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sabato 27 giugno 2009

Effetti di volume finito

Il 16 giugno 2009 Repubblica pubblica un articolo che finisce quasi subito nel dimenticatoio:
Rifiuti, nel giro di due anni l'emergenza sarà nazionale.
La ricerca è condotta da Assoambiente, un associazione di imprese private che gestiscono servizi ambientali.

Nel rapporto si afferma tra l'altro:
rimangono solo 24 mesi o poco più prima che tutte le discariche italiane abbiano esaurito le loro capacità di assorbire il flusso di rifiuti urbani

Come soluzione viene proposta il riciclo e l'incenerimento ma viene aggiunto anche:
la tempistica media per la progettazione e messa in funzione di un impianto prende da un minimo di quattro anni ad un massimo di quasi sei

In breve siamo spacciati.

E' chiaro che (per fortuna!) non c'è tempo per costruire inceneritori. A tal proposito aggiungo qui una veloce riflessione; spesso ci si dimentica che la materia nè si crea nè si distrugge (Antoine Lavoisier) e che di conseguenza nel momento in cui i rifiuti vengono messi in un inceneritore si trasformano in qualcosa altro. Si trasformano in gas, liquidi e solidi; da notare che questi residui sono molto più pericolosi dei rifiuti iniziali e che quindi non possono essere messi nelle normali discariche perchè sono diventati rifiuti "speciali": in pratica l'effetto dell'incenerimento è di amplificare il problema (il solo vantaggio è di ridurre il volume).

Rimane il riciclo; è evidente che riciclando tutto il possibile risolveremo gran parte del problema legato alle discariche (urbane) ma non è abbastanza. E' necessario andare ancora più a monte del problema ed arrivare al motivo per cui produciamo tanti rifiuti. Potremmo parlare del problema degli imballaggi; ogni volta che compriamo un prodotto ci troviamo poi a disfarci di una quantità di rifiuti spesso superiore al peso dell'oggetto acquistato! ma non è ancora abbastanza. Dobbiamo arrivare al cuore del sistema capitalista.

Tutto il sistema si basa sul'idea che ci sono risorse (infinite) che possono essere trasformate per ottenere beni che devono essere poi venduti (acquistati dal consumatore), usati, consumati e buttati in discarica (qui per discarica intendo aria, acqua, terra; anche queste di dimensioni infinite). Naturalmente più velocemente questo processo avviene meglio è per il sistema, più velocemente i beni fluiscono, più velocemente l'economia "cresce" e tutti sono contenti (o quasi).

I rifiuti esistono perchè questo sistema richiede un flusso continuo di beni che dalla Terra (come risorse) passano al consumatore e poi di nuovo alla Terra.

Quando i primi pensatori gettarono le basi per la comprensione del capitalismo, a partire da Adam Smith, fecero un assunto che in quel momento era "scontato": la nostra civiltà vive su un pianeta infinito, per cui abbiamo a disposizione un infinita quantità di risorse (basta scavare) ed abbiamo quindi anche un infinito spazio per gettare i rifiuti.

Con queste ipotesi iniziali l'economia mondiale è continuata a crescere per due secoli buoni; attenzione alla parola che sto usando: "crescita". La crescita nel sistema capitalista non è un effetto secondario ma fortemente caratterizzante; il sistema per rimanere in "vita" (per continuare ad evolvere) deve crescere sempre.
E qui un altro fatto fondamentale: non deve solo crescere linearmente ma esponenzialmente. Per qualche motivo gli esseri umani non riescono a concepire il concetto di crescita esponenziale ma soprattutto non riescono a vedere gli effetti disastrosi che esso nasconde: apparentemente abbiamo tanto tempo per risolvere i nostri problemi ma in realtà... aneddoto di Meadows.

Con la fine della seconda guerra mondiale si è deciso di dare un nuovo impulso alla crescita economica spingendo al massimo "i motori" per "produrre più beni di consumo". A sessanta anni da quella decisione il sistema capitalista si trova davanti a quello che in fisica si chiama "effetto di volume finito".

In pratica il sistema si trova di "colpo" a dover fare i conti con quelle ipotesi, vere all'inizio, quando il sistema sembrava evolvere davvero in un pianeta infinito, ma non più vere ora.
Qui potrebbe nascere un fraintendimento: non sto solo parlando della capacità di "descrivere" il sistema capitalista; non sto solo dicendo che gli economisti non hanno a questo punto nessuna teoria per descrivere il sistema economico in cui viviamo (hanno solo una teoria "valida" su un pianeta infinito... per cui è inutile che si affannino a dire che la crisi finirà tra un anno, due, ... non hanno nessuno strumento per fare previsioni) ma sto dicendo che quel sistema che era in qualche modo stabile e che si è sviluppato fino ad oggi, ora sta per entrare in un nuovo regime, caratterizzato da forti instabità e che collasserà nel giro di pochi decenni. Per quanto Obama (e gli altri "grandi" della Terra) si possano impegnare non saranno in grado di gestire un sistema che sta per diventare instabile e di cui non si conoscono le leggi che lo governano.

Quando Napoli si è riempita di spazzatura bisognava prendere quello per quello che era: un segnale di allarme: un altro limite è stato raggiunto! Di questi allarmi ne vediamo tanti ma non riusciamo ad interpretarli nel modo corretto perchè spesso vengono visti come eventi isolati indipendenti uno dall'altro. Discariche che si riempiono, cambiamenti climatici, risorse minerarie alla fine, petrolio e gas alla fine, desertificazione, popolazione in aumento, fame in aumento, crisi finanziaria, .... tutte facce della stessa medaglia.

I "grandi" della Terra ora sono concentrati a risolvere il problema finanziario; ma se non si affronta il problema guardando contemporaneamente all'economia, alla finanza, alla popolazione mondiale, al cibo disponibile, alle risorse minerarie ed energetiche, ai cambiamenti climatici, si avrà sempre una visione parziale del problema e non si riuscirà a capire che il solo modo per risolvere questi problemi è uscire da questo sistema economico. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema caratterizzato da una vera stabilità, a crescita zero. Solo così tutti i discorsi sulla "sostenibilità" acquistano un senso; siamo già insostenibili per GAIA vogliamo crescere ancora di più? dobbiamo superare le assurdità ed i paradossi del sistema capitalista. Dobbiamo cercare un sistema economico in cui il numero dei posti di lavoro non è legato alla crescita del sistema; in cui possiamo decidere di chiudere le fabbriche di automobili perchè inquinanti, senza aver paura che si perdino migliai di posti di lavoro; in cui posso avere lo stesso ombrello per 100 anni
(perchè con la nostra tecnologia è possibile) senza aver paura che poi le fabbriche chiuderanno quando tutti avranno il loro ombrello; e così via ...

Purtroppo so che non siamo così intelligenti; la nostra civiltà sta per finire, come tante altre prima di noi; pazienza, mi dispiace solo constatare che la storia si ripete e che non insegna niente... e che la conseguenza di questa cecità sarà (anzi è) la sofferenza di milioni, miliardi di esseri umani.

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