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lunedì 17 settembre 2012

Gli insegnanti sono la chiave

A fine agosto dello scorso anno sul New York Times Sol Garfunkel e David Mumford hanno lanciato una proposta (tradotta in italiano da Roberto Natalini su MaddMaths!) per migliorare l'insegnamento della matematica negli Stati Uniti. Un problema simile lo si è recentemente riscontrato anche in Inghilterra dove la matematica, trattata come tutte le altre materie, viene lasciata dagli studenti subito dopo i primi approcci con la disciplina. In entrambi i casi sono molto interessanti le considerazioni che Flavia Giannolli fa su MaddMaths! e su dueallamenouno. In particolare in quest'ultimo articlo viene suggerita l'importanza di una migliore formazione degli insegnanti da una parte e di un incoraggiamento degli stessi. In effetti questa proposta sembra fare eco a quanto scrive Irwin Kra sul numero 4 del 59.mo volume dei Notices of the AMS(1):
Non ci sono abbastanza insegnanti di matematica ben informati e talentuosi nelle nostre scuole pubbliche e in molte di quelle private. Molte classi sono tenute da persone con poca conoscenza e scarso amore verso la matematica.(1)
Per cui una prima importante soluzione proposta da Kra è
Formare e selezionare i migliori insegnanti è indipendente dalla revisione dei curricula.(1)
Ciò che stupisce è che a queste stesse conclusioni erano giunto un report del settembre 2007 condotto da Barber e Mourshed, How the world’s best-performing schools come out on top. Il report, esaminando i dati delle indagini PISA (Programme for International Student Assessment) sul livello di istruzione degli studenti dell'area OCSE, determinato un gruppo di top performers all'interno del sistema, è arrivato a delle conclusioni molto interessanti:
L'esperienza di questi sistemi top performers suggerisce che tre sono le cose che hanno maggiore importanza: 1) scegliere le persone adatte a diventare insegnanti; 2) trasformarle in validi educatori e 3) fare in modo che il sistema sia in grado di assicurare la migliore istruzione possibile ad ogni studente.(2)
In generale tutti i sistemi virtuosi preselezionano i futuri insegnanti nella fascia alta dei laureati e successivamente propongono un percorso altamente specializzante ed estremamente selettivo. Ad esempio nel sistema finlandese
- Gli aspiranti insegnanti appartengano alla fascia superiore dei laureati (20%). 300 domande a risposta multipla per verificare le conoscenze aritmetiche di base, la padronanza della lingua, e problem solving (per l'accesso ai corsi di formazione).
- Tests per valutare le capacità di gestione delle informazioni, di pensiero critico e di sintesi dei dati.
- Verifica delle attitudini all'insegnamento. Colloqui mirati a valutare le motivazioni all'insegnamento, all'apprendimento, le capacità di comunicazione e l'intelligenza emozionale (abilità a percepire, valutare e gestire le proprie emozioni e quelle di un gruppo).
- Verifica delle attitudini all'insegnamento. Esercizi di gruppo e prove di insegnamento; tests di comunicazione e rapporti interpersonali.
- Dopo aver superato il corso di formazione, i candidati sono scelti dalle singole scuole.(2)
Questo percorso serve per farsì che i neo-insegnanti rispettino alla fine tre condizioni di base:
- Gli insegnanti debbono essere in grado di individuare le carenze del loro modo di insegnare.
- Gli insegnanti debbono essere in grado di acquisire modalità di insegnamento alternative; in generale, questo passaggio è possibile solo mediante "dimostrazioni" che si svolgono nelle classi.
- Gli insegnanti devono essere motivati a migliorare il loro rendimento. Questa motivazione non è, in generale, suscitata da incentivi materiali ma solo da alte aspirazioni, da un senso condiviso del progetto educativo, e, soprattutto, da una convinzione collettiva di poter fare insieme la differenza.(2)
A proposito di quest'ultimo punto, Kra(1) sembra invece pensarla diversamente, ovvero che il salario è una grande parte dell'equazione(1). Probabilmente ciò deriva dal fatto che quello degli Stati Uniti non è uno dei sistemi top performer e lo stipendio di base di un insegnante è probabilmente inferiore rispetto a quello di una carriera altrettanto qualificata:
Gli insegnanti sono assunti inizialmente a tempo determinato con uno stipendio paragonabile a quello di professioni che richiedono una formazione simile(2)
Questo tempo determinato non è di pochi mesi, ma si protrae tra i 3 e i 5 anni, tempo ritenuto sufficiente per ottenere la fase conclusiva della formazione e valutare il neo insegnante nel modo più completo possibile.
Per ottenere tutto questo, però, viene portato avanti un programma che può essere così esemplificato:
- Costruire abilità di insegnamento durante il periodo di formazione trasferendo gran parte delle attività degli aspiranti insegnanti nelle classi delle scuole dove andranno ad insegnare.
