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giovedì 25 giugno 2015

Una partita a scacchi

Gli scacchi sono il gioco dei re, come d'altra parte era scontato considerando la leggenda alla base della nascita di quello che possiamo considerare come il più noto tra tutti i giochi di strategia. Ad affrontarsi sono due giocatori che muovono sulla scacchiera i loro pezzi in una sorta di guerra con l'obiettivo di bloccare il re avversario. Il primo che ottiene il risultato vince. C'è anche la possibilità che una partita finisca in parità, quando nessuno dei due arrivi a sconfiggere l'altro.
Le strategie e gli stili di gioco sono differenti, ma essenzialmente si muovono tra due grandi estremi: un uso smodato, estremo, assoluto della memoria da una parte, una creatività portata all'eccesso, tale da anticipare le mosse dell'avversario praticamente fino a fine partita dall'altro. Questi due approcci si confrontano nella Novella degli scacchi di Stefan Zweig, scrittore austriaco di origine ebraica, in un racconto lungo (o romanzo breve: una di quelle opere cui ognuna delle due classificazioni è per certi versi inadeguata) ambientato su una nave da crociera che deve portare il campione di scacchi mondiale verso il suo ennesimo trionfo.
La particolarità di Czentovic è proprio la sua prodigiosa memoria, che, assolutamente ignorante, gli ha permesso di apprendere velocemente i rudimenti del gioco e di eccellere nei tornei internazionali, a fronte di pochissime sconfitte, tutte all'inizio della sua carriera. Questo incredibile talento, però, si sposa con una creatività praticamente nulla e un carattere obiettivamente poco attraente: il campione, infatti, o gioca esclusivamente nei tornei o per soldi, mai per diletto. All'opposto il Dr. B. è un personaggio molto più interessante: tormentato a causa del regime nazista che ha provato a fargli confessare i suoi "crimini" contro il regime, è riuscito a sopravvivere sviluppando una capacità creativa scacchistica incredibile, grazie all'abilità di giocare contro se stesso. Purtroppo questa creatività estrema lo ha portato alle soglie della follia e ora la sfida con Czentovic, caldeggiata da un ricco appassionato di scacchi sulla nave da crociera, rischia di riportare alla mente quella terribile malattia.
In effetti la parte interessante del racconto è tutta concentrata intorno al Dr. B., la cui storia ci viene narrata in prima persona da egli stesso, mentre sia le vicende sulla nave sia la storia di Czentovic vengono narrate da uno dei croceristi. L'intensità psicologica del racconto viene, così, esaltata, da un lato grazie al racconto in prima persona del tormento bellico (un qualcosa che può essere definito ben peggiore di qualsiasi tortura fisica) del Dr. B., dall'altro dallo sguardo terzo del narratore che identifica, man mano che la partita avanza, i segni del ritorno della malattia mentale di quello che, in effetti, può essere considerato come il migliore giocatore di scacchi del mondo.
In ultima analisi Novella degli scacchi più che un racconto sul gioco dei re è una storia su come la mente umana possa diventare così creativa fino a perdersi in se stessa all'interno di un labirinto da cui è impossibile uscire a meno di un aiuto dall'esterno. Non è un caso che Schachnovelle, film del 1960 di Gerd Oswald con Mario Adorf e Curd Jürgens (che vedete nell'immagine di apertura della recensione), arrivi all'estero (nei paesi anglosassoni) come Brainwashed e in Italia come Scacco alla follia: in fondo sono proprio la mente e la sua follia i veri protagonisti dell'opera di Zweig.

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