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lunedì 19 gennaio 2015

Torno indietro e uccido il nonno

Nonno! Dove va il tempo che passa?
Come ho scritto in Paradosso cosmico, il paradosso del nonno venne introdotto volta nel 1943 dallo scrittore francese René Barjavel ne Il viaggiatore imprudente: un nipote torna indietro nel tempo e uccide suo nonno prima che incontri sua nonna, rendendo quindi impossibile la sua nascita e di conseguenza anche il suo viaggio a ritroso nel tempo. Il racconto diventa lo spunto per lo spettacolo Torno indietro e uccido il nonno (trailer su vimeo) che è stato programmato (oggi l'ultimo giorno) per una settimana al Teatro Libero di Milano.
Sul palco c'è ancora Andrea Brunello, che aveva incantato le mie accompagnatrici, mia sorella e AlbertaIsotta, due statistiche, con Il principio dell'incertezza, dove Brunello si è confrontato con la meccanica quantistica, che presenta un grado di statistica abbastanza elevato (si potrebbe concludere, dall'esito familiare dello spettacolo, che anche gli statistici sono in grado di comprendere la meccanica quantistica!). Questa volta è accompagnato da Roberto Abbiati, il nipote, che brilla per una comicità fisica dirompente, ispirata a Buster Keaton e a Stan Laurel, mentre la maggior parte del parlato cade sulle spalle di Brunello, che comunque riesce a non sfigurare nel confronto fisico con il collega sul palco.
Sempre basato su un testo del Jet Propulsion Theatre, Torno indietro e uccido il nonno si concentra proprio sul concetto del tempo, in una impresa decisamente più difficile da raccontare rispetto al precedente spettacolo. D'altra parte, come ho scritto nella recensione di OraMai, il tempo non è di semplice definizione. Persino Albert Einstein lo definiva come
Quella cosa che si misura con l’orologio.
D'altra parte, come ricordano nello spettacolo, a differenza della luce, che vive solo nello spazio, noi viviamo nel tempo e, come tutto l'universo, subiamo gli effetti della freccia del tempo di Ilya Prigogine: l'evoluzione di un sistema viene, infatti, guidata dall'entropia. Ovvero un qualunque sistema termodinamico seguirà la strada che ne massimizza il valore (o, al meglio, che lo mantiene costante). In termini più semplici, un sistema tenderà al massimo disordine possibile.
Con questo concetto, risulta abbastanza difficile non immaginare, per esempio, come destino ultimo dell'universo, la sua così detta morte termica, senza alcuna possibilità di ritorno verso il punto di inizio, il big bang, a meno di un intervento dall'esterno, il che implicherebbe che l'universo sta evolvendo all'interno di un contenitore più grande. Ad ogni modo, dal punto di vista teatrale, la parte più interessante diventa proprio la spiegazione della freccia del tempo e dell'entropia, fatta con un esperimento sul palco: si getta in una boccia d'acqua un po' di colore rosso e si vede cosa succede (in effetti è chiaro ciò che succede, ma è utile per spiegare come funzionano l'entropia, i microstati e i macrostati). In effetti l'unico difetto, di difficile eliminazione visto il tema trattato, è il forte contenuto filosofico dello spettacolo, enfatizzato anche da alcune delle più note canzoni dei Radiohead.
In definitiva uno spettacolo interessante, meno efficace del precedente, ma che, giusto per non far uscire gli spettatori con il magone (emblematico il monologo in stile: se il destino dell'universo è la morte termica, allora tutto ciò che facciamo è vano), ecco poche frasi: c'è una speranza, per l'universo, grazie alla meccanica quantistica: è possibile che, in effetti, l'universo esista in un unico stato immutabile, un istante eterno non rilevabile da noi, piccoli, insignificanti abitatori, dotati di pensiero, certo, ma sempre piccoli e insignificanti.

P.S.: è possibile che approfondirò, in chissà quale futuro, una delle ipotesi quantistiche più strane riguardo la fine dell'universo.

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