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mercoledì 3 giugno 2009

Il tenente

Più riguardo a Il tenenteRon Hubbard, meglio noto come il fondatore di Scientology, che recentemente in Francia sembra abbia avuto non pochi problemi (e di questo sono decisamente contento) è stato, a parte quest'unica pecca, un grande scrittore di fantascienza.
Dopo aver letto Ritorno al domani, romanzo ineccepibile e tecnicamente ben congegnato, basato sulle conclusioni di Einstein nella relatività speciale, ecco Il tenente, un romanzo di fantapolitica ambientato in una ipotetica guerra ancora da venire, non necessariamente quella seconda guerra mondiale che già allora minacciava di fare il suo ingresso nel panorama politico e bellico mondiale.
Il libro, come ricorda lo stesso Hubbard, è stato accolto dalle critiche più disparate, e quando un romanzo viene accolto in modo così netto o lo si ama o lo si odia e, generalmente, è anche un piccolo capolavoro, o qualcosa di abbastanza vicino. Hubbard, inoltre, lo sta scrivendo in un periodo in cui le idee di Hitler stanno prendendo piede, un periodo in cui si dibatte se fare affari con la sua Germania o meno, e molte delle situazioni che poi includerà nel libro, in un certo senso sono ancora tremendamente attuali. Ma andiamo con ordine.
Il protagonista è un tenente senza nome che guida i suoi uomini tra le sperdute lande di un'Europa martoriata da una guerra globale fino alla conquista di una nave che li porterà in Gran Bretagna e a riconquistare l'isola, togliendola dalle mani dei burocrati e dei politicanti, rappresentati da comunisti e socialisti. Qui avviene la prima rottura nell'interpretazione del romanzo, criticato all'unanimità sia da destra sia da sinistra e per opposti motivi. In fondo sin da questo bel romanzo i politici di ogni fazione e di ogni colore non potevano non riconoscersi nei politici rappresentati da Hubbard: interessati ai voti e al proprio tornaconto personale, si sono dimenticati della gente, della massa delle persone, e solo l'arrivo del tenente e della sua brigata riporterà il potere al popolo, che grazie al suo governo quasi invisibile, lo accetterà come sovrano unico (e qui viene da pensare al carattere dei britanni, che da secoli accettano democraticamente una casata reale, grazie al fatto che la presenza di un re o di una regina non limita la loro libertà d'espressione, come invece succede in altre democrazie).
Il tenente, infatti, e lo dimostrerà nel momento in cui bisognerà trattare con gli Stati Uniti, penserà innanzitutto al bene della sua terra, la Gran Bretagna: gli statunitensi hanno bisogno di terreno fertile dove mandare la loro popolazione, che senza lavoro e chiusa nelle città, senza alcuna possibilità di andare a lavorare tra dei campi ormai non più fertili, ha bisogno di nuove terre da esplorare, mi verrebbe da dire. E così Hubbard racconta di un flusso migratorio al contrario, che da Nuovo va verso il Vecchio Mondo, un flusso che deve essere regolato, così come venne regolato dagli Stati Uniti a suo tempo, ma che rischia di essere corrotto dalla politica, pronta a piegare ai propri interessi qualunque accordo, sputando persino sulla parola data.
E' proprio questa estrema fiducia nei difetti dei politici, ed è proprio per scongiurare i pericoli che già ha fiutato, che il tenente decide di concludere l'intera vicenda in modo violento e spettacolare, perché la Gran Bretagna è una terra libera che tiene alla propria libertà, chiunque sia il governante, un semplice rappresentate del potere del popolo.

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