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venerdì 26 agosto 2011

Omaggio a Richard Matheson (e non solo)

Uno dei più grandi successi cinematografici recenti è stato sicuramente Inception, film che ha riportato all'attenzione, se vogliamo, un tema narrativamente poco sfruttato nel mondo cinematografico, quello del sogno. E lo fa in un modo quasi originale, ovvero proponendo un gruppo di viaggiatori del sogno, degli avventurieri che si infiltrano nei sogni altrui per recuperare informazioni preziose per conto di altri. L'idea è quasi originale, però, perché è già stata utilizzata altre volte, ad esempio nel mondo dinseyano.
Come molti hanno notato, ad esempio, c'è la storia Il sogno di una vita di Don Rosa nella quale i Bassotti entrano nei sogni di Paperone per recuperare la combinazione della cassaforte. In questo caso, però, c'è un limite importante: bisogna essere il più vicini possibile al soggetto che sta sognando, altrimenti si finisce oltre il confine del sogno, in una zona completamente bianca che significa, per l'intruso, svegliarsi. Ad aiutare Paperone a difendere non solo la cassaforte, ma anche i suoi sogni, che poi non sono altro che i suoi ricordi, arriva Paperino.
Prima di Don Rosa, però, a far entrare i paperi nel mondo dei sogni ci pensano Fabio Michelini e Roberto Marini nella storia Zio Paperone e il viaggio da incubo, dove è invece Paperone che, con una astronave del sogno ideata sempre da Archimede entrano nel sogno di Paperino per cercare di scoprire dove si trovano le mitiche tre porte e soprattutto quale delle tre è quella che nasconde immense ricchezze.
Un'altra possibilità è quella di far sìche il sognatore influisca sul mondo reale: questa direzione narrativa, ad esempio, si può trovare ne Il pianeta proibito, dove i protagonisti piùche sognare rendono reali le immagini contenute nel proprio subconscio, o Stanotte il cielo cadrà, dove un gruppo di esseri umani cerca di impedire al sognatore del mondo di svegliarsi e distruggere il loro universo. In questa occasione Daniel Francis Galouye introduce una piccolo, importante dettaglio: il rappresentante o tramite tra il sognatore e il mondo. In questo modo, intervenendo sul tramite, è possibile riuscire a mantenere dormiente il sognatore(1).
Un'idea non molto lontana da questa è Paperino Paperotto e il grande sonno, scritta da un ottimo Bruno Enna e disegnata da Nicola Tosolini e Francesco d'Ippolito. Pubblicata in tre parti sui numeri 2898-2900 di Topolino racconta di un esperimento del governo sfuggito al controllo: una macchina sofisticatissima è in grado di rendere reali i sogni delle persone, solo che diventa incontrollabile e punta su Quack Town, il borgo dove Paperino ha trascorso la sua infanzia nella fattoria di Nonna Papera. A questo punto, per risolvere la situazione e impedire che la mente del sognatore distrugga il circondario, il governo è costretto a cercare il Pisolatore X, ovvero il soggetto i cui sogni vengono realizzati nella vita reale. E il Pisolatore che i governativi stanno cercando è anche un appassionato di fantascienza, e immagina per il suo paese l'invasione di gigantesche formiche, come raccontato in un racconto della mitica rivista Amazing Papers, che tutti i fedeli lettori della saga di Paperino Paperotto ben conoscono.
E tutta la storia, in cui come potete immaginare il nostro Pisolatore è proprio Paperino, è ispirata a storie e opere di grandi autori e a molti dei così detti B-movies. Così se da una parte abbiamo l'invasione da parte di insetti giganti (ad esempio mi viene da suggerire Tremors, visto di recente, con vermi giganteschi che vengono attirati dai rumori), sono presenti anche citazioni di autori illustri come Asimov, le cui tre leggi della robotica diventano le tre leggi della paperobotica(2), o il grande Richard Matheson, che entra in scena prima sotto le mentite spoglie del Dottor Where, chiaro rimando al Dottor Who, per poi uscire allo scoperto come Richard Duckeson, uno degli scrittori più importanti di Amazing Papers.
E così, mentre i nostri eroi cercano di risolvere la spinosa situazione in cui si trovano, mentre Paperino, grazie alla macchina Drome è praticamente onnipotente sulla realtà come se stesse sognando quella, Bruno Enna, tra una citazione e l'altra, ci porta a un finale al tempo stesso sorprendente e scontato in una storia veramente molto bella e divertente che omaggia la fantascienza in generale e Matheson in particolare.
Richard Matheson (e qusto è certo il momento migliore per spendere un paio di parole su di lui) è lo scrittore statunitense meglio noto per il romanzo Io sono leggenda, che oltre a una trasposizione cinematografica con Will Smith nei panni di Robert Neville (nel film un ricercatore che cerca una cura per salvare l'umanità dal vampirismo), ha anche avuto una trasposizione a fumetti scritta da Steve Niles, quello di 30 giorni a mezzanotte.
More about I migliori raccontiUn altro celebre racconto, che ha avuto l'onore di diventare film grazie all'altrettanto geniale Steven Spielberg, è Duel, il secondo nel sommario della recente raccolta che la Fanucci ha dedicato al celebre scrittore. Matheson non è semplicemente classificabile come scrittore dell'orrore o di fantascienza o di noir di un genere specifico tra quelli elencati prima (o altri che vi vengono in mente per qualche specifico racconto), ma è soprattutto uno scrittore della provincia statunitense, interessato alle azioni e alle reazioni delle persone, comuni o meno che siano. Nei suoi racconti, infatti, ciò che colpisce, al di là dell'orrore che travolge i protagonisti, sono i pensieri delle persone descritte, i loro difetti, e magari sono proprio quelli che portano alla rovina, come nel caso de La casa impazzita, o magari sono le situazioni di tensione che portano i protagonisti a fare una sorta di esame di se stessi, come in Duel o ne I figli di Noè.
E così come ne La casa impazzita viene utilizzata una plausibile (ma non dimostrata) teoria scientifica secondo la quale gli oggetti che usiamo e la stessa casa che viviamo assorbono i nostri sentimenti, anche ne L'uomo enciclopedico, dove all'improvviso l'uomo delle pulizie dell'università sembra in grado di assorbire la conoscenza contenuta in quell'istituto semplicemente entrando nelle biblioteche e nei dipartimenti, c'è una spiegazione plausibile dell'assurda vicenda che colpisce l'umile protagonista, all'improvviso divenuto una celebrità e al tempo stesso una cavia, allontanato anche dai suoi stessi amici, perché non riesce a trattenere le informazioni contenute nel suo cervello quando questo viene stuzzicato.
In questo senso Matheson è uno scrittore molto vicino all'altro genio della fantascienza, Philip K. Dick (presente con le pecore elettriche, letteralmente costruite dal robot costruito da Paperino ne Il grande sonno), o al russo Stanislaw Lem, anche quest'ultimo molto più interessato a una fantascienza psicologica che non, ad esempio, alla space opera propriamente detta.

(1) In effetti nel romanzo successivo questa limitazione viene rimossa, complicando leggermente la situazione.
(2) Queste tre leggi sono
  1. Prima legge: un robot non può recar danno al papero che l'ha costruito
  2. Seconda legge: un robot deve obbedire agli ordini impartiti da quel papero
  3. Terza legge: un robot deve sempre comportarsi bene a tavola!
Andrew, il robot costruito dal Paperino-sogno, si ribellerà applicando il seguente ragionamento:
Se colui che miha costruito non è reale, se egli non è tecnicamente il mio creatore, significa che io non sono più costretto a obbedirgli, seguendo le tre leggi della paperobotica!
Da adesso in poi, potrò fare tutto ciò che vorrò! Potrò persino mangiare con la bocca aperta!

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