Network Bar

sabato 17 agosto 2013

Ritratti: Cesarea Tinaiero

2 novembre 1975:
Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c'è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così.
(dal diario di Juan Garcìa Madero, poeta)
Verso la metà degli anni Settanta del XX secolo un gruppo di giovani poeti latinoamericani guidati da Arturo Belano e Ulises Lima, iniziano a sviluppare un movimento poetico d'avanguardia che si autodetermina come realismo viscerale, trovando ispirazione da un movimento poetico non dissimile fondato negli anni Venti del XX secolo dalla poetessa Cesarea Tinaiero attorno alla rivista Caborca, della quale è uscito un unico numero, il primo.
Cesarea, nata a Città del Messico e diplomata in stenografia, era la segretaria personale del generale Diego Carvajal e quindi unica donna ammessa nell'edificio dell'esercito. Furono certamente la protezione e il mecenatismo di Carvajal, amico degli stridentisti ma con ben scarse conoscenze di letteratura, nonostante la passione verso questa forma d'arte in particolare, che le permisero di mettere in piedi un gruppo di poeti d'avanguardia e raccoglierli intorno a Caborca e al realismo viscerale.
In effetti questa prima versione del realismo viscerale è da considerarsi una sorta di variazione sullo stridentismo, che vedeva in Manuel il suo motore principale: fu infatti lui a proporre la protezione di Carvajal. E così intorno all'ufficio di Carvajal, piccolo di statura e magrolino, un "rivoluzionario vero", secondo Salvatierra, morto per proteggere la sua amante dagli assassini mandati per ucciderlo nella casa chiusa dove si trovava, nacque il gruppo degli stridentisti, che critici successivi identificò come realvisceralisti dopo l'ingresso di Cesarea. Del gruppo faceva parte anche Encarnaciòn Guzmán, amica di Cesarea, ma ritenuta come poetessa non all'altezza non solo di Cesarea stessa, ma anche degli altri componenti del movimento.
Encarnacion lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento di Ninò Perdido e conobbe Cesarea all'uscita dal cinema, dopo aver visto un film molto probabilmente triste, poiché entrambe erano uscite piangendo. La cosa curiosa fu che le due, una volta che si furono guardate negli occhi, si misero a ridere, e da questo episodio nacque la loro amicizia. Erano, però, due donne molto diverse, e forse fu per questo che divennero amiche più facilmente: Cesarea, nonostante non fosse una persona ricca, aveva un carattere forte e sapeva perfettamente ciò che voleva; Encarnacion, invece, era molto carina e sempre ben vestita, ma con un carattere fragile e insicuro. Uno dei suoi tratti distintivi era, poi, la voce, terribile, paragonata a un fischio fastidioso.
Dice di lei Amadeo Salvatierra:
Se fosse stata muta, credo che più d'uno si sarebbe innamorato di lei, ma con quella voce era impossibile. Per il resto, mancava di talento.
In un certo senso è colpa di Encarnacion e non di chissà quale strana alchimia letteraria se il primo realismo viscerale andò scomparendo: nel corso di una delle riunioni del gruppo, Encarnacion, preso coraggio grazie alla protezione di Cesarea, provò a contribuire in maniera attiva con suggerimenti e critiche. A quel punto Manuel disse:
Ma se lei non sa niente di poesia, perché non se ne sta zitta?
La frase ebbe il duplice effetto di sconvolgere Encarnacion, che ricordiamo essere timida e riservata, e spingere Cesarea a pretendere le scuse per quanto detto da Manuel perché:
Quello non era modo di rivolgersi a una donna.
Dopo uno scambio veloce di battute, Manuel chiese scusa a Encarnacion: il senso della pretesa di Cesarea era dovuto alla mancanza di rispetto, che andava al di là della giustezza delle critiche da rivolgere a quanto Encarnacion stessa stava dicendo.
Il senso, però, delle scuse, andò letteralmente perso all'interno della posizione, sostenuta anche da Arqueles e Germán:
Se non sa, non parli.
Ed è qui che Cesarea esplicita la sua idea:
