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martedì 12 giugno 2018

Storie senza tempo

L'idea di Abraham Flexner quando nel 1930 fondò, insieme con Louis Bamberger e Caroline Bamberger Fuld, l'Institute for Advanced Study a Princeton, era quella di realizzare un luogo in cui gli scienziati potessero dedicarsi alla ricerca nei campi fondamentali senza alcun pensiero accessorio, inclusa la didattica, che non era obbligatoria.
La ricerca dei migliori talenti da portare all'IAS venne affidata a Oswald Veblen, che Flexner aveva sottratto alla vicina Università di Princeton, fino ad allora il principale istituto accademico della città. Il gran lavoro di Veblen in giro per il mondo diede ben presto i suoi frutti, anche grazie all'avanzare di nazifascismo in Europa: così scienziati del livello di Hermann Weyl, John von Neumann e soprattutto Albert Einstein trovarono un punto di riferimento per fuggire dai venti di guerra e dall'intolleranza crescente in Germania e nel resto del Vecchio Continente. E fu proprio all'IAS che Einstein intrecciò l'amicizia più profonda e sincera della sua vita, quella con il logico e matematico Kurt Gödel.
Un mondo senza tempo del filosofo Palle Yougrau prende spunto proprio da questa amicizia, per raccontare la vita dei due scienziati e, in particolare, recuperare la figura di Godel, riportando nella giusta dimensione i suoi contributi a logica, matematica, fisica e filosofia, inquadrando soprattutto in quest'ottica i risultati ottenuti nel campo della relatività generale di Einstein.
Come avevo già scritto in altra occasione, Godel determinò delle soluzioni alle equazioni di campo di Einstein che implicavano l'esistenza di linee di tempo chiuse, quindi possibilità di viaggi nel tempo. Come ricorda lo stesso Yougrau nel corso del libro, la censura cosmica proposta da Steephen Hawking per impedire i viaggi nel tempo è diretta conseguenza della scoperta di Godel. Certo dall'altro lato Hawking proprio grazie ai teoremi di incompletezza scoperti dal matematico austriaco è arrivato alla conclusione che non si potrà mai riuscire a realizzare una teoria del tutto (di fatto cambiando opinione sulla teoria delle stringhe), ma sul caso specifico è sfuggito non solo al cosmologo, ma anche a molti tra fisici e filosofi la radicale conclusione cui era giunto Godel: l'inesistenza del tempo.
Tale conclusione viene oggi ripresa in termini molto più fondamentali e matematici all'interno della teoria della gravitazione a loop, che vede tra i suoi propositori molti fisici italiani, su tutti Carlo Rovelli, ma è proprio sull'inesistenza del tempo come idea filosofica (ma non solo su quella) che Yougrau argomenta nel corso dell'ultima parte del libro la necessità di rivedere Godel non solo come uno dei più brillanti logici e matematici del XX secolo, ma anche come uno dei suoi più brillanti filosofi. D'altra parte lo stesso Godel cercò in tutti i modi di venire accettato all'interno di tale consesso, un po' come Galileo Galilei cercò in tutti i modi di dare dignità alla matematica e alle scienze sperimentali: il tempo ha dato ragione all'italiano e, si spera, proprio quel tempo che per Godel non esiste possa dargli quel merito che ancora non gli è stato tributato.

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