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mercoledì 1 giugno 2011

L'uomo illustrato

More about L'uomo illustrato In questo momento mi trovo a New York. Questo post è stato programmato in anticipo. Se posso scriverò qualcosa per raccontarvi della gita, altrimenti dovrete attendere il rientro.

E' normale che uno scrittore di fantascienza come Ray Bradbury non ami troppo la tecnologia. Lo scrittore divenuto famoso con Farenheit 451 e con le Cronache marziane, si presenta al pubblico dei suoi lettori più interessato alle reazioni e ai comportamenti umani di fronte a situazioni particolari, fantascientifiche o meno che siano, più che alla tecnologia in sé.
L'ironia di fondo dei suoi scritti, un'ironia che emerge soprattutto nei racconti o nella serie di romanzi hollywoodiani, lo distingue nettamente da autori come Asimov e Lem, molto più psicologici e cerebrali, accostandolo a Scheckley, anche se il primo è in grado di scrivere racconti efficaci e privi di ironia, come il caso de La città, racconto contenuto all'interno della raccolta L'uomo illustrato.
L'uomo illustrato è un uomo completamente coperto di tatuaggi. Ognuno di essi è in continuo movimento e racconta una storia differente a chi li osserva, almeno fino a che sulla pelle dell'uomo non iniziano a comparire immagini del futuro dell'osservatore. Allora l'ospite dell'uomo tatuato fugge o scaccia il visitatore, che così non ha requie. In una veranda sotto le stelle, in una notte calda d'estate, un uomo inizia così ad osservare ciò che la pelle dell'uomo illustrato ha da raccontare.
E sono storie di strane stanze dei giochi, in grado di uccidere; storie di astronauti che cadono verso la Terra, ormai senza protezione; storie di paralipomeni delle Cronache; storie di fine del mondo, che però arriva solo se si viene avvisati, altrimenti il mondo non sta finendo, no; storie di miracoli cui è difficile credere, ma anche se non fossero miracoli, sono comunque storie che non danno requie, nell'infinita ricerca di qualcosa che non si riesce a comprendere, più che a possedere; storie di sogni esauditi e realizzati, che riecheggiano più della magia del cinema che non di quella della fantascienza; storie così, leggere e intelligenti, malinconiche e divertenti, di un futuro che deve venire o che forse è già perso, storie che fanno correre, come l'ospite dell'uomo illustrato, che fugge verso la sicurezza, ma nel caso del lettore è una fuga verso la sicurezza della fantasia.
Ultima osservazione: uno dei nemici di Lanterna Verde, creato qualche anno dopo l'uscita di questa raccolta, datata 1952, ha nome Uomo tatuato e ha il corpo pieno di tatuaggi che è in grado di animare e utilizzare per i propri loschi scopi (almeno nella prima incarnazione era un criminale puro, ora la situazione è molto più sfumata): forse che l'idea del personaggio è nata a partire dalla raccolta di Bradbury?

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