Questa è una mancanza di rispetto: togliere a qualcuno il diritto di prendere la parola.
Fu quella l'ultima volta che Cesarea ed Encarnacion si presentarono alle riunioni del gruppo, e i primi ad accorgersene furono Salvatierra e Pablito Lezcano.
Il gruppo, a quel punto, andò spegnendosi, e per poter vedere Cesarea, e fare un tentativo di riportarla alle riunioni, bisognava andare a trovare il generale Carvajal, visto che continuava a lavorare per lui. In particolare Amadeo Salvatierra iniziò un rapporto particolare con la poetessa: durante le loro discussioni nell'anticamera dell'ufficio del generale, si toccavano dai più disparati argomenti, letteratura esclusa. In particolare si parlava di balli: Cesarea, infatti, era fortemente interessata al ballo e frequentava le balere della zona. Così una sera Amadeo accompagnò Cesarea a una di queste balere e fu in questa occasione che iniziò anche la passione di Salvatierra per la danza.
Poi Cesarea partì per Sonora. Fu dopo il matrimonio di Pablito Lezcano che Cesarea andò via da Città del Messico, ma forse l'origine di questa decisione sta nel precedente matrimonio di Encarnacion, che non fu ben visto da Cesarea, forse perché ciò significava la perdita dell'amica. Ad ogni modo, prima di scomparire definitivamente da Città del Messico, Cesarea ebbe un incontro casuale con Amadeo Salvatierra, all'uscita del cinema. Fu in questo lungo incontro che Cesarea comunicò all'amico la sua intenzione di andare via, a Sonora, alla ricerca "di un posto dove dove vivere e un luogo dove lavorare."
Abbandonava tutto, Cesarea: il lavoro, la possibile carriera letteraria, e lo stridentismo, di cui non si sentiva per nulla parte. Era realvisceralista, lei.
Le sue tracce vengono ritrovate in quel di Santa Teresa, come compagna, nel 1928, del torero Pepe Avellaneda, morto nel 1930 durante una corrida. A seguito della morte di Pepe, Cesarea si stabilisce definitivamente a El Cubo, dove inizia a lavorare come maestra della scuola locale. Impiego che però non tenne per molto tempo, visto il suo animo irrequieto. Dopo un anno passato lontano da El Cubo, Cesarea rientra in paese con un impiego nella fabbrica di conserve di Santa Teresa. Durante questo periodo sembra che avesse un quaderno dove prendeva appunti e scriveva sulla nota filosofa e matematica greca Ipazia, con la quale forse si identificava o si riconosceva.
Dopo la chiusura della fabbrica di conserve, Cesarea restò per un certo periodo senza lavoro. Riusciva però a mantenersi comunque impegnata: la poetessa, infatti, abitava in calle Rubén Darìo, un quartiere emarginato della città dove vivevano molti dei così detti rifiuti della società. I figli di queste persone non erano evidentemente istruiti e Cesarea, allora, portò molti di essi a scuola, per farli iscrivere e dare così loro un'opportunità. Risale poi a quel tempo la teoria secondo cui nell'anno 2666 sarebbe giunta una sorte di fine del mondo, o un non meglio identificato cambiamento, forse la tanto attesa rivoluzione messicana, quella giusta.
Ad ogni modo, che questi fossero o meno dei deliri, Cesarea abbandonò Santa Teresa, dove però negli anni successivi fu vista giungere durante il mercato di venditori ambulanti. Era ingrassata e vendeva i suoi prodotti su un banchetto di erbe medicinali. Fu probabilmente qui, in occasione di uno di questi mercati, che sempre per caso la vide Amadeo Salvatierra. E fu grazie a questo importante indizio che Belano e Lima, insieme con Garcia Madero e con la prostituta Lupe trovarono Cesarea Tinaiero: era a Villaviciosa. E fu qui che, nella notte tra il 31 gennaio e l'1 febbraio del 1976 che Cesarea Tinaiero morì in uno scontro a fuoco tra i suoi allievi e tale Alberto, il protettore di Lupe, accompagnato da un poliziotto corrotto di Città del Messico.
