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lunedì 7 gennaio 2013

Chiamate telefoniche

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Raccontare una raccolta di racconti è sicuramente più difficile del racconto di un romanzo, anche di uno ricco di spunti, perché una raccolta propone uno spunto per ogni racconto. E quanto più è ricca la raccolta, tanto maggiori sono gli spunti. Per cui ha probabilmente molto più senso iniziare dall'autore della raccolta, Roberto Bolaño, che colpisce soprattutto per il ristretto arco temporale della sua carriera letteraria, almeno quella di scrittore, che si è conclusa con la morte, comunque attesa dallo scrittore.
Chiamate telefoniche, del 1997, rappresenta gli inizi di questa carriera, e sin dal primo racconto, Sensini, lascia trapelare evidente uno degli interessi della letteratura dello scrittore cileno: la letteratura stessa. Forse sta anche qui il segreto del successo di Bolaño, il motivo per cui in così poco tempo è riuscito a diventare una figura di riferimento per tutta la letteratura latino americana in particolare e per quella in lingua spagnola in generale. E forse sta anche qui il segreto a livello mondiale di Bolaño. Ma forse sta anche in un altro punto particolare, che prescinde dallo stile o dalla vasta produzione rapportata al tempo concessogli: Bolaño si interessa soprattutto alle persone. Ciascuno dei racconti di Chiamate telefoniche, infatti, è una storia di persone reali, vive: non credo, infatti, che sia un caso se 6 dei 14 racconti hanno come titolo o nel titolo nomi di persone. E poi c'è I detective, dove fa la sua prima comparsa Arturo Belano, che sembra, forse per assonanza?, una sorta di alter ego di Bolaño. Belano, però, pur essendo protagonista del racconto, non compare mai in prima persona, ma è invece raccontato, narrato dai personaggi del dialogo su cui si poggia il racconto, proprio come sarà raccontato da altri ne I detective selvaggi, romanzo al tempo stesso corale e retto su due specifici protagonisti.
Ciò che però colpisce in Chiamate telefoniche non è qualcosa che lo si può comprendere nell'immediato: certo ogni storia di Bolaño è preziosa e particolare, e si propone a volte con stili e generi differenti, ma se alla raccolta si fa seguire, più o meno immediatamente, la lettura de I detective selvaggi si comprende molto meglio quello che scrivevo all'inizio, ovvero che la letteratura di Bolaño si occupa essenzialmente della letteratura stessa, proprio come un tempo si diceva che l'arte migliore è quella fatta per il solo piacere di fare arte.

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