Sempre nel 1634 comparve una nuova edizione dell'Orlando Furioso dell'Ariosto (tradotto da Sir John Harington), nella quale il cavaliere inglese Astolfo è trasportato sulla Luna nel Carro di fuoco di Elia,e colà trova tutte le cose perdute sulla terra, incluso il senno dell'eroe. John Milton fu sufficientemente impessionato da questo passaggio da citarlo nel suo pamphlet del 1641, Of Reformation. Un lettore del tardo XVII secolo si riferirebbe a questo episodio come "una delle più piacevoli follie in tutto l'Ariosto".
(da Early Modern Space Travel and the English Man in the Moon di David Cressy)

il parlar de l’apostolo quel giorno.
Ma poi che ’l sol s’ebbe nel mar rinchiuso,
e sopra lor levò la luna il corno,
un carro apparecchiòsi, ch’era ad uso
d’andar scorrendo per quei cieli intorno:
quel già ne le montagne di Giudea
da’ mortali occhi Elia levato avea.
Quattro destrier via più che fiamma rossi
al giogo il santo evangelista aggiunse;
e poi che con Astolfo rassettossi,
e prese il freno, inverso il ciel li punse.
Ruotando il carro, per l’aria levossi,
e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse;
che ’l vecchio fe’ miracolosamente,
che, mentre lo passar, non era ardente.
Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
Veggon per la più parte esser quel loco
come un acciar che non ha macchia alcuna;
e lo trovano uguale, o minor poco
di ciò ch’in questo globo si raguna,
in questo ultimo globo de la terra,
mettendo il mar che la circonda e serra.