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lunedì 20 aprile 2009

Il grande contagio

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La fantascienza ha un grande potere: quello di comprendere le rivoluzioni e i pericoli forse prima dei politici e degli scienziati. Esempio su tutti è Jules Verne, che ha anticipato molte invenzioni e molti eventi futuri (vedi, ad esempio, lo sbarco sulla Luna, uno dei leit motiv di questo 2009 astronomico). D'altra parte questo Il grande contagio di Charles Eric Maine ha una potenza previsionistica non indifferente. Al di là dei singoli protagonisti e dei loro destini, dei loro caratteri e delle loro vicende personali, il romanzo si lascia dietro un mondo caotico, preda della violenza e arretrato culturalmente di secoli. E', in un certo senso, nella linea de Morte dell'erba, altro romanzo apocalittico ed eco-fantascientifico, e d'altra parte è apocalittico e violento quanto L'anno del sole quieto di Wilson Tucker, per certi versi più vicino alla versione cinematografica (mai uscita) scritta da Altieri di quest'ultimo romanzo.
In sintesi: un terribile contagio, probabilmente un virus animale mutato passato agli esseri umani, inizia a mietere vittime. I governi iniziano a proporre una serie di leggi che, di fatto, suddividono la società in due gruppi: i privilegiati e il resto, che se riesce a sopravvivere bene, altrimenti non ha alcuna importanza. Ciò crea una serie di tensioni sociali e di rivolte, con violente battaglie, tra gruppi di ribelli più o meno organizzati da una parte e agenti governativi ed esercito dall'altra: entrambi gli schieramenti si distinguono solo per la parte che difendono, ma non certo per la violenza, sempre e comunque giustificata per un aleatorio bene superiore che nasconde solo ed esclusivamente il desiderio di potere degli esseri umani.

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