Stomachion

giovedì 8 settembre 2022

Al centro della Via Lattea

Era l'8 settembre del 1966 quando il primo episodio ufficiale di Star Trek, The Man Trap, Trappola umana, veniva messo in onda dalla NBC. Dopo i 55 anni da quella prima puntata festeggiati con lo Star Trek Day dell'anno scorso, anche in questo 2022 dedico un video alla fisica di Star Trek. In questa occasione, però, mi lascio ispirare dalla serie animata, che ha proseguito le vicende della serie classica a partire dal 1973 e fino al 1974 per un totale di 22 episodi.
Rispetto alla serie dal vivo, gli autori si poterono permettere una maggiore creatività nel progettare storie e, soprattutto, nell'ideazione di razza aliene sempre meno umanoidi rispetto alla serie classica. Inoltre vennero anche integrati nell'equipaggio dell'Enterprise alcuni extraterrestri, laddove nella serie clessica veniva mostrato il solo Spock. In particolare c'è l'aggiunta di Arex al fianco di Sulu nella navigazione e di M'Ress come vice di Uhura alle comunicazioni. Gli attori della serie classica vennero, poi, scritturati come doppiatori dei loro rispettivi personaggi, a parte Walter Koenig visto che Pavel Checov non venne utilizzato nella serie animata per motivi di budget. Più o meno avvenne la stessa cosa anche con i doppiatori italiani, con l'unica eccezione di Spock e Scott che si scambiarono il doppiatore.
Andiamo, ora, all'episodio che ci interessa, l'ottavo della serie animata, Le magie di Megas-Tu. L'Enterprise è stata inviata per una missione di ricerca scientifica nei pressi del centro galattico, per verificare alcune ipotesi degli scienziati su ciò che avviene in quel luogo remoto: violenti processi di formazione stellare.
Ciò che l'Enterprise si trova ad affrontare, però, oltre a questi processi, è anche un vortice spaziotemporale, rappresentato come un vero e proprio tornado, che li cattura inesorabilmente. Forse solo il centro del vortice, come quelli atmosferici della Terra, risulta un punto di calma piatta che possa dare rifugio all'astronave. Quest'ultima, man mano che procede sempre più verso il centro, si trova improvvisamente in una zona posta all'esterno del nostro usuale spaziotempo, dove vivranno un'avventura abbastanza bizzarra.
Noi oggi sappiamo che al centro della nostra Via Lattea si trova un buco nero supermassiccio, Sagittarius A*. La sua immagine, o foto, è stata rilasciata proprio nel 2022, il 12 maggio, dopo cinque anni di elaborazioni. I dati astronomici, infatti, vennero raccolti nel corso del 2017 dall'Event Horizon Telescope, una rete di reti di radiotelescopi sparsi in varie parti del mondo. Un buco nero, infatti, è una fonte di onde radio e, nello specifico, Sagittarius A* venne osservato per la prima volta nel 1954 da John Kraus, Hsien-Ching Ko, e Sean Matt usando il radiotelescopio dell'Università dell'Ohio. Per associare questa sorgente radio con un buco nero bisogna attendere metà degli anni Novanta grazie ai lavori di Reinhard Genzel e Andrea Mia Ghez. I due, proprio per questo, vinsero il Premio Nobel per la Fisica nel 2020 e in particolare la Ghez è la quarta donna a vincere il Nobel in fisica. Sempre nel 2020, il terzo vincitore del premio fu il matematico Roger Penrose, sempre per i suoi lavori nel campo dei buchi neri, un premio che aveva quasi il sapore della riparazione per non averlo assegnato al suo allievo e amico Stephen Hawking, scomparso il 14 marzo del 2018.
Possiamo, ad ogni modo, fare un paio di osservazioni interessanti su alcune delle soluzioni proposte dagli animatori per Le magie di Megas-Tu. Innanzitutto l'Enterprise si ritrova investita da una serie di onde, come delle onde gravitazionali, giusto poco prima di venire catturata dal vortice. Inoltre, prima di dirigersi verso il centro del vortice stesso, l'equipaggio si ritrova schiacciato come soggetto a una forte accelerazione, cosa che avverrebbe anche entrando dentro un buco nero. In un caso reale, però, l'astronave e il suo equipaggio subirebbero il fenomeno della spaghettificazione, ovvero la parte più vicina al centro di gravità verrebbe attirata con una forza maggiore rispetto alla parte più lontana, con conseguente stiramento. Una spaghettificazione, appunto!
Altra soluzione interessante sono poi le deformazioni che Kirk, Spock e McKoy sperimentano una volta trasportati su Megas-Tu che suggeriscono allo spettatore in maniera immediata che i nostri eroi si trovano in un altro universo, con delle regole tutte sue. Che poi queste regole sono una fisica a noi sconosciuta o magia, come detto nell'episodio, ha ben poca differenza, non possedendo gli strumenti per studiarla.
Ad ogni modo quella non fu l'unica occasione in cui l'Enterprise si ritrovò a viaggiare in un altro universo e forse la più interessante di tutte è quella occorsa nell'ultimo episodio della serie animata, Universi paralleli. In quel caso il passaggio tra i due universi avvenne grazie a una supernova, ovvero i resti dell'esplosione di una stella particolarmente massiccia. Anche in quel caso abbiamo una vicenda alquanto bizzarra, forse anche più dell'avventura vissuta nel centro della Via Lattea, ma è interessante come gli autori di Star Trek abbiano associato eventi e situazioni estreme presenti nell'universo con porte verso altri universi. D'altra parte in alcuni studi teorici, i buchi neri risultano essere proprio qualcosa del genere, o per meglio dire i wormhole, o ponti di Einstein-Rosen, che dal punto di vista matematico sono descritti in una maniera molto simile ai buchi neri.

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