- Affiancare il giovane insegnante appena assunto con 'istruttori' (insegnanti di provata capacità cui viene ridotto il carico didattico diretto).
- Selezionare e formare 'istruttori' degli insegnanti neo-assunti di grande qualità.
- Fare in modo che gli insegnanti si aiutino a vicenda. Nelle scuole dei sistemi top performers è diffusa la cultura del progetto educativo collettivo, della riflessione critica sul lavoro svolto e dell'aiuto reciproco.(2)
In questo momento i giovani insegnanti, generalmente quelli di seconda e soprattutto di terza fascia, vengono letteralmente gettati nelle classi, e solo la fortuna e un buon carattere possono permettere loro di sopravvivere al primo impatto. Questo perché spesso non c'è tempo per il preside o per un suo rappresentante di presentare ufficialmente l'insegnante nelle classi.
La pratica del tutoring, poi, viene mal vista: per esperienza personale (me lo hanno detto in faccia), non viene nemmeno consigliata al neo-insegnante, per non sminuire la sua autorità nei confronti della classe, senza contare che non necessariamente questa attività in tutte le scuole può essere svolta da un insegnante della stessa disciplina.
L'ultimo punto, infine, è l'unico che sia stato toccato nello scorso anno scolastico dalla professoressa Grazia Fassorra durante l'intervento del 24 aprile 2012 presso la sede centrale dell'ITCS Schiaparelli-Gramsci (la scuola dove ho insegnato nello scorso anno scolastico: esperienza da dimenticare, emblematica dei difetti italiani in generale), dove ha sottolineato l'importanza degli organi collegiali scolastici per coordinarsi non solo all'interno dei dipartimenti di materia, ma anche all'interno del consiglio di classe tra insegnanti di discipline differenti.
Ci sono poi altri punti critici all'interno del sistema italiano. Se da una parte il sistema di selezione e formazione degli insegnanti è stato di fatto inesistente sino alla partenza del TFA di quest'anno o all'avviarsi dei corsi di laurea per l'insegnamento nei prossimi anni, dall'altra lo stesso metodo di reclutamento, che viene nuovamente riproposto, quello del concorso pubblico, sembra indicare anche una certa ingessatura del sistema. Introdurre, infatti, l'assunzione a chiamata diretta da parte delle scuole sarebbe probabilmente un vantaggio non indifferente sia per le scuole sia per gli stessi neo-insegnanti, che però dovrebbero realmente uscire da un percorso a ostacoli molto selettivo, difficile al momento da costruire in Italia vuoi per le pressioni dei sindacati (vedi le vicende sul TFA, o sui concorsi in fase di banditura), vuoi per le croniche difficoltà dell'università italiana di essere completamente trasparente. Unico appunto al percorso virtuoso finlandese è l'accesso alla carriera da parte degli laureati di fascia alta: onestamente ragionerei per una selezione che non escluda dai test iniziali nessun laureato che si propone per l'insegnamento, lasciando però a un percorso realmente selettivo, ovvero capace anche di respingere il candidato ben prima della fine della naturale conclusione, il compito di scremare il gruppo.
Ci sono dunque, nonostante la sperimentazione di alcuni strumenti in potenza interessanti, ancora alcuni dettagli da mettere a posto all'interno del nostro sistema scolastico, e anche universitario, che partono innanzitutto da una maggiore trasparenza nei processi di formazione e valutazione degli insegnanti, e passano per un affiancamento costante dei neo-assunti, senza dimenticare un buon sistema di aggiornamento, che secondo me potrebbe passare anche per delle lezioni in compresenza anche tra insegnanti di pari grado, in modo da stimolare più facilmente lo scambio di informazioni e di metodi didattici.
Un altro aggiornamento potrebbe passare anche attraverso l'adozione di nuovi sistemi tecnologici, come la famosa LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), o anche banalmente l'uso del computer (vi assicuro che sono pochi gli insegnanti in grado di utilizzare uno strumento infernale come questo, e ancora meno i nerd, che forse in questo periodo storico sarebbero gli insegnanti perfetti).
In pratica è una vera e propria rivoluzione culturale dove l'Italia è semplicemente all'inizio e che, si spera questa volta, concentrandosi proprio sugli insegnanti, possa portare i suoi buoni frutti.
(1) Irwin Kra (2012). Doceamus: (Math) Teachers Are the Key Notices of the American Mathematical Society, 59 (4), 556-557 DOI: 10.1090/noti816
(2) Giuseppe Giuliani, Rosa Maria Sperandeo-Mineo (2008). Quale sistema formativo? Giornale di Fisica, 49 (4), 231-239 DOI: 10.1393/gdf/i2008-10077-3 (pdf)
Approfondimento sulla LIM:
Two Extremes of Touch Interaction

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