L'ultima volta che venne assegnato il Premio Nobel per la fisica a un italiano fu nel 2002. All'epoca toccò a
Roberto Giacconi per le sue pionieristiche ricerche nel campo della radiazione X proveniente dall'universo. Ci siamo, poi, andati molto vicini nel 2017, quando il premio venne assegnato a tre dei fondatori del consorzio dell'esperimento LIGO. Come venne sottolineato all'epoca, quel premio non sarebbe stato assegnato senza l'esistenza dell'esperimento gemello, l'interferometro VIRGO, progettato più o meno negli stessi anni di LIGO da
Adalberto Giazotto, quindi anche quest'ultimo avrebbe meritato il premio al pari di
Rainer Weiss,
Barry Barish e
Kip Thorne. Il problema era che qualunque scelta avesse compiuto all'epoca il comitato, avrebbe scontentato qualcuno, e così alla fine, nonostante tutto, fummo tutti contenti: in fondo il Premio serve sì a enfatizzare i contributi personali, ma anche a fissare dei punti cardine nella conoscenza.
Oggi, però, arriva un Premio a lungo atteso,
quello a Giorgio Parisi, fisico teorico romano, i cui lavori hanno fornito importanti contributi alla teoria dei campi e alla fisica statistica. Il premio, però, gli viene assegnato per i suoi lavori sulla fisica dei sistemi complessi, o per dirla con le parole del Premio:
Per la scoperta dell'interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria.