Network Bar

martedì 14 giugno 2011

Il morso del vampiro (e gli auguri a Query)

Il vero vampiro è orribile a vedersi. Magro e peloso nello stato di veglia, diventa, quando giace ben nutrito nella sua bara, grasso e gonfio da scoppiare. Il sangue fresco gli cola dalla bocca, dal naso e dalle orecchie. La sua pelle è fosforescente e il suo alito fetido.
(Roland Villeneuve, vampirologo e demonologo, in Loups-garous et vampires - Lupi mannari e vampiri)
Questa citazione, presa da Roland Villeneuve, è a sua volta ripresa da Prospero Lambertini, alias papa Benedetto XIV, in un testo del Settecento. Come si può ben constatare questa descrizione della figura del vampiro ha un qualcosa di ripugnante e abominevole che si discosta di molto dalla tradizione letteraria e cinematografica cui siamo oggi abituati. Diffusa anche nel corso dell'Ottocento, questa visione era però destinata a essere dimenticata grazie ai successi di alcuni importanti autori del romanzo gotico, che proprio in quel periodo iniziavano a diffondersi per l'Europa.
Il vampiro gentiluomo, quella figura carismatica, con un forte fascino, in grado di attirare a sé la vittima senza troppo sforzo, nasceva nel 1819 quando il medico John Polidori diede alle stampe il suo romanzo breve Il Vampiro, il cui protagonista, Lord Ruthven, era ricavato dall'amato/odiato Lord Byron. Da qui in poi il vampiro, in letteratura, ottenne sempre maggiori successi, passando per Carmilla, la vampira di Le Fanu, e per Varney, vampiro che animava i classici fascicoli a puntate, per finire con l'apice massimo del genere, quel Dracula di Bram Stoker che fuse in se parte degli elementi folcloristici europei e parte dei topos letterari del tempo, realizzando una sintesi perfetta e al contempo originale sull'argomento e un'avventura senza tempo e appassionante.

L'introduzione che avete letto è il cappello alla mia versione della voce Vampiro (ora è, giustamente, una traduzione della pagina inglese: la mia versione aveva una bibliografia veramente minimale e mi ero anche scordato di mettere tutte le fonti, anche se la motivazione principale è stata che la pagina era un lavoro troppo originale).
L'idea del post nasce dal racconto Sono più furbo io di Robert Sheckley, scrittore di fantascienza che però, soprattutto nei racconti, ha spaziato in vari ambiti. Nel racconto i protagonisti si trovano in Transilvania, terra di vampiri, e nell'albergo in costruzione di un tipo del posto iniziano una discussione sua possibile realtà della superstizione e dei mostri. Il finale è decisamente inquietante ma semplicemente geniale: il narratore del racconto dimostra come la serata e le teorie dell'albergatore si siano radicate profondamente nel suo animo, risvegliando la follia omicida al suo interno!
ResearchBlogging.orgLa citazione letteraria presente nel mio cappello, però, quella relativa al Dracula di Stoker, è in un certo senso un classico, essendo presente anche, ad esempio, in Bioarcheological and Biocultural Evidence for the New England Vampire Folk Belief (pdf) di Paul Sledzik e Nicholas Bellantoni. In particolare i due antropologi si sono occupati della superstizione vampirica negli Stati Uniti, concentrata soprattutto nel New England, terra che farà scattare qualcosa nei lovecraftiani:
American vampire folk beliefs, which were particularly strong in 19th century New England, contained some European features. The New England folklore is consistent in its incorporation of tuberculosis and examination of the body of the vampire for putative signs of life. Following the death of a family member from consumption (i.e., tuberculosis), other family members began to show the signs of tuberculosis infection. According to the New England folk belief, the "wasting away" of these family members was attributed to the recently deceased consumptive, who returned from the dead as a vampire to drain the life from the surviving relatives. The apotropaic remedy used to kill the vampire was to exhume the body of the supposed vampire and, if the body was un-decomposed, remove and burn the blood-filled heart or the entire body.

I nostri due ricercatori, comunque, vanno fin nel Connecticut, a scavare nel Walton Cemetery di Griswold dove esumano lo scheletro di un 50-55-enne. Queste le prime osservazioni:
  1. the postmortem rearrangement of the skeletal remains
  2. paleopathological evidence of a probable pulmonary tuberculosis infection.
In effetti molti casi di vampirismo si scoprirono con le conoscenze successive dei casi di tubercolosi, che però l'ignoranza dei contadini e degli abitanti delle zone rurali fecero scambiare per casi di vampirismo:
The New England vampire belief in based on a folk interpretation of the physical appearance of the tuberculosis victim and the transmission of tuberculosis. As the name consumption implies, the disease caused sufferers to "waste away" and "lose flesh," despite the fact that they remained active, desirous of sustenance, and maintained a fierce will to live(1). This dichotomy of desire and "wasting away" is reflected in the vampire folk belief: The vampire's desire for "food" forces it to feed off living relatives, who suffer a similar "wasting away."
La stessa diffusione della malattia diventava un indizio di vampirismo: i parenti delle vittime, infatti, sviluppavano la malattia solo dopo la morte dei presunti vampiri:
Many of the historic accounts indicate that family members living in close association became infected with the disease before or soon after the death of the "vampire."
Per quel che riguarda la distruzione dei vampiri, il metodo classico ci informa di utilizzare un paletto appuntito da piantare nel cuore, per poi decapitare il cadavere (pratica, comunque, diffusa soprattutto in Europa). In effetti non tutti avevano lo stesso modo di sbarazzarsi del vampiro: nel New England, ad esempio, si usava asportare e bruciare il cuore, come sembra il caso dei resti esaminati dai due ricercatori:
Taphonomically, the physical arrangement of theskeletal remains in the grave indicates that no soft tissue had been present at the time of rearrangement; no heart remained in the body. We hypothesize that, in the absence of a heart to be burned, the apotropaic remedy was the place the bones in a "skull and crossbones" arrangement. In support of this hypothesis, we note that decapitation was a common European method of dispatching a dead vampire, and that the Celts and Neolithic Egyptians were known to separate the head from the body, supposedly to prevent the dead from doing harm(2).
Sledzik, P., & Bellantoni, N. (1994). Bioarcheological and biocultural evidence for the New England vampire folk belief American Journal of Physical Anthropology, 94 (2), 269-274 DOI: 10.1002/ajpa.1330940210
Questa specie di corsa nel vampirismo, in particolare in un caso piuttosto emblematico devo dire, con passaggi dall'articolo scientifico non tradotti (altrimenti il tempo impiegato sarebbe stato maggiore) è dovuta semplicemente per segnalare e festeggiare il primo anno di Query, cui non sono riuscito a partecipare prima, sebbene sapessi della ricorrenza da una settimana. Pazienza!, come si suol dire!
In linea con i festeggiamenti c'è anche Cosa accadrà davvero nel 2012, post di Elitre dove segnala un WikiLibro su Star Trek!
Concludo con un po' di musica, visto che in un certo senso è in argomento con l'articolo di oggi. E quindi vi beccate Redeemer dei Mandragora Scream (in fondo, in ogni festa che si rispetti, c'è anche la musica!)

(1) Brown, L, The Story of Clinical Pulmonary Tuberculosis. Baltimore, MD: Williams and Wilkins Co. (1941)
(2) Barber, P Vampires, Burial and Death: Folklore and Reality. New Haven, CT: Yale University Press. (1988)

Nessun commento:

Posta un commento