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domenica 1 luglio 2018

Paperino ai mondiali di calcio

Mentre su Topolino si svolge l'attesa sfida tra le squadre allenate da Mondor e Amelia, sui Grendi Classici Disney (seconda serie) #30 viene ristampata Paperino ai mondiali di calcio, dedicata proprio alla più famosa competizione agonistica per nazionali. Autore della lunga avventura è il maestro Romano Scarpa, che mescola in un'unica soluzione una serie di spunti ed elementi che hanno caratterizzato molte delle sue storie di quel periodo.
Nelle nebbiose brughiere scozzesi
Realizzata in occasione dei Mondiali tedeschi del 1974, Paperino ai mondiali di calcio fa il suo esordio su una pubblicazione usualmente dedicata alle ristampe, i Classici Disney (prima serie) #54. A sommario anche Paperino calciatore, anche questa storia inedita scritta da Gian Giacomo Dalmasso per i disegni di Marco Rota, che realizza le illustrazioni per copertina e quarta di copertina.
Queste due storie verranno successivamente ristampate, sempre in coppia, prima sui Classici Disney (seconda serie) #65 in occasione dei mondiali spagnoli del 1982, quindi su Paperone mondiale 1990, uscito in occasione dei mondiali italiani di quell'anno come supplemento a Topolino #1795. In quest'ultima occasione venne anche ristampata la lunga Mundial Story realizzata da Massimo Marconi insieme con Marco Rota e le chine di Roberto Marini e precedentemente pubblicata su Topolino in occasione dei mondiali del 1986 in Messico.
La storia di Scarpa si apre come un flashback sulle nebbiose lande scozzesi, dove due clan, i MacPapp e i Bass Rock capeggiati rispettivamente da una sorta di avi di Paperone e Rockerduck, si contendono le poche risorse che il periodo mette a disposizione: zucche.
A dirimere la contesa ci pensano le streghe che infestano quei luoghi che ideano un gioco per: ripulire dalle zucche selvagge il campo compreso tra i due castelli; dirimere, anche solo per un anno, la sfida tra i due clan. Queste, che si rivelano caratterialmente dispettose, ma comunque affabili, sono graficamente a metà strada tra gli avvoltoi di Robin Hood e le arpie di Carl Barks.
In un certo senso questa prima parte risente dell'onda lunga della Storia e gloria della dinastia dei paperi, che Scarpa, alternandosi ai disegni con Giovan Battista Carpi, aveva contribuito a realizzare su testi del prolifico Guido Martina. Salvo poi scoprire che questa è una storia inventata, girata come un film dalla macchina di produzione di Paperon de' Paperoni per ottenere l'esclusiva sulla trasmissione dei mondiali di calcio.
Questo lungo prologo, però, serve solo per introdurre il primo dei due elementi della parte centrale della storia: Franz Paperott, montanaro dello Yodlerstein, piccolo stato centroeuropeo, che si rivela un formidabile dribblatore. Grazie alle sue origini paperopolesi, il ragazzo può diventare un elemento centrale della squadra e permettere così a Rockerduck, che l'ha scoperto, di ottenere un deciso vantaggio su Paperone. Quest'ultimo, però, pareggia i conti quando esprime ad alta voce il desiderio di avere un portiere formidabile in cambio della numero uno: Amelia non si lascia sfuggire l'occasione e rende magicamente infallibile Paperino.
A questo punto la storia ha una svolta bondiana, con il classico scienziato pazzo che però si redime e torna, insieme con Franz che ha perso le sue fantastiche capacità, a una vita semplice e bucolica. Nel frattempo la rivalità tra Paperone e Rockerduck porta quest'ultimo a sabotare involontariamente l'accordo con Amelia, che così togliei poteri a Paperino. Restati senza pilastri in squadra, i due rivali decidono di sabotare i rispettivi satelliti per le telecomunicazioni, e qui ecco che Scarpa realizza una storia di stampo fantascientifico con Paperino e i Bassotti che si sfidano in orbita geostazionaria a bordo di due astronavi personalizzate contro i rispettivi satelliti personalizzati. Tale impostazione sarebbe stata riproposta sempre da Scarpa in Storie stellari: Paperobot contro Paperoidi del 1981.
Nel complesso in un'unica storia di 92 pagine, Scarpa è riuscito a inserire tre storie distinte e un intreccio complesso, ma sviluppato in modo semplice e lineare e facilmente leggibile dal lettore, che così si appassiona allo svolgimento della storia e senza che alcun elemento rimanga, alla fine, realmente sospeso. La vignetta finale, poi, si ricollega perfettamente ai redazionali del Classico del 1974 curati dal direttore di Topolino Mario Gentilini.
Paperino campione di calcio
La seconda storia del Classico (prima serie) #54, che non è presente sul Grande Classico attualmente in edicola, è Paperino calciatore, che in effetti all'epoca del Paperone mondiale 1990 mi colpì tanto quanto (se non più) della storia di Scarpa.
Un Paperino come al solito arrabbiato per i problemi con i parenti (lo zione e i nipotini) passa accanto al campo di calcio dove la squadra dei Piedi lunghi si sta allenando. Il pallone finisce sui piedi di Paperino che lo colpisce con forza inusitata, tanto da distruggere il palo della recinzione. Inizia così la carriera da cannoniere del nostro Paperino in una storia che Dalmasso struttura in due parti distinte: nella prima il manager della squadra avversaria dei Piedi lunghi, i Leoni arrabbiati, cerca di ingaggiare con tutti i mezzi il talentuoso Paperino, che anche grazie all'aiuto dei nipotini sta furoreggiando sui campi di calcio.
Il manager, di fronte ai ripetuti rifiuti di Paperino, passa successivamente alle maniere forti, rapendo il fuoriclasse. In una prigione nascosta tra le montagne, Paperino conosce Angelino, un gigantesco omone che dovrebbe fare da controllore al campione, ma che poi ne diventerà il migliore amico nonché compagno di squadra durante il tour mondiale dei Piedi lunghi, che caratterizza la seconda parte dell'avventura.
Come scritto sulla scheda I.N.D.U.C.K.S. della storia, questa è ispirata ad alcune avventure a tema calcistico del fumettista argentino Luis Destuet, dove tra l'altro ha anche esordito proprio il personaggio di Angelino, in particolare in Paperino cannoniere atomico. Le sue apparizioni proseguono con La valanga umana e con Paperino calciatore, quest'ultima pubblicata sui numeri 9-13 di Topolino, ripubblicati in copia anastatica con la serie dei volumi dedicati a Floyd Gottfredson. E' in quell'occasione che ho letto la storia di Destuet, notando le sovrapposizioni nel soggetto e nella trama con l'avventura di Dalmasso e Rota.
E' fuor di dubbio che l'avventura italiana risulti meno ingenua e più articolata, ma di fatto si può parlare di una sorta di... cover di quella argentina!
In questo periodo di mondiali di calcio, riscoprire queste tre storie sarebbe indubbiamente una bella esperienza, in grado di riscoprire il senso del calcio come gioco e come sport piuttosto che come business. Ed è bello, comunque, che almeno una di queste tre abbia trovato spazio in una pubblicazione come i Grandi Classici Disney.

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