successo di un libro come Il codice da Vinci, che ha vissuto di rendita grazie alla pubblicità gratuita di un processo per plagio da una parte e delle critiche della Chiesa cattolica dall'altra.
Perché Il cammino dello spettro, certo più letterale, era più adatto a sintetizzare il contenuto del romanzo? Per due motivi: in italiano la parola spettro è sia sinonimo di fantasma, ghost, ma anche indica lo spettro elettromagnetico, sia esso di emissione o di assorbimento, tipico di stelle o di oggetti che stanno emettendo. E', ad esempio, grazie allo spettro rilevato che siamo in grado di stabilire di cosa è fatta una stella o semplicemente un oggetto che brucia.
Il primo a fare studi in questo campo, a rilevare lo spettro della luce, ad esempio, quella bianca quando attraversa un prisma, è stato Newton, e questo spiega il titolo italiano, visto che Newton è il protagonista del romanzo, nel bene e nel male. Intorno alla figura del grande fisico, matematico e, si scopre grazie alla Stott, alchimista britannico si imbastisce un mistero che lega i nostri giorni con quelli di Newton, in particolare con il periodo in cui otteneva la cattedra di matematica presso il Trinity College. In effetti il buon Isaac ottenne la cattedra in virtù di alcune morti e defezioni improvvise, risultando alla fine il migliore per la sostituzione dei suoi sfortunati predecessori.
E' proprio questo uno dei punti controversi della biografia di Newton, insieme ai suoi possibili legami con gli alchimisti del Trinity, a diventare uno degli argomenti del saggio che Elizabeth Vogelsang dedica al grande scienziato: è un saggio al quale la storica ha lavorato per molto tempo, ma che non è riuscita a concludere a causa di una morte improvvisa. A questo punto il figlio, Cameron Brown, chiede alla sua vecchia fiamma, nonché amica della madre, Lydia Brooke, di revisionare e completare il lavoro della madre. Unico problema gli attivisti ecologisti che sembra stiano assediando Cameron, scienziato nel campo medico, a causa dei test che il suo laboratorio di ricerca porta avanti usando animali come cavie.
Come potete quindi immaginare da questo piccolo canovaccio, il romanzo non è così semplice e banale come ci si potrebbe attendere dal titolo, che lo accosta a un genere piuttosto semplice e banale. E' in effetti ben scritto e presenta anche una ricca bibliografia per quel che riguarda la parte saggistica relativa a Newton. Bibliografia che, però, è destinata ad azzerarsi al giungere dell'ultimo capitolo, quello che propone ipotesi e congetture intorno al mistero misterioso, per dirla alla Lucarelli, e che si basa su dei fantomatici ritagli Vogelsang. E' qualcosa che l'autrice può permettersi: siamo in un romanzo e quindi può assegnare le sue personali conclusioni alla scrittrice fantasma, il suo alter ego che aleggia, quasi come un fantasma, per tutto il romanzo grazie al saggio su Newton. E la scrittrice non è l'unico fantasma a camminare tra le pagine del libro: c'è anche un fantasma vero, se mai si può dare senso a questa qualità per un fantasma (si potrebbe scriverci su un paradosso!), la cui vera identità verrà svelata solo alla fine.
Intanto tra Newton e fantomatici fantasmi, si svolge una sfida aperta tra Cameron Brown e gli ambientalisti, inscenando così una fida etica sull'uso delle cavie nella moderna industria farmaceutica per la ricerca e la sperimentazione di nuovi farmaci. Vista la soluzione che utilizzeranno Brown e l'azienda cui deve i finanziamenti, probabilmente la difesa della ricerca in questo campo risulta alla fine debole e poco convincente, ma d'altra parte questa parte della storia viene realizzata per creare un mistero misterioso anche nel tempo presente, un tempo narrato come una sorta di lettera destinata proprio a Cameron, con un tono tra il fatalistico e l'addio definitivo.
Non voglio anticipare nulla, visto che c'è anche la sorpresa finale, se non la struttura del saggio dedicato a Newton: si parte dalla ricerca del giovane Isaac di un buon prisma, quindi ecco gli studi di ottica, studi che hanno coinvolto anche la realizzazione del disegno della struttura dell'occhio (bellissima e al tempo stesso raccapricciante la descrizione di come lo scienziato ha fatto), il parallellismo con la peste, l'interesse verso la matematica, i codici e l'alchimia, quest'ultimo interesse spesso trascurato o ignorato (forse volutamente, suggerisce Vogelsang/Stott) dai biografi dello scienziato.
Un romanzo interessnte, appassionante e intelligente, che unisce il racconto della scienza al mistero, in un andare e venire tra presente e passato, questo ricostruito attraverso documenti storici e ricostruzioni.

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