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mercoledì 29 luglio 2020

Le grandi domande della vita: i segreti di uno sterotto

Fa caldo. E sto letteralmente spostando e ristrutturando intere sezioni su Edu INAF, lavorando in maniera continuativa quasi senza prendere pause. Questo ha prodotto due effetti: scrivo poco, su Edu INAF e non solo, come avete visto nelle ultime settimane, e soprattutto ascolto molto Spotify. E visto che non sono un utente premium, mi becco la pubblicità, anche quella in cui Spotify ringrazia per l'ascolto.
In questo sicuramente molto famoso spot, vengono citati molti dispositivi realizzati appositamente per l'ascolto, come il vinile o le cassette (che mi sa che queste ultime siano poco note, a differenza dei primi che hanno avuto un ritorno di fiamma). Il messaggio, però, si conclude con una parola a metà strada tra il noto e l'ignoto, lo sterotto, "a sapere cosa fosse" conclude la signorina.
Già. Cos'è? Pensavo di saperlo, e invece non è lo spinotto (mannaggia a me!), ma qualcosa di meno tecnico: lo Stereo 8.
Il primo prototipo di questo oggettino venne progettato nel 1964 dall'inventore Bill Lear, la cui prima versione venne poi commercializzata nel 1966 in dotazione ai modelli prodotti dalla Ford, mentre in Italia arrivò nel 1967 all'inizio commercializzato dalla Voxon.
Aveva una particolarità interessante, che probabilmente accenderà un'idea matematica in qualche vecchio lettore del blog: il nastro magnetico su cui era registrato l'audio era riproducibile a ciclo continuo. Come è possibile ottenere un risultato del genere? Semplice: con una striscia di Moebius!
Questa, giova ripeterlo, è una superficie con una sola faccia che può essere ottenuta prendendo ad esempio una striscia di carta, ruotando di 180° una delle due estremità e collegandola con l'altra. Sebbene la scoperta di questa particolare entità matematica viene attribuita a Johann Benedict Listing e August Ferdinand Möbius (da cui il nome) nel 1858, sembra che strutture simili fossero presenti nei mosaici dell'Antica Roma.
Ah! Per quelli che sono (o erano) convinti che la parola misteriosa fosse sferotto, ricorderei che alcuni anni fa un'azienda dolciaria ha dato forma sferica allo Zuccotto chiamandolo... Sferotto!

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