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mercoledì 15 luglio 2009

L'acqua come diritto umano

Ricorderete che, nella famosa legge 133 di Tremonti giunta alla ribalta grazie ai tagli alle università, una delle tante iniziative prese dal governo era quella di avviare la privatizzazione dell'acqua (leggi anche Crisis), proprio mentre la Francia avviava il processo opposto. Un editoriale del PLoS Medicine afferma, qualora ce ne fosse bisogno, che l'acqua è un diritto umano, ribadito giusto qualche giorno dopo da una lettera aperta indirizzata a Barack Obama.
L'editoriale parte dalla risoluzone presentata nel marzo del 2009 da Germania e Spagna nella riunione delle Nazioni Unite per dichiarare l'acqua come diritto umano basilare. A causa dell'opposizione di Canada, Stati Uniti e Russia, la risoluzione è stata respinta. Come fanno notare proprio gli autori dell'editoriale, l'opposizione suona strana e stridente se si considera che le Nazioni Unite hanno dati preoccupanti sull'acqua e sulle possibilità di accesso a questa risorsa essenziale per la vita. Basti pensare che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, 1,2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, e un ulteriore 2,6 miliardi non ha la possibilità di accedere ad adeguati servizi igienico-sanitari. Questi numeri dovrebbero crescere nei prossimi anni: proprio le Nazioni Unite hanno stimato che 2,8 miliardi di persone in 48 paesi vivrà in condizioni di stress o di scarsità d'acqua entro il 2025.
Secondo l'editoriale, l'acqua dovrebbe essere diritto umano per tre fondamentali ragioni. Esaminiamole:
Innanzitutto l'accesso all'acqua pulita ridurrebbe l'incidenza delle malattie nella vita quotidiana. Milioni di persone ogni anno sono colpite da una serie di malattie tra cui il colera, l'epatite A, la febbre tifoidea, e altre ancora tutte legate al consumo di acqua non potabile, senza contare che 6 milioni di persone nel mondo sono diventate cieche a casua del tracoma, la cui trasmissione può essere drasticamente ridotta dal semplice lavaggio delle mani. Sempre l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che un migliore accesso all'acqua potabile e condizioni igienico-sanitarie migliori potrebbe portare ad una diminuzione delle malattie nell'ordine del 9,1%, con un 6,3% in meno di decessi.
Quindi la privatizzazione dell'acqua, in realtà, non ha portato a situazioni paritarie nell'accesso all'acqua potabile, anzi è andata nella direzione opposta, come ha già dimostrato in diverse occasioni lo stesso Report (vedi L'acqua alla gola di Fabrizio Lazzaretti): non solo l'acqua è diventata più cara, ma la stessa distribuzione è diventata anche più problematica, senza veri e propri miglioramenti nella sua qualità.
L'alto costo dell'acqua, il tagli dei poveri, la riduzione dei servizi, la rottura delle promesse e l'inquinamento sono state l'eredità della provatizzazione
afferma Maude Barlow, il consulente sugli affari idrici delle Nazioni Unite, che prosegue affermando che il fatto che l'acqua non sia un diritto umano riconosciuto ha consentito ai politici, in molti paesi, di favorire la gestione privata della rete idrica. E si sa che la gestione privata va sempre di pari passo con i profitti, ovvero, nel caso specifico, si è arrivati alla trasformazione dell'acqua da bene naturale a merce, ottenibile solo da chi può pagarla. Si potrebbe obiettare che solo con la gestione del privato, si riescono a tenere in piedi infrastrutture complesse, ma una gestione esclusivamente privata non fornirà mai un servizio, ma una merce.
Infine si deve tener conto dei cambiamenti climatici del pianeta. Da una parte l'aumento della temperatura media aumenta i rischi di siccità non solo nei paesi poveri, ma in tutto il globo, dall'altra bisogna tener conto dell'aumento della popolazione mondiale: questi e altri aspetti del problema potrebbero portare ad una scarsità d'acqua e conseguentemente a un aumento nella diffusione delle malattie.
Per questi motivi e per altri accennati sempre nell'editoriale citato, l'acqua dovrebbe diventare un diritto umano, in maniera tale da divetare accessibile a tutti. Ovviamente ci vorrà innanzitutto lo sforzo della politica, che ancora non sembra rendersi conto che per uscire dalla crisi globale (e in questo caso intendo economica e ambientale) in cui stiamo lentamente cadendo bisogna abbandonare completamente il modello socio-economico che venti anni fa ha abbattuto il muro di Berlino (cosa buona) e diffuso un modo di pensare eccessivamente liberale (cosa che oggi stentiamo a riconoscere come cattiva).

Per approfondire: Water should be a human right | Clean Water Should Be Recognized as a Human Right

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