Network Bar

lunedì 4 giugno 2018

La Luna è una severa maestra

Se si prende la produzione di Robert Heinlein, si resta in un certo senso interdetti: ci si trova, infatti, di fronte a romanzi che, apparentemente, spaziano politicamente dalla destra alla sinistra. In realtà, come è stato rilevato da altri molto meglio che da me, ma posizione politica dello scrittore di fantascienza statunitense era molto semplice: era un anarco-libertario.
Heinlein, infatti, credeva fortemente nelle capacità dell'individuo. Emblematico, in questo senso, il carattere di Hugh Farnam o quanto affermato da Lazarus Long l'immortale:
Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un'invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente.
La specializzazione va bene per gli insetti.
I personaggi migliori di Heinlein, però, non sono particolarmente forti e potenti come molti dei personaggi di, ad esempio, Alfred Elton Van Vogt, ma hanno due caratteristiche fondamentali: ingegno e indipendenza. Anzi spesso i suoi personaggi più efficaci sono quasi l'opposto del prototipo dell'eroe, quasi spaesati.
In effetti i romanzi che più di tutti raccolgono in se questi elementi, e in particolare quelli di chiara ispirazione libertaria, sono La Luna è una severa maestra e Straniero in terra straniera.
Colonia penale lunare
L'elemento chiave comune a questi due romanzi in particolare (ma un po' a tutta la produzione di Heinlein) è la critica alla società costituita, con le sue leggi e le sue consuetudini che vengono spesso esaminate con un'ottica e una logica completamente differenti.
Secondo Heinlein basta il ribaltamento di pochi elementi per costruire una società un po' più giusta e libera, anche partendo da una situazione di costrizione come quella di partenza de La Luna è una severa maestra. L'evocativo titolo italiano, che riprende abbastanza fedelmente il titolo originale (The Moon Is a Harsh Mistress), è un chiaro riferimento alle dure condizioni di vita cui sono soggetti i coloni lunari. Questi sono i discendenti dei primi criminali deportati sulla colonia penale instaurata sul nostro satellite grazie al fatto che l'ambiente lunare, in caso di permanenza prolungata, induce delle modifiche nella fisiologia umana che rendono il ritorno sulla Terra impossibile.
Grazie alla tecnologia e a delle avanzatissime intelligenze artificiali, i lunari sono in grado di sopravvivere nel sottosuolo del nostro satellite e anche di produrre materie prime da inviare al pianeta d'origine. Con il passare delle generazioni, però, si è andato sviluppando un movimento più o meno clandestino per l'indipendenza politica dalla Terra. Manuel Garcia O'Kelly, protagonista e narratore, si infiltra nel movimento su invito di Mike, il supercomputer che controlla la colonia e che grazie ai continui aggiornamenti di hardware e software (sto aggiornando, eh!) è riuscito a sviluppare un'intelligenza indipendente e autonoma.
A questo punto è interessante osservare alcuni punti della trama: innanzitutto è chiara l'idea di Heinlein, ovvero utilizzare la colonia lunare per ricostruire lo spirito che animò le prime colonie statunitensi durante la loro ribellione alla Gran Bretagna. Inoltre lo scrittore anticipa un'idea che sembra ancora poco diffusa ma che sta prendendo piede: ovvero che la rete mondiale, con l'aumento di computer connessi e di reti neurali in continua evoluzione, sarebbe potenzialmente in grado di sviluppare un'intelligenza artificiale diffusa. Infine è interessante notare come Mike, che spinge il protagonista a infiltrarsi, non agisce per difendere la Terra contro la colonia, ma per pura curiosità e solo dopo aver tratto le sue conclusioni decide da che parte stare.
L'ultimo elemento interessante del romanzo, ma anche quello che maggiormente resta impresso e che in qualche modo è presente anche in Straniero in terra straniera, è la struttura sociale della colonia lunare. In origine essa era costituita soprattutto da uomini, quindi, per garantire la sopravvivenza, vennero costituiti dei gruppi familiari con a capo la donna, che aveva a disposizione un piccolo harem di più uomini. Una società così costituita risulta fortemente protettiva nei confronti delle donne e molto più propositiva e positiva rispetto non solo alla società terrestre d'origine, ma anche rispetto alla società che potenzialmente si sarebbe dovuta sviluppare su una colonia penale.
In questo senso si potrebbe concludere che secondo Heinlein le condizioni di vita estreme e la necessità di sopravvivenza permettono a ogni individuo, anche ai così detti criminali, di far emergere la parte positiva e costruttiva della propria natura.
Eroe di nessun mondo
In un certo senso la struttura sociale lunare è una variazione delle comunità costituite da Michael Valentine Smith nella parte finale del poderoso Straniero in terra straniera, che precede la Luna di cinque anni.
Michael è orfano. Figlio di due astronauti morti nello spazio è stato cresciuto dai marziani, e da questi ne ha acquisito la cultura e in parte i poteri. Una volta tornato sulla Terra, dopo essere fuggito ai militari, si ritrova sotto l'ala protettrice del milionario Jubal Harshaw, forse il personaggio più vicino a Heinlein stesso mai realizzato dallo scrittore.
Harshaw è, infatti, esplicitamente libertario nel suo scarso rispetto nei confronti dell'autorità e delle convenzioni sociali. In effetti è anche, tra tutti, quello che sembra comprendere meglio il punto di vista di Michael man mano che questi, conoscendo sempre di più la società umana, inizia a muoversi tra il suo popolo d'origine.
La chiave del libro sta, però, in come Heinlein riesca a far notare come buona parte delle nostre convenzioni sociali e sessuali dipendano dalla religione e dal concetto di un dio esterno e superiore. Non è un caso che quando cercano di spiegare dio a Michael, quest'ultimo lo vede come uno che grocca, dove per groccare si intende bere, comprendere, amare, essere uno con. E visto che tutti sono in grado di groccare, allora tutti possono essere dio!
Di fatto è un ribaltamento che porta Michael a rivedere il concetto di monogamia e di amore eterosessuale: le sedi della Chiesa di Tutti i Mondi che fonda negli Stati Uniti sono organizzate in cerchi sempre più stretti, una sorta di nidi familiari, e si riesce a entrare nel nido più interno man mano che l'individuo si libera delle convenzioni usuali. D'altra parte Heinlein lascia intuire senza scriverlo esplicitamente che lo stesso Michael non solo ha avuto rapporti intimi con altre donne oltre la protagonista, ma anche con alcuni uomini.
In effetti uno degli elementi fondamentali delle religioni è proprio il controllo della sessualità, che ha come elemento centrale il maschio. Che il matrimonio sia monogamo o poligamo, è l'uomo il centro del nucleo familiare. Nella Chiesa di Tutti i Mondi la sessualità diventa qualcosa di diffuso, non più di esclusiva competenza maschile o, in una situazione un po' più paritaria, del rispettivo partner. Questo induce in maniera abbastanza evidente una struttura sociale realmente paritaria e tollerante delle diversità.
Se dovessi consigliare un paio di romanzi di fantascienza oggi ai politici che costituiscono i parlamenti di mezzo mondo direi che sono indubbiamente La Luna è una severa maestra e Straniero in terra straniera.
C'è qualcuno che ha voglia di groccare?!

Nessun commento:

Posta un commento