- Sciocchezze! - riprese Gregory, che era assai ragionatore quando qualcun altro tentasse dei paradossi - Perché mai tutti gli impiegati e gl'inservienti dei treni appaiono così tristi e annoiati, proprio tanto tristi e annoiati? Ve lo dirò io. E' perché sanno che il treno va dove deve andare. E' perché sanno che, per qualsiasi luogo abbiano preso il biglietto, ci arriveranno proprio; è perché, dopo aver passato Slone Square, sanno che la stazione successiva dovrà essere Victoria e niente altro che Victoria. Oh! come sarebbero invece pazzi di rapimento, oh, come avrebbero gli occhi splendenti al pari di stelle e l'anima ancora una volta nell'Eden, se, nella stazione successiva essi si trovassero inaspettatamente a Baker Street!
- Voi, piuttosto, siete antipoetico! - ribatté il poeta Syme. - Se quel che dite degli impiegati è vero, è perché essi sanno soltanto essere prosaici come la vostra poesia. La cosa rara, strana, sta appunto nel raggiungere la meta; la cosa ordinaria e ovvia sta invece nel mancarla. Noi consideriamo come alcunché di epico che un uomo con una freccia rude colpisca un uccello distante. E non è pure epico che un uomo, con una rozza macchina, colpisca una stazione distante? Il caos è insulso, perché nel caos il treno potrebbe andare dovechessia, a Baker Street come a Bagdad. Ma l'uomo è un mago, e tutta la sua magia sta in questo, ch'egli dice Victoria, ed eccolo proprio a Victoria. No, no. Prendete pure i vostri libri di pura poesia e prosa; lasciate invece ch'io legga un orario delle ferrovie, con lacrime d'orgoglio. Tenete il vostro Byron, che celebra le disfatte dell'uomo; datemi invece Bradshaw(1), che ne commemora le vittorie. Datemi Bradshaw, dico!
(1) E' il noto orario ferroviario delle grandi linee europee.
(da L'uomo che fu Giovedì, di G.K.Chesterton, ed.Bompiani)
Stomachion
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mercoledì 12 marzo 2008
martedì 4 marzo 2008
La poetica
Sono le cose che vanno a dovere le poetiche! La nostra digestione, per esempio, che procede sacrosantamente e silenziosamente bene, ecco il fondamento di tutta la poesia. Sì, la cosa più poetica, più poetica dei fiori, più poetica delle stelle, la cosa più poetica del mondo è il non essere ammalato.
(Gabriele Syme da L'uomo che fu Giovedì, ed.Bompiani)
(Gabriele Syme da L'uomo che fu Giovedì, ed.Bompiani)
lunedì 3 marzo 2008
L'uomo che fu Giovedì
Il grande Gilbert K. Chesterton, un po' come oggi il nostro Stefano Benni, ha uno stile pungente, scorrevole e umoristico, pronto a criticare i poteri forti e i costumi della sua nazione. Non sfugge da ciò nemmeno L'uomo che fu Giovedì, che racconta di come un poeta, Gabriele Syme, entra nel consiglio europeo degli anarchici, infiltrandosi come poliziotto nel consiglio.
Di fatto l'intero romanzo è una sintesi perfetta di un romanzo d'avventura, una spy story, una discussione politica sull'anarchia (un'anarchia nel libro così ben organizzata che è anarchia solo perché parla di bombe ed attentati), che si conclude con un finale imprevisto in tutti i sensi. Non solo: Chesterton riesce a costruire una sorta di commedia degli errori divertente, dissacrante e umoristica. Un piccolo capolavoro che non può mandare nella libreria di nessuno.
Buona lettura...
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