Queste informazioni sono ricostruite dai diari di Garcia Madero, che afferma anche di aver recuperato i quaderni di Cesarea. Sembra non aver diffuso il lavoro di Cesarea, anche se è uscita una raccolta a lei accreditata e che dalla copertina potrebbe essere curata proprio da Garcia Madero. Ad ogni modo, in attesa di ulteriori verifiche, gli unici contributi poetici certamente accreditabili a Cesarea Tinaiero sono contenuti all'interno di Caborca: le traduzioni di alcune poesie di Tzara, Breton e Soupault (La palude bianca, la notte bianca e alba e città tradotta come la città bianca) e l'unica sua poesia nota, Sion:
Le traduzioni, invece, possono essere a tutti gli effetti considerate come delle vere e proprie poesie a se stanti visto che secondo Amadeo Salvatierra la poetessa reinventava la poesia stessa "così come la sentiva lei".
Due parole conclusive su Sion: in effetti la poesia, se vista con gli occhi dell'enigmista, è facilmente interpretabile:
D'altra parte il titolo sembra nascondere la parola navegaciòn.
Ad ogni modo il realvisceralismo, almeno come movimento poetico, muore con Cesarea. Arturo Belano e Ulises Lima, infatti, nonostante la decisione di rientrare a Città del Messico, non si ripresero mai dalla morte della loro maestra. Dopo un breve soggiorno nella capitale i due iniziarono una serie di peregrinazioni nel mondo che li portarono in Francia, Spagna, Israele, Africa, di nuovo in Messico, ora insieme, più spesso separati. A cercare di tenere viva in qualche modo l'attività letteraria fu soprattutto Belano (Lima, in un certo senso, si lasciò andare, cercando di sperimentare quanto più gli era possibile con le finanze a disposizione e con i lavori più disparati, nei quali si impegnava con lo stesso impegno che prima aveva messo nell'attività di poeta), che tra un lavoro stagionale e l'altro ebbe il tempo di sposarsi, avere una figlia e scrivere alcuni libri. Le tracce di Arturo si perdono nel giugno del 1996, in Africa, nei dintorni di Brownsville. Era andato lì come corrispondente di guerra, all'inizio con l'intenzione di morire, ma poi riuscendo poco alla volta a ritrovare la voglia di vivere, lì dove la guerra era affare quotidiano.
In un certo senso questa conclusione racchiude in se l'essenza stessa del realvisceralismo, un movimento che cercò di essere avanguardia, di riunire la poesia latinoamericana per costruire un nuovo futuro, una nuova casa intorno alla quale sentirsi uniti, ma che alla fine si concluse in una dispersione di forze e di volontà, in una sorta di lenta ma inesorabile agonia.
I detective selvaggi è un libro stupendo e, come tutti i libri di Roberto Bolaño, è un libro sulla letteratura e sulla poesia, ma è soprattutto un libro su una figura che è in pratica la vera protagonista, quella Cesarea Tinaiero di cui ho sintetizzato la vita, così come la racconta Bolano. E' per questo che ho voluto dedicare, indirettamente, scegliendo questa data di pubblicazione e le foto abbinate, alla fotografa, rivoluzionaria e modella Tina Modotti, che dall'Italia degli anni Venti, dal Friuli per la precisione, andò in Messico.
Per approfondire la sua figura, vi rimando ai seguenti link:
Ritratto di Tina Modotti Fotografa rivoluzionaria nel Messico anni Venti
Vita di Tina
Tina Modotti, una vita-capolavoro tra il Friuli e l’America
La puntata di La storia in giallo dedicata a Tina Modotti
Il Messico degli Anni Venti secondo Tina Modotti
Gli altri protagonisti di questo particolare Ritratto sono Bolano stesso e il romanzo. Con la stessa idea di prima, vi rimando ad alcuni link di approfondimento:
Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia
Cuatro mexicanos velando un cadáver. Violencia y silencio en Los Detectives Salvajes, de Roberto Bolaño
Cesárea Tinajero, según Felipe Müller
Roberto Bolano: The Savage Detectives
Bolaño, Roberto. (1998) Los Detectives Salvajes (The Savage Detectives)
Infine mi corre l'obbligo di indicare la musa ispiratrice nell'esimio Marco Fulvio Barozzi in arte Popinga

Nessun commento:

Posta un commento