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lunedì 16 dicembre 2013

Sir James Jeans sull'etere

Sir James Hopwood Jeans (vedi anche la Britannica), fisico, astronomo e matematico, in Electricity and Magnetism ha espresso alcune posizioni riguardo l'etere abbastanza chiare e semplici (citazioni originali via sunclipse.org, su segnalazione, tempo addietro, via twitter, del prode Juhan):
Se, allora, continuiamo a credere nell'esistenza di un etere, siamo costretti a credere che non solo tutti i fenomeni elettromagnetici cospirano per nasconderci la velocità del nostro moto attraverso l'etere, ma anche che i fenomeni gravitazionali, che per quanto è noto non hanno nulla a che fare con l'etere, sono parte della stessa cospirazione. Il punto di vista più semplice sembra essere che non c'è alcun etere. Se accettiamo questa visione, non c'è alcuna cospirazione di occultamento, per la semplice ragione che non c'è più nulla da nascondere.
Si può, però, esaminare il problema dell'etere da un punto di vista possibilista, per certi versi più scientifico di chi, quell'etere, lo propose:
Se ancora desideriamo mantenere l'ipotesi di un etere attraverso cui luce e fenomeni elettromagnetici sono propagati, dobbiamo sistemare le proprietà di questo etere in accordo con gli esperimenti. Ora, abbiamo visto che, per quanto un osservatore e una sorgente di luce si muovano, la superficie formata dalla luce emessa in ogni istante sarà una sfera con l'osservatore al suo centro. Se l'osservata velocità costante della luce è semplicemente la velocità costante di propagazione attraverso un mezzo etereo, seguirebbe che ogni osservatore deve trasportare un etere completo intorno a lui. Ciò toglie all'etere la maggior parte della sua realtà. Non possiamo del tutto affermare che l'etere è ridotto a una immaginazione soggettiva, come una semplice analogia mostrerà. Un certo numero di viaggiatori dovrebbero descrivere in linguaggio comune ciò che vedono osservando un arcobaleno. L'angolo dell'arcobaleno dovrebbe essere lo stesso per ogni viaggiatore, e nessun percorso attraverso l'arcobaleno causerebbe sottenderlo a un angolo maggiore. Se i viaggiatori confrontano le osservazioni, dovrebbero concludere che ogni viaggiatore trasportava il proprio arcobaleno con sé. Ciò non proverebbe, comunque, che l'arcobaleno sia semplicemente un'illusione soggettiva; quando l'arcobaleno scompare per un viaggiatore, scomparirebbe per tutti. Considerazioni come quella che abbiamo menzionato non dimostrano con rigore che la luce non può propagarsi attraverso un etere, ciò che provano è che se un etere esiste, deve essere qualcosa di molto differente dall'etere assolutamente oggettivo immaginato da Maxwell e Faraday.
Direi che la seconda citazione è decisamente ispirativa, al di là del discorso sull'etere, perché è un modo differente di raccontare l'atteggiamento della scienza sul mondo e su quello che ci racconta.

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